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Sant’Anastasia, il presidente dell’assise Mario Gifuni: «Mi auguro che per il 2017 si costruisca una vera comunità».

Mario Gifuni

L’assenza di cinque consiglieri di opposizione (Coccia, Maiello, Capuano, Annarita De Simone e Antonio De Simone) all’ultima seduta di assemblea pubblica del 2016 era stata annunciata poche ore prima dell’assise con una nota indirizzata a Gifuni, al sindaco e al segretario generale. Molte le critiche mosse proprio alla presidenza nella missiva firmata dai cinque (leggi qui). Critiche alle quali Gifuni ha voluto replicare, cogliendo anche l’occasione non solo per augurare un anno migliore agli anastasiani ma per fare, inoltre, un piccolo bilancio dell’esperienza amministrativa.

Presidente, i consiglieri del Pd, di Forza Italia, del Psi, non erano in assise ieri, come annunciato. In quella seduta avete approvato solo debiti fuori bilancio e quel che in pratica contestano a te – tra l’altro – è di effettuare le convocazioni in ritardo, al limite del regolamento. Non dando così agli eletti la possibilità di adempiere come si deve al proprio ruolo. È a questo che vuoi replicare?

«A questo e non solo. Comincio col dire che mi preme attestare la produttività del consiglio comunale che, quest’anno, si è riunito per tredici volte, approvando ottantacinque delibere e votando settantasette debiti fuori bilancio, alcuni dovuti per sentenza, altri con i quali abbiamo finalmente pagato imprese che avevano lavorato negli anni precedenti».

Ecco, i debiti fuori bilancio. Nella lettera dei consiglieri di opposizione si contesta appunto che ne eravate già a conoscenza e vi si taccia, dunque, di incapacità amministrativa oltre che di gestione non consona del consiglio comunale.

«Non voglio entrare nel merito degli atti, non compete a me. Ma rivendico il fatto che le convocazioni siano effettuate nei tempi e nei modi dovuti. I debiti devono essere certificati dai funzionari, avere il visto contabile ed essere sottoposti all’attenzione dei revisori dei conti. Solo da quel momento l’atto diviene ufficiale e dunque possono partire le convocazioni».

Questo mi è chiaro, credo che lo sia anche ai consiglieri. Però i debiti erano noti, perché mai arrivare al 30 dicembre con la seconda convocazione prevista per il 31?

«Tutti i Comuni d’Italia, Roma compresa, hanno avuto difficoltà in questi giorni per l’approvazione dei debiti fuori bilancio. I revisori dei conti hanno preso tempo per le dovute verifiche, per l’istruttoria, per comprendere dove fosse l’utilità, dove l’arricchimento per l’ente rispetto ad ogni debito. Si sono chiesti, ovviamente, perché fossero stati fatti debiti, parliamo dell’amministrazione precedente, per rifare un’aiuola o un marciapiede. Va precisato infatti che quasi tutti i debiti risalgono a quel periodo, eccetto uno dell’ammontare di 52mila euro della gestione attuale e giustificabile con la necessità di mettere in sicurezza le scuole. Questo è comprensibile: un debito fuori bilancio si può capire per una voragine su una strada, per una verifica sugli edifici scolastici dopo i fatti di Amatrice, non per la sistemazione di una rotonda che dovrebbe rientrare nella manutenzione ordinaria».

Parlando della amministrazione precedente, anche tu eri in maggioranza, da consigliere comunale. Così come il ruolo che ricopri oggi era dell’attuale sindaco. Come votavi, all’epoca, in merito ai debiti fuori bilancio?

«Non li votavo. Oggi invece, da presidente del consiglio comunale, sento più forte la responsabilità. Le imprese che hanno lavorato vanno pagate e non si può scaricare tutto sui funzionari. La politica non è immune, sapeva che si stava rifacendo un’aiuola o un marciapiede. Parliamoci chiaramente, se non avessimo approvato ieri questi debiti, l’importo sarebbe andato a rimpinguare l’avanzo primario che oggi ammonta a 7 milioni di euro. Avanzo che viene costituito man mano con le somme non impegnate nell’anno corrente».

Ci torniamo, su questo punto. Quel che vorrei capire è se ritieni di aver adempiuto ai tuoi doveri con coscienza e rigetti quindi le accuse dell’opposizione.

«Assolutamente sì, non stanno in piedi. Ci sono percorsi obbligati. Quando gli atti sono definiti, ossia hanno il parere dei revisori dei conti, allora – e solo allora – io posso convocare i capigruppo e, infine, il consiglio comunale».

Torniamo all’avanzo primario, ossia alla differenza in positivo tra le entrate e le uscite per semplificare. Hai parlato di 7 milioni, è tanto.

«È troppo. Quasi una vergogna. Mi spiego meglio: se nel bilancio di previsione metto centomila euro da spendere per il verde pubblico, poi devo impegnare con determinazioni tutti i soldi perché, se ne avanzano, vuol dire che non ho lavorato bene. Invece questo paese sembra pullulare di geni della finanza pubblica, di scienziati, ma non voglio entrare in polemica con nessuno, non è questo il mio ruolo. Devo solo far capire che esistono percorsi obbligati da rispettare, io lo faccio».

Nel documento firmato da cinque consiglieri di minoranza si dice anche che in consiglio comunale è difficile si discuta di problematiche serie, importanti per i cittadini.

«A me sembra che pagare le imprese che hanno lavorato sia una cosa seria. Ripeto, se non avessimo approvato ieri quei debiti fuori bilancio, i 65mila euro totali sarebbero andati nell’avanzo primario e le imprese non sarebbero state pagate. Avremmo dovuto aspettare il nuovo bilancio di previsione, scusate se è poco liquidare chi ha lavorato dopo ben tre anni».

Tu sei stato molto critico, nel corso di questi anni, con la tua maggioranza. Faresti un bilancio di questa esperienza, ad oggi, dal punto di vista della parte politica in cui ti riconosci?

«Sono critico perché ve n’è bisogno. Con il pensiero unico non si va da nessuna parte. In un’amministrazione non devono esserci zone grigie è vero, ma è legittimo distinguere tra bianco e nero. Io vedo entrambi. So bene, per esempio, che l’amministrazione in carica non riesce a comunicare o comunque lo fa male. Se chi ci ha preceduto sapeva valorizzare anche uno starnuto, oggi anche le cose più importanti passano sotto silenzio perché non c’è chi sappia comunicarle all’esterno».

Pensi si tratti solo di questo? Di una difficoltà di comunicazione?

«Il percorso di un sindaco è come un anno scolastico. Bisogna arrivare alla fine per capire se si è promossi o bocciati».

Qual è, a tuo parere, la cosa migliore fatta dal 2014 ad oggi?

«Aver capito finalmente le linee del piano urbanistico comunale. Aver compreso, diciamo così, il pensiero che sta “dietro” il Puc».

Si è molto in ritardo, mi pare.

«È vero, siamo in ritardo. Ma abbiamo già pagato il 90 per cento dei costi totali del piano, compresi i 48mila euro per i Pip e 20mila per i progettisti. Per poi capire, dopo aver ascoltato, che il Puc così com’è oggi è uguale al piano regolatore degli anni ‘90».

Spiegati meglio, detta così sembra si siano spesi tutti questi soldi per nulla…

«In una riunione con i progettisti, premettendo che di urbanistica ne capisco poco, ho fatto una domanda banale, questa: “Se sono un imprenditore e ho mille metri di terreno edificabile, posso fare un intervento diretto?”.  La risposta è stata “no”. Perché questo piano è stato pensato come un’unica macchia di verde da zonizzare di volta in volta. Questo vuol dire, in parole povere, che un imprenditore dovrebbe ricorrere a chi sta redigendo il Puc, andare dalla politica… aspettare poi che la cosa passi in consiglio comunale. Non è così che si fa. Per le attività produttive non esistono gli stessi vincoli dell’edilizia privata e abitativa, noi vogliamo solo che un cittadino libero, il quale possiede un terreno, possa realizzarvi – se vuole – la sua attività. Chi voglia edificare non deve aver bisogno di venire da me o dal politico di turno. L’imprenditore deve fare il suo mestiere, l’amministratore deve pensare alle necessità dei cittadini e i funzionari devono fare il loro lavoro e basta. Non è pensabile che un imprenditore, magari con un progetto immediatamente attuabile, possa o debba aspettare i tempi della politica».

E quindi? Ci vorranno un altro paio d’anni?

«No, ci vorranno tre mesi. Diciamo a marzo 2017».

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno. Cosa vorresti per Sant’Anastasia nei mesi a venire?

«Mi auguro che i giovani si distinguano dalle vecchie generazioni, che producano nell’interesse della collettività, che sui provvedimenti seri di cui il paese ha bisogno ci sia coesione, posto che comprendo come l’opposizione lavori per essere domani forza di governo. Ma sui bisogni di Sant’Anastasia occorre essere uniti».

Sai che in tanti dicono che tu ti stia preparando per la candidatura a sindaco nel 2019?

«Non ci penso nemmeno, per il momento. E poi sarebbe troppo dispendioso».

La prossima seduta di consiglio comunale?

«Nel mese di gennaio, anche perché, per la nuova armonizzazione contabile, occorre che il bilancio di previsione sia approvato entro il 28 febbraio».

Sai che ben mille comuni in Italia vietano totalmente i botti di capodanno, ovviamente quelli illegali ma anche tutti gli altri? Tu come festeggerai?

«Senza botti, né grossi né piccoli. Non mi sono mai piaciuti, nemmeno da bambino. È un modo stupido di festeggiare, a casa nostra mia moglie mette su la musica altissima da mezzanotte in poi, per tenere i cani calmi. Credo che anche a Sant’Anastasia si potrebbe festeggiare il capodanno in piazza, per le strade, tutti insieme. Con musica e lanterne, senza pericoli. Ci si dovrà pensare».

Un ultimo augurio per gli anastasiani?

«Auguro a tutti un buon anno prospero. Vorrei che tutti i cittadini fossero liberi dal bisogno, che ragionino con la propria testa, dimostrando buon senso, e si rendano conto di chi veramente ama questo paese».

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