Ma il sindaco di Castello di Cisterna replica: “Ci costituiremo alla prossima udienza”.
La vicenda dell’arresto di Antonietta Ischero fa tornare lo spettro di una storia terribile, quella che coinvolge il fratello della donna accusata di spaccio, Mario Ischero, 49 anni, arrestato il 27 ottobre scorso con l’accusa di essere il basista della rapina durante la quale trova la morte, la sera del 29 agosto precedente, Anatolij Korol, l’immigrato ucraino, sposato e padre di due figlie, ammazzato nemmeno quarantenne a colpi di pistola in un piccolo supermercato di Castello di Cisterna. Anatolij viene ucciso brutalmente da due rapinatori, i fratellastri Gianluca Ianuale, 20 anni, e Marco Di Lorenzo, 32 anni, entrambi figli dello stesso boss di camorra, Vincenzo Ianuale, in carcere da tempo, ma avuti da due madri diverse. Quella maledetta sera del 29 agosto Anatolij tenta di sventare la rapina tra le casse del supermercato ingaggiando un lungo corpo a corpo con i due fratellastri rapinatori, che però si liberano di lui sparando due colpi, uno dei quali trafigge a morte il cuore dell’immigrato. A ogni modo i carabinieri di Castello di Cisterna il 5 settembre, quindi dopo appena una settimana di ricerche asfissianti, scovano Inauale e Di Lorenzo in una casa al mare, in Calabria. I due una volta in carcere si pentono subito divenendo collaboratori di giustizia. E l’inchiesta porta, nell’ottobre successivo, all’arresto di due complici, Emiliano Esposito, 40 anni, e appunto Mario Ischero. Esposito è accusato di aver procurato ai due assassini di Anatolij uno scooter e l’arma del delitto. Ischero invece viene indicato dagli inquirenti come il componente della banda che perlustra il supermercato prima dell’irruzione di Ianuale e Di Lorenzo. Ma l’intera storia intanto è già un caso nazionale. Il 2 ottobre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, consegna alla moglie di Anatolij e alle figlie, durante una breve cerimonia al Quirinale, la medaglia d’oro al valor civile per Anatolij. L’intera comunità nazionale si stringe attorno alla figura dell’immigrato eroe, venuto in Italia con la sua famiglia per trovare un futuro migliore. Però non tutte le istituzioni sembrano solerti in questa vicenda. Il comune di Castello di Cisterna infatti non si è costituito parte civile al processo iniziato al tribunale di Nola il 30 marzo scorso con la modalità del rito abbreviato. “Lo faremo alla prossima udienza – replica però il sindaco, Clemente Sorrentino – non avevamo i soldi per dare mandato al legale e non sapevamo ancora del procedimento”. Il 5 luglio prossimo ci sarà la seconda udienza a carico dei quattro imputati. “Ma a questo punto non so se per il comune ci sarà la possibilità di costituirsi contro gli assassini, i figli del boss del paese”, lamenta l’avvocato della famiglia Korol, Giuseppe Gragnaniello. “Secondo me invece la legge ci consente ancora di costituirci”, conclude il legale del comune, Armando Cervone.



