Immagini raccapriccianti dei due maremmani di proprietà dei pastori ambientalisti Cannavacciuolo, simboli della lotta all’ecomafia.
Si chiamavano “Sergente” e “Belle”, rispettivamente di 7 anni e di 1 anno e mezzo, erano due splendidi esemplari maschi di “maremmani”, di proprietà della famiglia dei pastori-ambientalisti di Acerra, i Cannavacciuolo, personaggi simbolo della lotta ai mali della Terra dei Fuochi. Sergente e Belle sono stati uccisi con il veleno, il 2 novembre scorso, stando alla diagnosi del veterinario, che conferma l’ipotesi dell’avvelenamento. I “maremmani” dei Cannavacciuolo ( il giovane Alessandro, 27 anni, è un noto e agguerrito ecologista della zona ) hanno sporto denuncia contro ignoti, alla polizia. Sul posto, una proprietà recintata nella campagna di Acerra, in via Ciminiera, località Pagliarone, si sono recati gli agenti del commissariato locale. Non sono state trovate tracce di veleno sul terreno per cui si pensa che la sostanza mortale sia stata data agli animali da qualcuno, forse mescolata a qualche boccone di carne. Da tempo i Cannavacciuolo lì, nel recinto di contrada Pagliarone, non avevano più le loro pecore, tremila capi abbattuti nel 2008 per la presenza di diossina nel sangue. Fu un caso clamoroso, che ha poi spinto la famiglia di allevatori a ingaggiare una battaglia contro l’ecomafia. I loro cani si trovavano nel recinto di proprietà della stessa famiglia di pastori, che hanno una passione cinofila. Di Sergente e Belle si prendeva cura tutti i giorni un fratello di Alessandro, Franco. Intanto per Alessandro Cannavacciuolo questa è stata l’ennesima minaccia indirizzata a lui e a tutta la sua famiglia. Il giovane ambientalista ha anche messo su Facebook una foto molto eloquente: “Io ci metto la faccia: uccidete anche me”, la scritta sul cartello impugnato dall’attivista della Terra dei Fuochi. La sequenza della minacce denunciate alle forze dell’ordine dai Cannavacciuolo è lunga. Per motivi di spazio se ne può citare solo qualcuna. Febbraio 2006: ignoti uccidono a colpi di lupara alcune pecore del loro gregge. Alcuni capi vengono ritrovati con le teste mozzate. Aprile 2008: un camion sperona la macchina con all’interno Mario e Alessandro Cannavacciuolo, padre e figlio. L’auto esce fuori strada, piomba in un canale. I due finiscono in ospedale. Nessuna traccia del camion. Dicembre 2008: i Cannavacciuolo denunciano altre minacce e un tentato investimento. Luglio-agosto 2011, messaggi anonimi e telefonate al cellulare di Alessandro: “Ancora uno e sei morto”, “Ti metto il ……. in bocca”. 30 settembre 2012: le saracinesche del negozio della famiglia Cannavacciuolo vengono imbrattate e bloccate, di notte, con della colla speciale, rossa. Solo con l’aiuto del fabbro sarà possibile riaprire l’esercizio commerciale, inaugurato dopo l’abbattimento del gregge. Agosto 2013: l’auto di Mario Cannavacciuolo viene manomessa, proprio nei pressi del recinto di contrada Pagliarone. I soliti ignoti hanno riempito il tubo di scappamento con del materiale filamentoso. Febbraio 2014: Alessandro trova un proiettile sull’uscio del negozio. Tutti fatti inquietanti per altrettante denunce depositate presso i presidi territoriali della polizia e dell’arma dei carabinieri. Che non sono mai riusciti a venirne a capo.






