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Polo industriale campano: istituzioni assenti da un decennio

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Governo e Regione Campania non riescono a far sentire da tempo la loro presenza a Pomigliano, cuore della grande produzione metalmeccanica partenopea per auto e aerei.

Se si eccettuano i periodici finanziamenti europei a pioggia che la Regione Campania eroga in favore dei settori aerospazio e automotive, in cui Fiat e Alenia fanno da sempre, e per ragioni ovvie di peso specifico , la parte dei leoni, non c’è praticamente traccia di una programmazione industriale vera nell’ultimo decennio di Pomigliano e dintorni. Tra l’altro i finanziamenti Ue erogati attraverso palazzo Santa Lucia sono sempre risultati ininfluenti sotto il profilo dell’effettivo sviluppo sostanziale dei grandi impianti come l’Alenia di Pomigliano e di Nola o l’Avio e la Fiat di Pomigliano. In ogni vertenza, in ogni problema da superare non si è mai riscontrata la presenza quotidiana degli esponenti della pubblica amministrazione, sia essa locale che centrale. Ogni volta che ci sono stati ostacoli questi sono stati superati, oppure sono rimasti lì, a “miracol bloccare”, nell’assoluta indifferenza delle autorità preposte, invece, al contrario, cioè a fare qualcosa di positivo e concreto. E’ questa la prima ragione della grande conflittualità sindacale, in particolare quella che ha visto Marchionne da una parte e la Fiom dall’altra, proprio a iniziare da Pomigliano. Conflittualità  che ha praticamente flagellato e che sta flagellando tuttora il polo delle grandi fabbriche del Mezzogiorno. I metalmeccanici della Cgil, ma a più riprese anche la Fim Cisl, hanno ripetutamente, attraverso dichiarazioni mediatiche e comunicati, segnalato questa tremenda carenza dello Stato, soprattutto dello Stato ai suoi livelli più elevati. Il risultato è che la programmazione industriale nel nostro Paese non c’è. Nei dicasteri preposti questa espressione, “programmazione”, la conoscono ormai solo in una dimensione puramente teorica. E a pagare lo scotto di questa situazione da incubo sono state tante fabbriche dell’indotto ma anche stabilimenti di primaria importanza strategica. Per non parlare dell’esercito di cassintegrati e disoccupati che tutto ciò ha creato, con una crisi da paura e un’indifferenza politica che le ha fatto da complice micidiale.

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