Il popolo della Terra dei Fuochi aspetta col fiato sospeso la decisione dei giudici. Domattina, giovedi, il tribunale di Sorveglianza di Napoli deciderà infatti se rispedire o meno in carcere i fratelli Pellini, i Re Mida acerrani dello smaltimento dei rifiuti tossici, condannati due anni fa in via definitiva a 7 anni per disastro ambientale aggravato in provincia di Napoli. I Pellini devono ancora scontare un residuo di pena di circa tre anni ma l’anno scorso ha destato scalpore e anche tanta rabbia la loro scarcerazione avvenuta “in sordina”, dopo appena 10 mesi di reclusione. In quell’occasione la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli ha dato il via libera alla sospensione della carcerazione per effetto dell’indulto e della custodia cautelare, che hanno fatto scendere la pena detentiva sotto i 4 anni. Diminuzione che ha automaticamente consentito la sospensione della carcerazione in attesa della valutazione da parte del tribunale di Sorveglianza dell’istanza di una pena alternativa al carcere avanzata dai legali di Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo ex sottufficiale dei carabinieri del nucleo informativo di Napoli. La scarcerazione ha mandato su tutte le furie il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna. “Umilia i cittadini e incoraggia certi comportamenti”, le parole del prelato nell’omelia pasquale del 2018. Domani dunque il giudice di Sorveglianza dovrà prendere una decisione importante. C’è tensione. In base a un orientamento consolidato il tribunale di Sorveglianza di Napoli tende a comminare una pena residua alternativa al carcere (generalmente ai servizi sociali) in caso di “riparazione avvenuta del danno arrecato”. “Ma i Pellini – sostiene l’ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, accusatore dei tre inquinatori condannati – hanno arrecato un disastro ambientale permanente, che quindi non è possibile riparare. E poi già riteniamo ingiusta la reclusione a soli 7 anni per cui non vogliamo che domani si commetta un’ennesima ingiustizia”. Ieri è intervenuto con un’interrogazione parlamentare, al Guardasigilli Alfonso Bonafede, l’onorevole Antonio Del Monaco (M5S), componente della commissione bicamerale antimafia. “Concedere il beneficio anche della pena alternativa sarebbe un chiaro segnale negativo della giustizia verso i cittadini – ha detto il deputato – ovviamente nessuna sentenza potrà ridare la vita ai bambini e il sorriso alle loro famiglie“. Nel frattempo è in corso la procedura per la confisca definitiva del tesoro dei Pellini da 222 milioni di euro. In primo grado il patrimonio è stato confiscato. Ma ora c’è il secondo grado.
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