Ciccillo o’ salepepe è stato un principe di ironia. Aveva un incedere buffo, ma armonico nel complesso. Sulle labbra portava stampato quel sorriso sornione che generalmente a Somma chiamiamo “o pizzo a’ riso”. Non si faceva problema della sua indole scenica che utilizzava magistralmente nella vita e nelle frequenti apparizioni nei teatri , mentre imbracciava la tammorra.
Ciccillo se ne è andato così. In questo periodo incerto, quasi un tempo sospeso, mentre l’autunno cincischia e fa un passo avanti e due indietro. Eppure Ciccillo o’ salepepe era un uomo che ha fatto della sicurezza e della stabilità una ragione di vita. Sapeva fare di tutto. Maneggiava con maestria il tornio, la saldatrice, gli strumenti elettrici. Guidava l’auto con compostezza ed attenzione ed in campagna era un maestro. Aveva un rapporto privilegiato con i pomodori. Qualche tempo fa è riuscito a realizzare fuori dal garage un vero campo di frutti odorosi e lisci con il pizzo, usando bidoni, cannucce e fil di ferro. Un capolavoro di arte agricola con mezzi di fortuna e fai da te. Era ingegnoso Ciccillo. Tutti noi amici eravamo soliti riservargli gli incarichi più delicati. Ciccillo aveva, inoltre, una grande forza comica. Si era fatto le ossa nella ‘Cantata dei pastori’, interpretando il ruolo di Sarchiapone. Insieme a Michele ‘e zeza’, famoso capocomico, hanno costituito un duo irresistibile, una specie di Tognazzi e Vianello ante litteram. Il talento di o’ salepepe, però, è andato oltre. Ciccillo cantava e suonava la tammorra con un piglio magistrale e si è esibito sui palchi di tutto il mondo. E’ stato due volte negli Usa ed ha cantato e suonato all’Olympia di Parigi, a Lisbona ed in altre città d’Europa. Ogni volta era un successo. Quando ritornava a casa aggiungeva le foto alla galleria dei ricordi e poi continuava la sua vita con aria bonaria. Un tempo importante della sua esistenza Ciccillo lo ha dedicato all’aiuto dei più deboli e dei portatori di handicap. Quando parlava dei suoi amici del gruppo volontari disabili che accompagnava in giro con il bus e poi li portava a casa quasi gli luccicavano gli occhi. Si rallegrava anche se il suo volto diventava improvvisamente serio. Molti ricordano ancora con commozione le recite e gli spettacoli coordinati da Ciccillo per gli amici del Gruppo disabili. Eventi indimenticabili, conservati nei pensieri e nei ricordi di tante persone. Non si può neanche scordare l’impegno politico che Ciccillo ha profuso nell’Arci e nel Partito comunista. Sempre in prima linea. Sempre con la schiena dritta a combattere le storture del sistema. Ciccillo è stato il primo presidente dell’Arci. Quando è stato nominato era seduto su una poltrona a casa mia e neanche toccava i piedi a terra. Lo chiamavo scherzosamente ‘O Negùs’ per quel colorito strano che lo faceva assomigliare ad un principe dell’Abissinia. Quante risate. Quante litigate e che soddisfazioni ci siamo tolti. Adesso intorno c’è il silenzio. Prima di Ciccillo sono andati via anche: Vincenzo Maiello, Nicola Polise, Felice D’Avino, il maestro Raia, Giovanni Di Matteo, Pasquale Morisco, Giovanni Coffarelli, mio cugino Gaetano Molaro solo per ricordare alcuni componenti dell’ARCI. È stata un’epoca importante e mi rammarico perché molti non se ne sono accorti.
Di Ciccillo rimane un documento ed una testimonianza importantissima che voglio ricordare.
Nel libro “Una storia di paese” scritto per festeggiare i 40 anni dell’ARCI SOMMA ,che sono riuscito a recuperare prima che qualcuno lo buttasse, c’è un testo di Ciccio Salierno in occasione della sua prima visita negli Usa negli anni Settanta. Inoltre nel libro è riportato, con dovizia di particolari, lo schema ed il posizionamento delle strutture usate nella Festa delle Lucerne nei diversi vicoli del Casamale. Questo lavoro importantissimo è stato fatto dal professor Arcangelo Rianna , da Ciccillo con l’aiuto della figlia Imma.
Le copie del libro sono nelle mani sicure di Fabio Cocifoglia nella sede del Torchio e sono disponibili.







