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Sant’Anastasia, il debutto dell’associazione «Fare Futuro»: dal recupero delle masserie alla lotta dura contro la Gori.

Luigi Corcione
Luigi Corcione

Il segretario Lugi Corcione: «Da domani ci sostituiremo di fatto al Parco Nazionale del Vesuvio, carrozzone che non assolve al suo compito principale, quello di tutelare i nostri prodotti, dall’albicocca alla catalanesca».

Il sindaco, la giunta quasi al completo, qualche consigliere comunale, un po’ di esponenti dell’opposizione, qualcuno degli ex assessori e consiglieri della passata amministrazione, un debutto che presta il proscenio ad una autodifesa politica del sindaco in carica, idee e progetti che non badano al «colore» ma, come ha precisato il neo segretario Luigi Corcione, alla tutela e allo sviluppo del territorio. Un saluto del presidente Antonio Marino, il microfono al sindaco Abete e, infine, per le conclusioni e la presentazione della neonata associazione politica, a Corcione che innanzitutto ringrazia le forze politiche presenti e poi affronta i temi che caratterizzeranno nei mesi a venire la linea di Fare Futuro.

«Abbiamo per esempio una nostra linea in merito alla Zona Rossa per il rischio Vesuvio – dice il segretario – un tema riguardo al quale non si può non dare atto alla scorsa amministrazione che grazie ad una battaglia degli anni passati è riuscita a stimolare il dibattito sull’approvazione dei condoni ’85 e ’94. Noi crediamo che da domattina si debba iniziare una battaglia per riaprire i termini dei condoni del 2003. Intanto però siamo convinti che l’edilizia, il cemento, non sia l’unica soluzione per incentivare lo sviluppo economico del territorio e, a questo proposito, ci siamo chiesti se il terremoto dell’Irpinia – di cui abbiamo recentemente celebrato l’anniversario a novembre, dopo 35 anni, commemorandone i morti – se le tragedie di Quindici e Sarno, se la più recente alluvione a Benevento, si potevano evitare. Da qui una nostra posizione precisa: sì alle battaglie per i condoni, no al cemento come unica strada perché sarebbe un vicolo cieco, perché in Campania è stato pericoloso collante tra malapolitica e devastazione».

Non solo edilizia, dunque e la parola d’ordine per Fare Futuro è riconversione. «Riconversione delle risorse naturali – continua Corcione  – sviluppo del terzo settore, del comparto turistico – ricettivo, dell’agro alimentare che è a pezzi e che, a Sant’Anastasia, è  in ginocchio. Chi non costruisce una casa a Sant’Anastasia sceglie di non farlo per motivi precisi: non solo per vincoli bensì perché non ha lavoro e dunque va altrove. Ora, il problema principale è garantire qui tutte le opportunità che altri luoghi offrono, creare risorse e lavoro».

Così Corcione, puntando ad uno sviluppo che esuli dall’edilizia, recupera un vecchio progetto del 2002 firmato dall’architetto Gelsomina Maiello. «Riguarda la catalogazione delle masserie anastasiane – spiega – che sono una ventina e tutte bellissime, spettacolari anche dal punto di vista storico e architettonico. Questi luoghi potrebbero offrire spazi alle risorse lavorative nel comparto turistico – ricettivo e nostra intenzione è lavorare perché siano riqualificate e riaperte al pubbliche. Sognando agriturismi, maneggi e bed & breakfast alle falde del Monte Somma. Ne guadagnerebbe tutto l’hinterland e in merito bisognerà insistere sul connubio pubblico/privato sul quale ha scommesso la passata amministrazione come sta continuando a farlo quella attuale. Per noi, infatti, la concessione di spazi pubblici alle aziende private – nel caso delle masserie sarebbe più che altro da privato a privato – è il volano di una sana coesione Ente/soggetti imprenditoriali».

Altro filone sul quale si candida a lavorare d’ora in poi Fare Futuro è quello dell’agro – alimentare. «Pubblico e privato – continua Corcione – devono necessariamente contribuire al rilancio di nostri prodotti che stanno perdendo piede e valore, primi tra tutti le albicocche e la catalanesca. Lavoreremo sin da subito affinché sia scongiurata e sconfessata la voce che da un po’ circola, ossia quella che i nostri contadini starebbero pensando di seminare i campi a noci americane, più rassicuranti da un punto di vista del raccolto, in luogo delle albicocche. Da domani busseremo perciò alle loro porte, facendo capire loro come sia importante riunirsi in cooperative di sviluppo e produttive e lo stesso faremo con i concessionari del mercato ortofrutticolo».

«Ci sostituiremo in pratica – annuncia Corcione – al Parco Nazionale del Vesuvio, un ente buono solo a creare vincoli che dimentica però il suo ruolo: tutelare i nostri prodotti e promuoverne lo sviluppo».

Poi, la dichiarazione di guerra alla Gori Spa.  «Da domani porteremo avanti nelle piazze una lotta incondizionata alla Gori che ha gli stessi beceri meccanismi di un carrozzone politico e di serbatoio elettorale e noi crediamo che le nuove generazioni politiche debbano necessariamente farsi carico di tali nefandezze nei confronti di una struttura che negli anni non ha fatto altro che favorire alcuni personaggi a discapito dei cittadini».

«Siamo disponibili ad ogni confronto pubblico – dice inoltre il segretario di Fare Futuro – da oggi Sant’Anastasia avrà una voce politica in più e, per quel che mi riguarda, preferisco soprassedere sulla situazione locale, preferisco far parlare i fatti – ed è quel che faremo –  giacché le beghe personali in questo momento non fanno certo onore».

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