Home Mo' basta. Scrivici tutto Primo maggio, giornata dei lavoratori. Ma non per tutti

Primo maggio, giornata dei lavoratori. Ma non per tutti

Continuano, malgrado le leggi a tutela di chi è disabile, le discriminazioni, da parte di molte aziende, rispetto alle assunzioni di lavoratori con handicap.

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Archiviata da poco la giornata dei lavoratori, che da sempre in Italia e nel resto del mondo porta con se un alto significato sociale, per l’occasione sono tornati in cima alla discussione politica temi quali: diritti dei lavoratori e opportunità.

Nel 2013, è obbligatorio sfoderare qualche cifra come unico sistema per palesare l’argomento, le assunzioni di persone con disabilità hanno toccato la cifra di 18.295. Un minimo storico se paragonati ai 22000 dell’anno precedente. A questi numeri, poi, vanno ricordati gli oltre 670 mila lavoratori regolarmente iscritti al collocamento obbligatorio e ancora in attesa di un posto. In sostanza, per essere ancora più cinici nella nostra disamina, soltanto un disabile su 37 riesce a collocarsi.

Eppure, questi dati, drammatici nella loro freddezza, non sono sufficienti, per le istituzioni, affinché si faccia qualcosa di concreto, di funzionale, per arginare un fenomeno paragonabile ad una inarrestabile frana. Infatti, nell’ultima legge di stabilità, il Governo Renzi, incomprensibilmente direi, non ha sostenuto con nessun finanziamento il fondo per il collocamento lavorativo delle persone disabili. Va ricordato, , che suddetto fondo, aveva già subito una netta sforbiciata negli anni 2011 e 2012, ed ara risalito, nel 2014, a 21,8 milioni di euro. Un incremento dovuto non di certo ad una volontà politica dei nostri governanti, ma per un richiamo, giunto dalla Commissione europea, che ci ha giudicati inadempienti.

Se parliamo delle sanzioni, poi, quelle misure che dovrebbero impedire ai datori di lavoro di non rispettare la legge 68 (legge che disciplina l’assunzione dei disabili), il quadro ritratto diviene a dir poco ridicolo. Nel 2013, ad esempio, le penali applicate per non ottemperanza della legge 68 sono state soltanto 159. E parliamo di tutta Italia. Inoltre, sempre più aziende, pur di non assumere dipendenti con handicap, preferiscono pagare delle ammende oppure chiedere, perché un’assurda norma glielo permette, l’esonero dall’obbligo di assunzione. Non mancano, poi, quelli che pubblicano assurde offerte di lavoro che vanno chiaramente in contrasto con qualsiasi minima forma di disabilità.

Fortunatamente, ed è bello ricordarlo, esistono anche degli esempi di eccellenza, dei casi dove l’imprenditore si comporta con coscienza e non si sottrae ai suoi doveri, come è successo per diversi ragazzi affetti dalla sindrome di Down che sono stati assunti in varie mansioni. Ragazzi che oggi hanno dato il via ad una bella esperienza che potrà essere da volano per tante altre realtà.

Il lavoro non va inteso soltanto come una forma di sussistenza, un introito economico necessario alla propria vita. Avere un lavoro è un traguardo che legittima soprattutto l’autonomia di un individuo, la sua affermazione nella società. È la massima espressione di appartenenza ad un contesto sociale e produttivo.

Mò basta