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L’ “incontro”, che si è tenuto domenica 6 dicembre, è stato organizzato anche per premiare Carmine Cimmino, vincitore della seconda edizione del concorso letterario di racconti noir “L’orto in nero”. Significativi gli interventi di  Nello Trocchia e di Enzo Tosti che con la padrona di casa, Miriam Corongiu”, ha scritto “Cercate l’antica madre”. L’intervento di Gianluca Di Matola e la motivazione del premio assegnato a Cimmino.

 

Domenica mattina nella sede dell’”Orto conviviale” Miriam Corongiu e Vincenzo  Marciano hanno organizzato un interessante “incontro” tra un pubblico attento e motivato e protagonisti importanti della battaglia per l’ambiente. C’era Enzo Tosti, che con Miriam Corongiu ha scritto “Cercate l’antica madre”, sulle storie di straordinaria resistenza nelle terre dei fuochi d’Italia. E’ un libro importante, perché svela e documenta una  verità che molti ignorano o fingono di ignorare: l’inquinamento sistematico dell’ambiente non è un dramma solo della Campania, ma coinvolge quasi tutte le regioni italiane, e costituisce ormai il problema più serio per il nostro sistema sociale, perché investe la salute dei cittadini, l’economia, il presente e il futuro delle comunità, e costringe le istituzioni dello Stato a confrontarsi con meccanismi e strumenti radicalmente nuovi  costruiti dalla criminalità organizzata e con gli alleati che l’affare ha procurato ai clan  negli ordini professionali, nella politica e nella burocrazia. E c’era anche  Nello Trocchia, il giornalista che combatte con coraggio la sua  battaglia per smascherare i criminali noti e quelli occulti, che sono più pericolosi dei noti, che  hanno fatto dell’inquinamento dell’ambiente e dello smaltimento illegale – illegale in modo folle- dei rifiuti un affare  che da ogni punto di vista possiamo considerare mostruoso.  Nello Trocchia ha parlato del suo ultimo libro,  “I Casamonica”,  un drammatico viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma. Potremmo dire che la parola chiave degli “interventi” di chi ha preso la parola domenica mattina è proprio “parallelo”: anche nell’affare dei rifiuti funziona quel malefico connubio che è stato descritto da Isaia Sales anche nel libro più recente: “Storia dell’Italia corrotta”: c’è il clan “ufficiale” e già noto e etichettato, e ci sono, nell’ombra, gli insospettabili, avvocati, ingegneri, politici, funzionari, che in molti casi hanno in mano le redini del gioco e, in qualche caso, citato da Nello Trocchia, vengono “ingaggiati” dalle istituzioni  come consulenti per combattere contro “l’affare” di cui essi stessi sono promotori e conduttori.  Sono i misteri dell’Italia, che però oggi non sorprendono più nessuno.  Vogliamo ricordare che Nello Trocchia è coautore di un libro allo stesso tempo epico e tragico, dedicato alla storia di Roberto Mancini, il poliziotto che scoprì la “terra dei fuochi” e dai veleni di questa “terra” fu ucciso.

L’ “incontro” , che è stato coordinato da una splendida conduttrice, la giornalista Maria Teresa Perrotta (vedi foto in appendice), prevedeva anche la premiazione di Carmine Cimmino, che con il racconto “Le erbe salutari del Vesuvio” ha vinto la seconda edizione del  concorso letterario per racconti noir “L’orto in nero”..Il concorso è stato ideato da Miriam Corongiu  e da Gianluca Di Matola per stringere in un vincolo forte la battaglia per la tutela dell’ambiente e la letteratura: è un’idea certamente  interessante, perché, come ha detto Di Matola, mira a fare di quella tutela  una struttura permanente del nostro sistema culturale, e, soprattutto, una categoria del nostro intelletto.  Di Matola ha scritto libri importanti, in cui il genere “noir” si caratterizza con l’originalità di analisi psicologiche che trasformano i casi particolari in “momenti” di storia sociale, grazie anche a una prosa capace di diventare “pittura”.  E tutto questo verrà certamente confermato dal suo nuovo romanzo, “Luce”. Nel racconto di Carmine Cimmino, che pubblicheremo tra non molto sul nostro giornale,  i “giurati” Di Matola e Miriam Corongiu  hanno  colto la raffinatezza della scrittura e la capacità dell’autore di giocare con le parole “dimostrando una grande maestria”: Cimmino  ha fatto un rapido riferimento alle battaglie che  per tutto l’Ottocento i Vesuviani ingaggiarono contro i “canapari” che inquinavano, con le balle di canapa messe all’ammollo,  le pubbliche cisterne e, dunque, l’acqua quotidianamente usata da chi non possedeva pozzi.  Gli inquinatori non venivano fermati dalle autorità, che spesso erano conniventi: però a Ottajano, nel 1887, li bloccò un “ gammorista”, la cui sorella era stata uccisa, durante una delle molte epidemie di “febbri tifoidee”, da una febbre causata, secondo i medici, dalla corruzione dell’acqua pubblica.  Talvolta la cultura Vesuviana – ha detto Carmine Cimmino –  gioca  il suo “teatro” intorno allo schema del paradosso: e in questo schema rientra anche il Vesuvio, che spesso è giudice terribile dei delinquenti, e li punisce con i suoi misteriosi poteri.

Un “incontro” ricco di spunti, di temi interessanti, di proposte che non possono essere trascurate: il nostro giornale seguirà con grande attenzione l’attività dell’” Orto conviviale”.