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Somma Vesuviana, la biblioteca civica R. Arfé del I Circolo Didattico tra storia e organizzazione

Sin dalla fine dell’Ottocento le civiche biblioteche di Somma Vesuviana hanno sempre promosso e diffuso la conoscenza delle lettere e delle scienze.

Prima del 1880 il Municipio di Somma Vesuviana non aveva una sede propria adibita a biblioteca: numerose opere librarie di diversi autori come Angelo Brofferio, Pietro Colletta e Georges Luis Buffon giacevano polverose da anni in un archivio adibito anche a biblioteca. Già agli inizi del 1869 una circolare prefettizia rendeva esplicita alle autonomie locali la volontà di conservare i beni librari se queste ne avessero fatta richiesta e si fossero impegnate a istituire una biblioteca civica. In tal modo il Prefetto concesse all’Amministrazione cittadina guidata dal Sindaco Luigi Passarelli, la possibilità di custodire sul proprio territorio tutti i libri appartenenti alla libreria del soppresso monastero di Santa Maria del Pozzo (1866). Tale libreria poteva rimanere a Somma solo ad alcune condizioni: 1) di tenerli sempre a comune beneficio; 2) di porre la novella Biblioteca in luogo adatto e decente; 3) da stanziarsi nel Bilancio Comunale, a cominciare dall’anno in corso almeno lire 200 per l’incremento della Biblioteca suddetta. Il Consiglio Comunale, inteso il rapporto del Sindaco e considerando l’enorme vantaggio che poteva arrecare al paese, deliberò di accettare la cessione dei suddetti libri con patti e condizioni espressi dal Prefetto. Il 24 aprile 1869 fu emanato, ufficialmente, il decreto di devoluzione dei libri appartenuti alla biblioteca del convento francescano in favore del Municipio. Tuttavia nel 1876, ben sette anni dopo l’emanazione del decreto, l’Amministrazione stava ancora cercando di provvedere all’impianto di una sala pubblica, in cui collocare quei volumi rimasti ancora incustoditi. Il Sindaco Gonzaga Cirella, stavolta, in una nota inviata al Signor Prefetto di Napoli riferì che, a causa del disastro delle acque caustiche che avevano distrutto l’intero raccolto dell’anno, aveva dovuto restituire non piccole somme di centesimi addizionali ai contadini. Per ragioni d’economia, quindi, l’Amministrazione non aveva potuto ultimare perfettamente tutte le procedure per l’apertura al pubblico della biblioteca. La soluzione arrivò definitivamente nell’adunanza consiliare del 28 novembre 1880: il Sindaco dell’epoca, Crescenzo Romano, invitò i signori consiglieri a valutare la proposta di impiantare in una o più stanze della Casa Municipale una biblioteca popolare nella quale depositare i migliori libri in possesso del Municipio. Il Consiglio accettò tale meritevole proposta e deliberò le spese necessarie per l’impianto, prelevando da un appropriato articolo stanziato in bilancio. L’Amministrazione, organizzato un regolamento interno, stabilì che i libri da collocare nella novella biblioteca dovevano essere scelti da un’apposita commissione da nominarsi dal Consiglio e composta da cinque membri oltre il Sindaco. Per l’occasione furono votati e scelti i seguenti consiglieri: Francesco Auriemma, Luigi Romano, Michele Feola fu Raffaele, Errico Giova e Aniello Romano.  Custodia, ordinamento e manutenzione dei libri furono affidati a un bibliotecario, di nomina consiliare, che dipendeva dalla Commissione e dalla Giunta. Con delibera consiliare del 18 maggio 1882 fu nominato, primo bibliotecario con tredici voti a favore, il Canonico Michele Feola (1815-1889) fu Ignazio. Le delibere successive non ci confermano se i numerosi libri appartenuti ai Francescani finirono sotto la custodia del valente bibliotecario Feola.

Certo è che la prima vera Biblioteca della nostra storica Somma Vesuviana, è da ricercarsi nella concorde volontà e nella fattiva ed instancabile opera della classe magistrale di Somma. Nel 1914 il prof. Gaetano Angrisani, vecchio ed operoso educatore del nostro popolo, presiedeva la sezione magistrale dell’Unione Magistrale Nazionale. Ad Angrisani facevano degna corona giovanissimi insegnanti animati da un ideale fede di beni: Maddalena Maffezzoli, Raffaele Arfé, Olimpia Casolaro, Matilde Darley, Maria Raia, Olimpia Feola, Elvira Savino e l’anziano Natale Pellegrino. Dopo ben 40 anni di insegnamento, Gaetano Angrisani abbandonò il lavoro di docente e di direttore didattico per le malandate condizioni fisiche. La sua pesante eredità fu raccolta dal prof. Raffaele Arfè, che subito si ispirò all’ operato del suo predecessore. All’epoca il valente maestro, sfollato di guerra, venne a conoscenza dell’esistenza degli antichi scaffali settecenteschi con l’importante fondo appartenuto ai Francescani in possesso del Comune. Iniziò una sua dolente via crucis per convincere l’Amministrazione cittadina a donare il cospicuo patrimonio alla biblioteca della scuola. La via crucis si concluse con il munifico dono del Comune. Così il 2 novembre 1921, alla presenza del Regio Provveditore agli Studi di Napoli, con l’intervento di quasi tutti gli ispettori scolastici della Provincia, di tutte le autorità cittadine, del numeroso corpo insegnante e dei migliori e più colti cittadini, fu inaugurata la biblioteca popolare di Somma Vesuviana per iniziativa dell’Unione Magistrale Nazionale e del Comune. Una biblioteca, che per doveroso ricordo di coloro che la fondarono, si intitolò Biblioteca Popolare e Magistrale dell’ U.M.N. Giosuè Carducci, con l’adesione alla Federazione delle Biblioteche Popolari di Milano. Lo Statuto fu pubblicato nel 1924 dalla Tipografia degli Orfanelli di San Giuseppe Vesuviano. Il locale della biblioteca, per deliberazione comunale, fu la stanza a destra dell’entrata dell’edificio scolastico in via Roma, ma potevano sorgere sezioni ovunque secondo la necessità. Lo scopo principale era di diffondere la cultura e la conoscenza del libro, esercitando una vasta propaganda culturale in aiuto di tutti coloro che volevano istruirsi. Composto da 684 volumi, pubblicati dal 1480 al 1797 nelle principali città italiane ed europee, il fondo antico vanta autori come Canger, Carlino, Pace, Longo, Salviani e Stigliola. Il testo più antico è un incunabolo del 1480. Vi sono poi anche 138 Cinquecentine.

Sessantotto anni dopo, nel 1980, la direttrice Elisabetta Pace, assumendo la direzione del I Circolo Didattico, notò in quelle fredde stanze la presenza di quel immenso patrimonio librario, cui non faceva riscontro alcun documento che chiarisse la provenienza e il contenuto culturale dei volumi. La neo direttrice si attivò subito, affidando l’inventariazione ai giovani della legge 285/80 messi a disposizione dall’Amministrazione De Siervo. Tale lavoro, indispensabile per una prima conoscenza, fu svolto da Edoardo Savarese, Aurelio Cerciello, Stella Cimmino e dalla compianta Albina Savarese. Terminato l’inventario nel 1985, la Direttrice chiese alla Regine Campania di perorare un finanziamento da destinare al restauro dei volumi e alla pubblicazione di un catalogo. All’epoca l’avv. Gerardo Marotta, Presidente dell’Istituto Italiano per gli studi Filosofici, considerata la rilevanza storico/culturale dei beni, si dichiarò disposto a provvedere – a nome e per conto dell’ Istituto – alla catalogazione e alla successiva pubblicazione. Consegnatari della Biblioteca, nel tempo, restavano comunque i direttori didattici del Circolo e un comitato formato da docenti in servizio e in pensione, cittadini di Somma Vesuviana i quali avevano dichiarato disponibilità. Presidente onorario di tal comitato fu il Senatore Gaetano Arfè. Si costituì, così, la Biblioteca Raffaele Arfè, che continuò l’opera meritoria della vecchia Biblioteca dell’ Unione Magistrale, restando ancora oggi il fiore all’occhiello del nostro paese ed una chiara dimostrazione di una alimentata passione culturale dei nostri avi.

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