Conclusa ieri, con l’assoluzione dell’ex primo cittadino di Sant’Anastasia, la vicenda che lo vide denunciato per diffamazione da ex agenti della polizia municipale che il giudice ha condannato al pagamento delle spese processuali. Ad assistere Esposito, l’avvocato Antonio Abete.
Era il 21 aprile del 2011 e l’allora sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito, nel corso di un incontro tenutosi nell’aula consiliare di palazzo Siano alzò – come spesso capitava – la voce. Si trattava di un evento in prossimità della Pasqua al quale, oltre ai dipendenti comunali, era stata invitata anche la stampa con l’intento di fare il punto su quanto si era messo in cantiere in poco più di un anno di governo. Ebbene, ormai da mesi (o meglio da più di un anno) prima di quel giorno, si erano susseguite le proteste (anche i sit –in, proteste dinanzi alla Prefettura e uno sciopero della fame) di ex agenti della polizia municipale o meglio dei «vigilini» come si era soliti definirli che, avendo lavorato 36 mesi per l’ente e poi successivamente per periodi non continuativi, rivendicavano il diritto alla precedenza per nuove assunzioni. Qualche giorno prima gli stessi ex vigilini (Giovanni Pascariello, Blandisio De Marinis, Giuseppe Minieri, Salvatore Raia e Felice Nasti) avevano preso parte alle prove propedeutiche alla formazione della graduatoria dalla quale il Comune avrebbe poi attinto agenti motociclisti da cooptare nell’organico del comando vigili urbani ma, per protesta contro quella che consideravano un’anomalia, invalidarono loro stessi le prove segnando sui fogli una croce. L’allora sindaco non perse l’occasione per dire la sua (i vigilini non erano presenti) e dai microfoni dell’aula consiliare esternò il suo pensiero sulla vicenda, sostenendo che avrebbe fatto un avviso pubblico in maniera da far partecipare tutti «quelli fatti fuori quando loro avevano partecipato e vinto in modo sbagliato e quando gli è stata concessa la proroga» e giurando che non li avrebbe assunti, «né ora, né mai», il tutto in un discorso più ampio e «colorito» nel corso del quale non risparmiò loro parole dure.
Gli ex vigilini, in possesso di una videoripresa dell’incontro al quale erano presenti assessori, giornalisti e dipendenti e denunciarono il sindaco per diffamazione (art.595 cp), sentendosi offesi nella reputazione e nella loro onorabilità. Si rivolsero, tutti, all’avvocato Maurizio Sica, mentre l’allora primo cittadino scelse, per la sua difesa, l’avvocato Antonio Abete.
La prima udienza risale al 27 ottobre 2014 e fu rinviata per una serie di eccezioni avanzate da Abete, in seguito ci sono stati altri due rinvii e finalmente due udienze nelle quali il giudice ha ascoltato gli ex agenti di polizia municipale che, nelle more, si sono anche costituiti parte civile. Per le discussioni, il giudice aveva rinviato l’udienza a ieri, martedì 24 settembre quando, in virtù della memoria difensiva presentata dall’avvocato Abete, ha assolto Carmine Esposito – dopo circa cinque anni di processo – «perché il fatto non sussiste», condannando i querelanti al pagamento delle spese processuali.



