Nomen omen: nel nome c’è il destino. Il significato di Matteo, che è il nome di Renzi, di Salvini, di Richetti, di Orfini, e di un siciliano che politico non è, ma è potente assai.San Matteo “vocato” da Cristo nel quadro di Caravaggio. Il significato del nome “Silvio” e del nome “Paolo”. Fausti per l’Italia sono i significati dei nomi di Di Maio, di Di Battista, di Casaleggio. Ma nessun nome ci spinge ad aver fiducia quanto “Sergio”, il nome del Presidente della Repubblica.
Matteo Renzi, che potente lo è ancora, nonostante le dimissioni, Matteo Salvini, che ha nelle sue mani il destino del centrodestra, Matteo Richetti, portavoce del PD e amico fidatissimo di Renzi, Matteo Orfini, che del PD è presidente: è certamente un caso, che questi potenti si chiamino Matteo, ma i Latini dicevano che “nomen est omen”, nel nome che portiamo c’è già un segno del destino. C’è chi ha tentato di fare lo spiritoso su una cosa così seria, e ha osato collegare il nome a “matto”: il che non è, ovviamente. “Matteo” è un nome ebraico, e significa, in ebraico, “dono di Dio”: e dunque faremo una cosa buona e giusta, se incominceremo a persuaderci che i protagonisti della politica che portano questo nome siano stati scelti, oltre che dagli elettori, anche dai segreti disegni della Provvidenza. Sono stati chiamati: hanno la “vocazione” per il bene comune. San Matteo fu un apostolo, e scrisse uno dei quattro vangeli. Prima di diventare apostolo, era un pubblicano, un esattore delle imposte: apparteneva, insomma, alla categoria più odiata non solo dagli Ebrei, ma da tutti i popoli sudditi dell’Impero Romano. Un giorno Cristo lo chiamò: “seguimi” gli disse, e lui lo seguì, lasciando il banco dell’esattore usuraio. Nel dipingere la scena Caravaggio immaginò che Matteo si meravigliasse di essere “chiamato” da Cristo: e perciò il barbuto esattore volge verso sé stesso l’indice della mano sinistra, “ma ce l’hai con me, stai chiamando proprio me?”. E Cristo, che non ha tempo da perdere, inarca la mano destra, e gli ripete: “Sì, proprio te”. Quella mano inarcata da un impulso psicologico è un magistrale dettaglio: ricorda, nel disegno, certe mani michelangiolesche della Sistina. Mentre l’esattore ebreo, consapevole della sua storia personale, si meraviglia di essere “chiamato”, i Matteo della politica italiana si meraviglierebbero del contrario, se non fossero “vocati”: così grande è il loro desiderio di mettersi al servizio della Nazione. Più lievi e meno impegnativi, ma solo nell’apparenza, sono il nome e il cognome di Paolo Gentiloni: la “gentilezza” del cognome, pur in parte storpiata dall’accrescitivo, trova una corrispondenza in “ Paolo”, “Paulus”, che suggerisce l’idea di un’entità piccola e giovane, ma ispirata, tenace, e capace di conquistare la prima fila partendo dalle retrovie.
Anche Di Maio, capo dei pentastellati, ha un nome benaugurante: Luigi, Ludovicus, Ludwig, viene dall’epica sassone, e significa “guerriero glorioso”. Ritenevano i pensatori medioevali che chi portava questo nome fosse capace di guidare il suo sguardo e il suo ingegno oltre le apparenze, e dunque di cogliere la sostanza vera delle cose: un capo del governo che abbia questa filosofica sapienza sarebbe per l’Italia un vero e proprio Salvatore.I nomi dei pentastellati che contano sono tutti fausti: Di Battista si chiama Alessandro, bellissimo nome greco, che significa “colui che difende i suoi cittadini”, e mi pare che alle parole corrispondano i fatti: questa coerenza vale anche per il sig. Casaleggio, che si chiama Davide, “l’amato”: e non possiamo non pensare al vincitore di Golia, che divenne re: i “pentastellati” fin dal primo momento hanno garantito che i loro nemici sono i rozzi e fragili giganti accampati da anni sulla scena della politica italiana.
Pare che non sia facile trovare un significato politico nel nome “Silvio”: i maligni e i cafoni potrebbero, tutt’al più, ricordare che “silvio”, “colui che abita nei boschi”, era uno degli epiteti affibbiati al dio Pan, che si nascondeva nei boschi, dietro le siepi, per tendere agguati alle ninfe belle, giovani e appetitose. Io non apprezzo questi ricami allusivi e mi limito a ricordare che Silvio si chiamò il figlio di Enea, e cioè colui che fu il “padre” e l’ ”inizio” di una storia che avrebbe creato Roma: e Silvia, Rea Silvia, si chiamò la madre di Romolo e Remo. Pensavo a tutto questo, mentre l’altra sera, nel salotto della Gruber, qualcuno non escludeva che il dott. Berlusconi si candidasse alla Presidenza della Repubblica. Se fossi cafone e maligno, direi che il dott. Berlusconi dà tanto spazio all’on. Brunetta, perché gli piace il suo nome, Renato, “colui che rinasce”. Il Presidente della Repubblica in carica si chiama Sergio, nome che viene da una radice latina,”ser”, e significa “colui che difende, che custodisce”: e ditemi voi se c’è un nome più adatto per un Capo dello Stato.
Non posso chiudere l’articolo senza ricordare che Matteo è anche il nome di Messina Denaro, l’inafferrabile siciliano che molti considerano il capo assoluto della mafia. A rigor di termini, non è un politico, ma è certamente un potente, un potente vero: non è un azzardo pensare che, se si candidasse in una qualsiasi tornata elettorale, sarebbe certamente eletto. Matteo Messina Denaro è un europeista convinto: per rendersene conto è sufficiente considerare la massa dei contributi della Comunità europea che la mafia gestisce, direttamente o indirettamente, nell’agricoltura, negli appalti dei lavori pubblici, nell’accoglienza dei migranti. Quanto “pesa” il convinto europeismo del crimine organizzato?



