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Arlistico, un tempo boss emergente del clan che imperava a Pollena Trocchia, è stato assolto in appello per l’omicidio di Vittorio Mollo, cutoliano legato alla Nco. L’uomo, che di fatto era anche il vero bersaglio dei killer della piccola Valentina Terracciano uccisa nel 2000, è assistito dagli avvocati Rosario Arienzo e Fabio Marfella.

 

È stato assolto dalla terza sezione della corte d’Assise di appello di Napoli, Domenico Arlistico, un tempo esponente apicale del clan Arlistico – Terracciano, operante all’epoca tra Pollena Trocchia, Cercola e Massa di Somma. Era lui il vero bersaglio della raffica di proiettili che nel novembre del 2000 uccise la piccola Valentina Terracciano a Pollena Trocchia. Fu un regolamento di conti tra camorristi con obiettivo il fratellastro di Arlistico, Fausto Terracciano, per mandare un messaggio di morte. Una vendetta trasversale. Ma quella mattina Fausto aveva in braccio la nipotina Valentina, due anni appena, raggiunta da una fatale pallottola alla testa.  I killer di quel commando armato furono giustiziati dalla stessa camorra, chi riuscì a scampare alla morte divenne collaboratore di giustizia. Ma prima ancora del 2000, Arlistico era un boss emergente e negli anni successivi, per dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha affrontato, tra gli altri, il processo per l’omicidio di Vittorio Mollo avvenuto a marzo del 1986, giustiziato con un fucile a pompa calibro 12. Mollo era affiliato alla Nco di Cutolo e si riteneva che la sua uccisione fosse legata alla contrapposizione con la Nuova Famiglia che tentava di conquistare la supremazia del territorio di Pollena Trocchia. Il pubblico ministero chiese, per Arlistico, la condanna all’ergastolo, era il 2013. Nel frattempo il clan è stato decimato e, dopo aver scontato la detenzione a Teramo per altri reati, Arlistico è tornato a Pollena Trocchia. Ai primi di ottobre, la terza sezione della corte d’assise d’appello ha disposto una nuova istruttoria dibattimentale e sono stati ascoltati i collaboratori di giustizia Antonio Riccardi, boss storico di Pollena Trocchia,e  Claudio Romano che di Arlistico erano principali accusatori. La richiesta di condanna del pm era di 22 anni, ma il tribunale si è pronunciato assolvendo l’imputato difeso dagli avvocati Rosario Arienzo e Fabio Marfella. La tesi della difesa, poi accolta dalla corte, si incentrava, oltre che sulla genericità delle accuse di Romano, principalmente sull’astio di Riccardi nei confronti di Arlistico, un odio profondo che secondo i legali sarebbe stato riferibile proprio al fatto che lo si ritenesse «responsabile» della morte della piccola Valentina. Nella relazione della Dia per il secondo semestre 2018, si afferma che i comuni di Pollena Trocchia e Massa di Somma sarebbero ancora sotto l’influenza del clan Arlistico – Terracciano, una «citazione» che i legali di Arlistico hanno duramente stigmatizzato con una nota, affermandoche dal 2001 ad oggi non c’è alcun nessun procedimento a carico di Arlistico che definiscono «lontano dai circuiti devianti e dedito da anni a lecita attività lavorativa». Anche alcuni dei suoi fratellastri Terracciano hanno scelto di iniziare una nuova vita lontano dal vesuviano.