“Mi hanno chiuso in un gabbiotto prima che me ne andassi dalla fabbrica”. La richiesta al segretario Fiom: “Porti la voce di noi che soffriamo tanto”.
Una visita a sorpresa, una visita ovviamente molto gradita. E’ stato don Peppino Gambardella, profittando del suo arrivo in quel di Caserta, a portare Maurizio Landini, il segretario generale della Fiom, a casa di Peppe Panico, operaio dello stabilimento aeronautico Avio iscritto alla Fiom nonché figlio di uno storico delegato dei metalmeccanici della Cgil dell’impianto. Purtroppo Peppe, moglie e due figlioletti, da un anno e mezzo è stato aggredito dalla sla, la sclerosi laterale amiotrofica, una grave malattia degenerativa. Un male che lo ha costretto a lasciare un anno e mezzo fa lo stabilimento. Eppure davanti a Landini e al prete operaio, don Peppino, oggi pomeriggio Peppe ha trovato comunque la forza di sorridere. “Oggi 20 maggio 2015 – ha poi scritto il lavoratore sofferente – è una data che ricorderò a lungo! Devo dire grazie a don Peppino Gambardella, il padre amico degli operai,degli aventi bisogno…il padre per il sociale”. Zeppe di speranza, poi, le parole per il segretario generale dei metalmeccanici Cgil. “ma Lui è Maurizio Landini – ha aggiunto Peppe – il presidente, l’ultimo dei diversi in uno stato di istituzioni fantasma e di corruzione crescente. Basti pensare al decreto scolastico, che dà facoltà ai presidi di scegliere i propri docenti e di fare una scala meritocratica. E poi non venite a dirmi che questi vengono messi sotto pressione per assumere chi di dovere”. “Oggi comunque – la speranza del lavoratore – sono stato felice di incontrare Landini perché in lui ho visto gli stessi occhi dei nostri padri che con lotte, sacrifici e sudore hanno ottenuto principi inequivocabili. Mio padre mi ha trasmesso spirito di sacrificio e dignità che mi sono serviti per farmi crescere come uomo. Poi la fabbrica non mi ha scalfito,ma ha rafforzato la mia dignità senza mai farmi scendere a compromessi”. La denuncia: “Ho dato tanto alla fabbrica ma da lei non ho ricevuto nulla. Ho continuato a lavorare fisicamente anche a malattia inoltrata e con un arto paralizzato finché un giorno quelle stesse persone che mi consegnavano il lavoro mi hanno detto che non potevo più farlo, rinchiudendomi in un gabbiotto. A loro dico “non mi avete tolto la dignità, ma abbiate il coraggio di prendervi le vostre responsabilità”. E la richiesta al segretario della Fiom: “Al presidente ho chiesto di portare in piazza e trasmettere all’opinione pubblica in che modo cambia la vita di un ammalato di sla, affinché la giusta conoscenza della patologia possa avvicinare le istituzioni e il popolo ed incentivare la ricerca”. I saluti: “Infine approfitto per salutare e ringraziare tutti i colleghi di Avio Pomigliano per la continua solidarietà mostrata a me e alla mia famiglia….sono loro la parte positiva dei miei 17 anni in azienda! Un abbraccio forte,Peppe Panico”.



