
Risarcimento che tuteli l’immagine dell’ente, destinazione della somma – più o meno simbolica – al fondo politiche sociali: finisce così la storia iniziata a settembre 2014 in una delle sedute più accese dell’assise pubblica di Sant’Anastasia.
«Fascista, uomo di m…». Era il 30 settembre 2014 quando nell’aula consiliare di Palazzo Siano, in un’assise pubblica dove si stava per votare il bilancio preventivo e il piano triennale delle opere pubbliche, volarono insulti pesanti. Ad urlare epiteti un professionista, parente di un candidato sindaco sconfitto pochi mesi prima, che era – fino a qualche istante prima della bagarre – seduto tranquillamente tra il pubblico presente in consiglio. Gli insulti erano diretti al consigliere di maggioranza Alfonso Di Fraia che, nel corso del suo intervento, faceva riferimento a talune esternazioni pubbliche del suddetto candidato sindaco e attuale collega consigliere benché sui banchi di minoranza. Agli insulti, il consigliere di maggioranza reagisce minacciando querela, l’aula si «scalda». Il presidente del consiglio comunale, Mario Gifuni, invita il cittadino che aveva pronunciato gli insulti a lasciare l’aula, e ne incassa qualcuno anche lui. Dopo quella seduta, sia Di Fraia che Gifuni hanno sporto denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale – tale è infatti un consigliere comunale nell’esercizio delle sue funzioni – ma la questione si è recentemente risolta con una «riparazione» che ha estinto il reato. Duecento euro di risarcimento, soldi che andranno a rimpolpare le casse delle politiche sociali del Comune di Sant’Anastasia – come riparazione al danno d’immagine – e tante scuse affinché la denuncia fosse ritirata. Così è stato. «Sono contento delle scuse – commenta Di Fraia- non è importante siano solo duecento euro che ho voluto comunque fossero destinati agli uffici delle politiche sociali, a me interessava unicamente recuperare un rapporto di rispetto, nei miei confronti e dell’intero consiglio comunale».



