Un litigio degenerato ai limiti del parapiglia tra un impiegato con mansioni direttive e due operai, uno dei quali delegato sindacale, ha spinto l’altro giorno il consiglio di fabbrica a proclamare lo stato di agitazione e la rottura dei rapporti con l’azienda nel più grande impianto aeronautico del Mezzogiorno, lo stabilimento Leonardo di Pomigliano. Intanto, a prima vista, questa decisione dei sindacati potrebbe apparire come una reazione sproporzionata rispetto all’episodio da cui ha avuto origine. Proclamare lo stato di agitazione e la rottura dei rapporti con il colosso nazionale dell’aviazione per una banale lite sul posto di lavoro, peraltro consumata da pochissimi dei circa 3mila addetti del gigantesco impianto, sembra infatti davvero un qualcosa di clamoroso, di assolutamente ingiustificato. Insomma, lo screzio tra colleghi e la successiva rivendicazione sindacale posano su due piatti della bilancia troppo asimmetrici. E invece, stando al comunicato affisso nella bacheca della fabbrica da tutte le organizzazioni di categoria presenti nello stabilimento, il litigio da cui è scaturita l’azione collettiva delle rsu sarebbe stato nient’altro che la classica goccia in grado di far traboccare un gigantesco vaso zeppo di problemi. Nel documento il consiglio di stabilimento accusa addirittura l’azienda d’incapacità manageriale. « Incapacità – specificano le rsu – che in molte occasioni ha spinto i lavoratori a effettuare operazioni forzate e viziate da condizioni non in linea con il processo produttivo ». In sostanza è accaduto che nel reparto in cui è avvenuto il litigio, l’area in cui si producono pezzi importanti destinati al grande velivolo commerciale Boeing 767, un capo officina ha chiesto a un operaio di effettuare una lavorazione. L’operaio però avrebbe fatto rilevare – così si scrive nel comunicato – che quella lavorazione era soggetta a una preventiva valutazione tecnica e che quindi l’ordine impartito non poteva essere eseguito. A quel punto ne è nato un primo screzio. Sul posto è quindi accorso un operaio e delegato sindacale. « Ma lo “pseudo responsabile” – si aggiunge nello sferzante messaggio delle rsu – ha spostato le provocazioni contro il delegato con atteggiamento provocatorio e anti sindacale spingendosi a comportamenti violenti sotto l’aspetto verbale e fisico ». I sindacati hanno fatto notare che questo episodio si è consumato proprio nel reparto delle produzioni 767, dove la Boeing ha rilevato difetti nella realizzazione dei timoni di coda degli aeroplani e dove per questo motivo c’è tensione, anche per la presenza in fabbrica di una commissione, composta tra gli altri da ingegneri inviati dalla multinazionale americana, che sta mettendo sotto esame i processi produttivi. A ogni modo Leonardo, a proposito dell’episodio contestato, replica sostenendo che « si tratta di una normale dialettica lavorativa tipica di contesti produttivi caratterizzati da obiettivi sfidanti ». Ed è palpabile la sensazione che la sfida a Pomigliano sia quella di garantire la sopravvivenza stessa del sito. A ottobre, quando è emersa la notizia che la Boeing aveva “commissariato” Pomigliano a causa dei difetti riscontrati nei timoni di coda destinati alla costruzione dei jet americani, l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo, ha fatto notare ai sindacati che l’impianto ha problemi di qualità del prodotto. E poco prima l’ad aveva anche scritto una lettera a tutti i lavoratori del gruppo esortandoli « a lavorare con passione ». Sullo sfondo intanto si stagliano dubbi circa il futuro produttivo a medio termine delle aerostrutture Atr.



