CONDIVIDI

Il nostro patrimonio culturale è inestimabile e lo è tanto da essere sovente il nostro vanto più grande ma spesso, sarà anche per l’abbondanza di siti e reperti presenti sul territorio, questo vanto non corrisponde alla reale tutela dovuta a cotanto valore. FOTO

Lungi dal giustificare questa mancanza ma è evidente che tra le priorità di chi di dovere non sempre rientrano le antiche vestigia e spesso ciò vuol dire che, una volta investito là dove era necessario, spesso ci si arena in un incompiuto tutt’altro che michelangiolesco.

Si rischia che così a Pollena Trocchia abbiamo ragione di temere che le importanti rovine della domus di Masseria de Carolis vadano in malora perché alla merce’ di tutti e risultino addirittura anche un pericolo per chi vi si avventurasse.

Infatti, la scorsa sera, passeggiando lungo la via traversa Vasca Cozzolino, entriamo in un area attrezzata per il tempo libero, dove ragazzi e bambini godono della frescura serale. Da quel luogo, andando verso quel muraglione di Parco Europa, ci affacciamo sul dislivello che custodisce la villa romana del II sec. d.C.

Contemporaneamente ci rendiamo conto che l’accesso è facile, per l’assenza di recinzione e senza alcun ostacolo accediamo all’area di scavo. Tutt’attorno vi sono cumuli di materiale di risulta e la natura sta prendendo il sopravvento con erbacce, sterpaglia ed altra vegetazione spontanea, le impalcature di sostegno e di lavoro lì presenti sono, a nostro giudizio, assai pericolose per un bambino o un ragazzetto che decidesse di passare dalle giostrine a un qualcosa di più interessante.

Le antiche strutture, anche se messe in sicurezza dagli archeologi, sono di per sé ancora un pericolo per chi vi si avventurasse, o comunque un terreno fertile per i malintenzionati o chi volesse portare a casa qualche souvenir da una Pompei a portata di mano, così come pare sia successo per gli attrezzi da lavoro che erano conservati in un armadietto in un ambiente della villa.

Abbiamo interpellato il Prof. Antonio De Simone, autore degli scavi assieme al figlio Ferdinando, che ci ha informato della loro interruzione, avvenuta per carenza di fondi, e per la necessità della sola messa in sicurezza della struttura e di un suo inserimento in un contesto più ampio e fruibile per la cittadinanza. Tale opera spetterebbe al comune, proprietario dell’area e che nel 2004, in collaborazione con l’Università, ha portato alla luce ed ha bonificato un’area archeologica che altrimenti, definirla discarica sarebbe stato poco.

Il Prof. De Simone ci ha parlato delle sue innumerevoli difficoltà nel programmare un piano di scavo che dovesse tenere in conto delle variabili di un’amministrazione bloccata da limiti di spesa imposti e da un bilancio programmato con un anno di anticipo. Per questo ci si è impegnati a pianificare in altri contesti, come ad esempio quello della cosiddetta Villa Augustea di Somma, dove le difficoltà sono risultate minori.

Resta il fatto che un bene così prezioso andrebbe, oltre che tutelato, valorizzato e, nel breve termine messo almeno in sicurezza.

La storia del sito archeologico di Masseria de Carolis