Home Memoria e Presenza Somma Vesuviana, l’ Archivio storico cittadino ricorda gli eroi della Grande Guerra

Somma Vesuviana, l’ Archivio storico cittadino ricorda gli eroi della Grande Guerra

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Quest’anno, 4 novembre,  ricorre il centenario della fine della Grande Guerra. La città di Somma Vesuviana diede il suo contributo con circa tremila combattenti, centosessantatre morti e ottanta mutilati.

   Con la prima guerra mondiale, infatti, il mondo intero fu letteralmente sconvolto, in misura fino allora sconosciute.  Il 28 luglio 1914, data in cui l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, segnò l’inizio di una guerra diversa da tutte le altre antecedenti; si trattò di una guerra totale, che coinvolse quasi tutta l’Europa e gli Stati Uniti anche a livello economico, amministrativo e politico. Allo scoppio l’Italia assunse una posizione di neutralità, ma il 24 maggio 1915 anch’essa dichiarò guerra all’Austria, schierandosi a fianco dell’Inghilterra, della Francia e della Russia. Le prime battaglie in cui fu coinvolto l’esercito italiano ebbero un esito disastroso: nei territori del Carso i soldati italiani subirono quattro cruente disfatte (Battaglie dell’Isonzo). La rotta di Caporetto testimoniò la disorganizzazione, l’incapacità strategica e la mancanza di compattezza delle truppe italiane. L’arrivo del generale Armando Diaz e l’introduzione d’incentivi per i soldati dettero nuova linfa all’esercito, che, dopo aver resistito con successo agli attacchi degli Austriaci, riuscì a sconfiggerli definitivamente a Vittorio Veneto il 24 ottobre 1918.  L’Austria firmò l’armistizio il 4 novembre 1918 e la Germania sette giorni più tardi. La grande guerra era finita, ma si lasciava una pesante eredità di distruzioni economiche, di conflitti sociali e di tensioni politiche.

  Lo storico sommese Alberto Angrisani (1878 – 1953), nella cronologia dei più importanti avvenimenti accaduti a Somma, pubblicata nella sua opera Brevi notizie storiche e demografiche intorno alla Città di Somma Vesuviana, con riferimento all’anno 1920, scriveva: Somma ha dato alla grande guerra circa tremila combattenti, centosessantadue morti, ottanta mutilati.  Nel 2013 l’Archivio storico cittadino, grazie al prof. Parisi Domenico del Centro Studi, entrò in possesso di un’informazione, non meglio precisata, che riguardava un nostro concittadino caduto nella Grande Guerra e completamente ignoto ai ricercatori di storia locale. La notizia riferiva l’esistenza di alcuni fascicoli (Documenti staccati – Guerra mondiale coll. B 85 n.2, n.3), custoditi nell’Archivio storico del Museo del Risorgimento Italiano di Roma, in cui erano contenute notizie inedite riguardanti  il caduto Domenico Di Palma, che inspiegabilmente non era censito nell’albo d’oro della Città di Somma Vesuviana. Si trattava, quindi, del 163 militare deceduto in una guerra.

   Centosessantatre eroi che, prima del decesso, provarono la fame, il freddo, le malattie, le ferite, le mutilazioni, la prigionia e il dolore nelle trincee, sui campi di battaglia e sotto le tende degli ospedali da campo: giovani, nella stragrande maggioranza figli di umili contadini, morti indossando la divisa dell’esercito italiano nei luoghi più vari e sperduti d’Italia e d’Europa. Soldati deceduti non solo durante il conflitto, ma anche negli anni successivi per cause ufficialmente ricondotte alla guerra. Di ogni militare, grazie allo scrivente e al Tenente della Guardia della Finanza Dott. Antonio Auriemma, è stata compilata una descrizione con cognome e nome, paternità e maternità, grado, reggimento di appartenenza, data di nascita e di morte, causa e luogo di morte e riconoscimenti militari. (http://www.comune.sommavesuviana.na.it/somma/static/download11/archivio_caduti_1.pdf).

   Non sono state recuperate foto in paese. Per quanto concerne l’anno di nascita dei caduti, il primato spettava alla leva del 1891: i più anziani erano due militari del 1876, mentre tra i giovanissimi spiccavano due soldati della classe di leva 1899. Tra le decorazioni al valor militare ricordiamo: una medaglia d’argento accordata alla memoria del soldato Antonio Di Marzo e due medaglie di bronzo in memoria dei soldati Felice Di Palma e Gaetano Di Palma. Il più alto grado spettava ai sottotenenti Antonino Angrisani e Ernesto Pantaleo, seguiti dai sergenti Luigi Secondulfo e Pietro Secondulfo, i caporal maggiori Pasquale Annunziata e Vincenzo Brunelli e infine i caporali Giuseppe Di Mauro e Vincenzo De Falco.

Con l’affondamento della nave Leonardo Da Vinci a Taranto il 2 agosto 1916, in seguito ad esplosione, iniziò anche la guerra di mare dove perirono 203 uomini tra cui il concittadino Francesco Celestino di Luigi, secondo capo cannoniere C.R.E.M.  Più tardi, il 15 febbraio 1917, la cattiva sorte toccò il piroscafo Minas,  stavolta con cinque concittadini dichiarati scomparsi: Antonio Di Lorenzo di Giuseppe Alfonso, Domenico Fragliasso di Giorgio, Francesco Indolfi di Raffaele, Gabriele Francesco Romano di Francesco e Gennaro Sommese di Tommaso.  Il piroscafo Minas era una nave passeggeri costruita nel 1891 al cantiere Ansaldo di Genova. Alloggiava 60 passeggeri di prima classe e 900 di terza. Scoppiata la guerra, venne requisita dalla Regia Marina per essere adibita al trasporto truppe. Durante quel viaggio, da Taranto a Salonicco, il 15 febbraio 1917 il piroscafo fu affondato nei pressi di Capo Mapatan nel Mare Egeo con due siluri lanciati dal sommergibile tedesco U39 al comando del Capitano Walter Forstmann. Nel naufragio perirono 870 persone. Il Minas, oltre alle truppe, armi e munizioni, da notizie non confermate ufficialmente, sembra che trasportasse 25 cassette di lingotti d’oro. Seguì, infine, l’affondamento del piroscafo Verona, avvenuto nel Porto di Messina l’11 maggio 1918, con la morte di Giuseppe Annunziata di Michele, Pietro De Falco di Giovanni Antonio, Vito Di Falco di Giovanni e Pasquale Guercia di Alfonso.

Insomma la guerra modificò profondamente la vita quotidiana della società con tante mamme che piangevano i loro figli al fronte e altre, invece, vedove di guerra, costrette ad assumersi la responsabilità della famiglia.  Il 4 novembre del 1918 si chiudeva finalmente una delle pagine più cruente della storia dell’umanità. Diciassette anni dopo, il 30 giugno del 1935, Sua Altezza Reale, il Principe di Piemonte Umberto di Savoia, rendeva omaggio ai 162 martiri di quella orrenda guerra, inaugurando nella vasta e bella piazza Vittorio Emanuele III un monumento eretto alla loro memoria.