L’ex assessore all’Ambiente, in una lettera in redazione, replica ad alcune dichiarazioni rilasciate dal consigliere Capuano su questioni legate alla giunta di Mario Romano.
Gentile Direttore de ilmediano.it,
ho da poco letto l’intervista «Un caffè con…Carmine Capuano» e desidero precisare alcuni punti che riguardano le motivazioni che Capuano attribuisce alla rottura del gruppo dei socialisti con l’amministrazione guidata da Mario Romano nel periodo 1995-1997.
Nell’intervista Capuano spiega che il motivo di quella scelta nacque con un problema di fertirrigazione legato all’allevamento dei suini. La stessa giornalista che conduce l’intervista, di fronte a questa motivazione, si mostra perplessa e con velata ironia insiste chiedendo “Cosa c’entrano i concimi?”, tanto bizzarra ed inaspettata appare questa argomentazione. Il motivo per cui intervengo non è quello di ricordare al Sig. Capuano come sono andati fatti che lui conosce molto bene e proprio per questo si appella a futili e inesatti episodi. Scrivo, invece, perché chi più di tutti avrebbe certamente voluto replicare a questo distorto modo di riportare i fatti, oggi non c’è più. Mi sembra doveroso, quindi, onorare la sua memoria cercando di ristabilire un briciolo di verità.
Scrivo anche perché ho partecipato attivamente a quella esperienza politica in qualità di assessore all’ambiente e ricordo molto bene le motivazioni politiche che portarono all’epilogo di quella esperienza, inclusi i dettagli sulla fertirrigazione. Cominciamo proprio dalla fertirrigazione per chiarire questo aspetto tecnico citato in modo vago e pretestuoso da Capuano. In quegli anni, era molto sentito il problema degli allevamenti suini per i miasmi che essi producevano. L’allevamento più numeroso era proprio quello dell’ex sindaco Augusto Amodio. La proposta di usare i liquami dell’allevamento, opportunamente fatti decantare in apposite vasche, non venne mai presa in considerazione dalla nostra amministrazione.
Ci stava a cuore invece risolvere con metodi moderni il problema, ovvero eliminare i cattivi odori e, al tempo stesso, salvaguardare l’attività di un’azienda importante per l’economia del paese. Lo sguardo venne rivolto all’Emilia-Romagna, una regione dove centinaia di aziende suine coesistono con i centri abitati con un impatto ambientale modesto. Ci mettemmo quindi in contatto con professionisti di quella regione che trattavano questo problema mediante specifici enzimi capaci di trasformare le molecole alla base del cattivo odore (ammoniaca, ad esempio). Venne così organizzato un convegno con questi esperti dove furono invitati tutti gli operatori del settore. L’incontro si tenne nella sala consiliare, era un sabato mattina e a casa dovrei ancora avere la locandina dell’incontro.
La partecipazione dei “politici” fu scarsa ma c’erano sia Capuano che Pone seduti da spettatori nell’ultima fila. Non dissero alcuna parola. Questi i fatti. Purtroppo non ci fu seguito a quel seme gettato in quel convegno perché l’amministrazione decadde poco dopo, ma non per colpa della fertirrigazione. I motivi non furono nemmeno un avvicinamento di Mario al movimento dei focolarini, come sempre riporta Capuano nella sua intervista senza spiegarne i contorni e le ricadute politiche. Anche la fuoruscita di Carmine Esposito e Rosanna Giordano, che indebolì da subito la maggioranza, viene citata da Capuano lasciando intendere una responsabilità di Mario. E’ utile allora anche per questo punto ricordare come nacquero queste due fuoruscite dalla maggioranza.
La fuoruscita di Rosanna Giordano fu principalmente legata ad una diversa visione sull’edilizia scolastica (almeno io ricordo questo). Il progetto originario di realizzare una nuova struttura per l’Istituto Pacioli nella zona adiacente all’ufficio postale di via Primicerio decadde con l’avvento dei vincoli paesaggistici. La nostra amministrazione colse al volo l’opportunità offerta dalla Provincia di finanziare la realizzazione di edifici scolastici a partire da edifici dismessi. La scelta cadde sull’ex fabbrica Costa anche per la posizione strategica nei pressi della stazione della circumvesuviana che consentiva di mettere a disposizione quella struttura ad un bacino allargato di studenti provenienti da comuni limitrofi.
Pensammo di fare una cosa positiva dando agli studenti di quell’istituto, che alloggiavano in edifici assai precari, una collocazione dignitosa seppur non ideale. Gli spazi a disposizione non consentirono di ricavare tutte le aule che necessitavano al Pacioli e, questa scelta, evidentemente, non venne condivisa dal consigliere Giordano. La storia di Carmine Esposito (dr. in cardiologia) fu invece diversa. Carmine era un consigliere attentissimo, forse l’unico che leggeva la documentazione che arrivava in consiglio comunale. Carmine era però prigioniero di uno spirito ipercritico che lo portò presto a non riuscire a coniugare la realtà politica con le sue esasperate critiche. Dopo anni ho avuto modo di chiarirmi con franchezza con Carmine con un atteggiamento di reciproca autocritica.
Veniamo invece al ruolo avuto dai socialisti nell’amministrazione Romano e, in particolare, al ruolo di Carmine Capuano. I due Carmine (Capuano e Pone) ebbero sempre un atteggiamento guardingo, come di chi non aspettava altro che le cose andassero male per porre fine a quella esperienza politica-amministrativa che, tra le tante difficoltà, macinava molte iniziative e assai apprezzate dai cittadini. Penso che scalpitassero perché, uno più dell’altro, bramavano per essere il prossimo sindaco di S. Anastasia. La questione edilizia fu però oggettivamente la questione centrale intorno alla quale si avvitò quell’esperienza politica. C’erano forti spinte per una ripresa degli insediamenti abitativi (in molti casi organizzate da cooperative) e Capuano era certamente uno di quei sostenitori. Ci fu addirittura una manifestazione con un corteo fatto da cooperatori e professionisti (cosa unica nella storia di S. Anastasia) che invocavano la ripresa edilizia.
La posizione della nostra amministrazione fu trasparente e lineare. Queste le motivazioni delle nostre perplessità.
La prima. I dati ISTAT riguardanti lo sviluppo demografico di S. Anastasia evidenziavamo che la nostra comunità aveva raggiunto oramai una saturazione del suo fabbisogno di vani abitativi. Quindi non esistevano le condizioni per nuove abitazioni.
La seconda. Il nostro territorio è a ridosso di uno dei vulcani più pericolosi al mondo intorno al quale decenni di scempi edilizi hanno prodotto una disordinata conurbazione, tra le più elevate d’Europa. Non volevamo che anche S. Anastasia si riducesse come Portici o Torre del Greco, aggravando il rischio Vesuvio. Su questo punto avevamo visto bene alla luce della Legge 21/2003 che anni dopo istituì la cosiddetta zona rossa. Questa legge, nonostante tutti i suoi limiti (primo tra questi la mancanza di un Piano Strategico Operativo che ristorasse i limiti imposti) ha però rappresentato un baluardo per mitigare l’erosione del territorio dovuto all’abusivismo, quest’ultimo supportato dalle nefaste politiche dei condoni.
La terza motivazione nasceva dal nostro progetto di sviluppo della città. Eravamo convinti che il Vesuvio non fosse soltanto un vulcano pericoloso ma anche una risorsa naturalistica eccezionale con potenzialità enormi per il turismo e per una agricoltura di qualità. Non a caso, proprio in quegli anni, venne creato il Parco Nazionale del Vesuvio, purtroppo mai decollato proprio per la miopia dei politici che non hanno voluto e saputo guardare nel Parco la chiave per disegnare uno sviluppo eco-sostenibile durevole del territorio. Le politiche di sviluppo edilizio, di recente evocate dall’ex-sindaco Carmine Esposito, provocano invece fiammate di benessere temporaneo ma non garantiscono alcun futuro.
Queste diverse e profonde differenze ci separavano dalla visione di altre componenti politiche di quella maggioranza. Nessuno vuole fare il panegirico dell’amministrazione Romano che come tutte le espressioni dell’attività umana fu caratterizzata da slanci di idealità ma anche da tanti errori. La coerenza (non la caparbietà) fu uno dei punti di qualità di quella esperienza politica. A Mario sarebbe bastato poco per rimanere in sella cedendo su alcune questioni, come appunto quella edilizia o aprendo il mercato delle poltrone degli assessorati. Anche dopo anni dalla fine di quella esperienza mi sono confrontato tante volte con Mario su questo punto e, almeno su questo, non ci sono mai venuti scrupoli per aver sbagliato, anzi eravamo orgogliosi per non aver ceduto.
Vorrei concludere questa mia riflessione tornando ad un passaggio dell’intervista di Capuano quando, sempre rifacendosi all’esperienza politica di Mario Romano, egli stesso ricorda che i socialisti erano percepiti come degli “appestati”. Poiché una simile sensazione nei suoi confronti è emersa anche nell’ultima campagna elettorale comunale dove il centrosinistra ha, con fermezza, lasciato fuori il partito socialista, Capuano dovrebbe anche chiedersi il perché di questo ostracismo nei suoi confronti.
Il motivo è il modo con cui Capuano concepisce la politica e le modalità con cui raccoglie i suoi consensi. Il suo trasformismo per gestire il potere lo porta ad acrobatiche giravolte dove lui stesso cade in palesi contraddizioni. Un esempio? Alcuni anni fa ci fu un incontro politico nella sala consiliare in cui si discuteva dell’atteggiamento dei socialisti (che erano ufficialmente all’opposizione) nei confronti dell’allora Sindaco Carmine Esposito. Ricordo perfettamente che Capuano, per giustificare il suo appoggio a quella amministrazione, si inerpicò dicendo che la stella polare dei socialisti era sempre stata quella di garantire prima di tutto un governo alla città perché (sue testuali parole) “meglio una cattiva amministrazione che un commissario prefettizio”.
A quell’incontro non era consentito intervenire ma alla fine mi avvicinai per fargli notare la palese contraddizione di essere stato proprio lui ad aver fatto cadere un’amministrazione “amica” per mettere la città nelle mani di un commissario. Oggi, dalla lettura che Capuano ci dà di quegli anni, capiamo che tutto ciò avvenne per dei puzzolenti concimi. Peccato che Capuano, politico navigato, non abbia tentato, almeno per questa volta, di volare alto.
Antonio Sasso
ex-assessore all’Ambiente Comune di Sant’Anastasia



