Richiesta di ripristino delle condizioni salariali ante dicembre 2012. Respinta subito dalla società di nettezza urbana.
Si profila di nuovo la bufera nel settore dei rifiuti a Pomigliano. Ed è ancora una volta la Enam, la società per azioni controllata dal comune, a costituire motivo di preoccupazione. I sindacati dell’azienda di via Nazionale della Puglie hanno infatti annunciato assemblee e agitazioni che potrebbero limitare il servizio già a partire dalla prossima settimana. Motivo: c’è malumore tra gli operatori ecologici, che pretendono stipendi più alti dopo il taglio salariale messo a segno con l’accordo sindacale del 27 dicembre del 2012. ” Chiediamo il ripristino delle condizioni economiche precedenti alla stipula dell’accordo di tre anni fa “, la richiesta ufficiale inoltrata all’azienda di nettezza urbana dalle organizzazioni sindacali di categoria. Accordo che è scaduto nel dicembre scorso e che quindi ha spinto i sindacati a rivendicare i salari di una volta, quelli tagliati dopo l’intesa del 2012 a causa di una situazione economica molto difficile per le casse della Enam, finita in un concordato concesso dal tribunale di Nola. L’azienda nel frattempo ha risposto picche ai sindacati. ” Gli impegni scaturiti dalla procedura concordataria in corso – scrive la Enam – non consentono ulteriori esborsi economici, che risulterebbero assolutamente insostenibili “. La Enam anzi rilancia facendo chiaramente capire che potrebbe profilarsi un altro esubero strutturale, dopo quello di tre anni fa revocato con l’accordo per il taglio dei salari di 17 impiegati e di tutta una serie di spettanze per i circa 90 operatori ecologici. La Enam infatti scrive della necessità di “interventi di carattere strutturale che consentano di fare fronte con serenità a tutti gli impegni “. C’è un macigno caduto su tutta la situazione proprio negli ultimi giorni. L’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente, ha fatto chiudere il sito di trasferenza dei rifiuti di Pomigliano. Una chiusura determinata dal fatto che l’impianto non è norma. Ieri gli esponenti locali del Movimento Cinque Stelle hanno filmato con un drone il sito appena fatto chiudere, proprio mentre si è levato un piccolo incendio dall’argine stradale dell’impianto. ” le condizioni igieniche del centro di trasferenza – scrivono i pentastellati – hanno causato la chiusura dell’intera struttura. Il comune intanto ha speso tanti altri soldi per cose meno urgenti e questa situazione è praticamente crollata addosso a tutta la cittadinanza “. Non si sa come possa andare a finire tutta questa partita. I sindacati intanto non hanno chiesto un altro incontro con l’azienda, dopo quello che ha determinato una sostanziale rottura il 27 gennaio scorso. Del resto la richiesta di ripristinare le precedenti condizioni contrattuali e salariali è il frutto di una tensione palpabile tra le maestranze della società di nettezza urbana. Un’azienda flagellata negli ultimi cinque anni da contrapposizioni molto forti che hanno portato a scioperi a oltranza con conseguenze molto brutte per la città della fabbriche, spesso finita sotto una coltre di rifiuti, non raccolti per intere settimane dagli operatori ecologici. E ora si aggiunge a tutta questa situazione anche lo spettro di altri tagli. Ulteriori licenziamenti che la stessa azienda ritiene possibili. Azienda che finora ha licenziato per motivi economici, nel novembre del 2014, un solo lavoratore, un impiegato che ha pagato da solo lo scotto di una situazione molto più grande di lui.



