Sono d’accordo con tutti, con i pacifisti a oltranza e con chi predica che gli Europei stanno pagando il loro passato e il loro presente di imperialisti e di sfruttatori. Ma ci dicano cosa bisogna fare. La disunione dell’Unione Europea. Le arditezze linguistiche di Renzi.
Porgerei volentieri un’altra guancia. Ma ne ho solo due.
Un classico esempio di risolutezza. Nel gennaio del ’49 a.C. Cesare è al Rubicone, se guada il fiume alla testa dei suoi legionari, è la guerra civile. Plutarco racconta che Cesare si ferma, medita a lungo e in silenzio, poi parla con alcuni amici, riflette sul numero e sull’entità delle sciagure che la guerra civile produrrà, ma “alla fine, con un colpo d’ala, come se muovendo da un ragionamento si lanciasse verso il futuro”, pronuncia “la famosa frase” : “ Il dado sia tratto”. E attraversa il fiume. Nessuna traduzione, nemmeno questa, che è di Domenico Magnino, riesce a rendere la potenza del passo di Plutarco: Cesare non vuole che il suo futuro sia costruito dai nemici, e cioè dal Senato e da Pompeo, vuole essere il fabbro del proprio destino, e perciò muove verso l’altra riva, verso il domani, spinto dal “thymòs”, da un moto interiore in cui si fondono l’istinto, le ragioni del cuore e le ragioni dell’intelligenza. (Già tra i contemporanei di Cesare qualcuno sospettava che quella sulla riva del Rubicone fosse una “scena” abilmente costruita e splendidamente recitata: secondo Cicerone, Cesare aveva deciso già da un mese di marciare su Roma alla testa dei suoi soldati).
In questi giorni in cui l’Europa si chiede se questa è una guerra, oppure no, i governi e i comuni cittadini stanno sciorinando tutto il catalogo dei “distinguo” e dell’” andiamoci piano”, dei “ma “, dei “però”. Ci sono i pacifisti a priori, e io sono d’accordo con loro. Sono d’accordo con “i flagellatori di sé stessi”, con i “martiri del rimorso” i quali ci ricordano, a ogni ora del giorno, il nostro passato e il nostro presente di colonialisti e di imperialisti, di massacratori, di sfruttatori, e così via. Si susseguono su “fb” e nei salotti TV le lezioni di storia date da storici professionisti e anche da qualche storico dilettante: mi permetto di ricordare che ancora nel sec.XIX arabi erano i negrieri che portavano gli schiavi dall’ Africa centrale ai porti dell’Atlantico e del Mediterraneo, alle navi dei compratori. E gli americani hanno condotto in modo folle le folli guerre contro l’Irak per accontentare i signori del petrolio, quelli di casa loro, e quelli del golfo Persico: e questi oggi, per simpatia o per paura, finanziano l’Isis. Perciò, sono d’accordo con coloro che vedono nello Stato islamico e nell’ Isis i “figli” del casino “americano”: non mi è difficile dichiararmi d’accordo: degli americani ammiro solo i film western, alcuni cantanti e gli scrittori di gialli. Se qualcuno dicesse che dietro l’Isis ci sono la “Mano Nera” e il “Vecchio della Montagna”, mi dichiarerei d’accordo. Sono d’accordo con gli “analisti” i quali ci ordinano di non fare fasci con tutte le erbe, di distinguere tra musulmani e musulmani, di non chiudere le porte e i cuori agli immigrati siriani, che sono essi stessi vittime dell’Isis, di non dimenticare che contro l’Isis combattono già altri musulmani e i guerrieri curdi e le guerriere curde. Non posso che essere d’accordo: ho sempre ragionato in termini di individui e di singole persone, e mai per generi e specie. Non dimentico quanto di “musulmano” ci fosse nel programma culturale di Federico II, il più grande sovrano che Napoli abbia mai avuto, e nelle università da lui fondate.
Sono d’accordo con tutti quelli – un esercito – che ora scoprono – la cronaca del nostro tempo è piena di scopritori dell’acqua calda – scoprono che noi europei vendiamo tonnellate di armi al Kuwait e non ci chiediamo perché il Kuwait che ha tre milioni e mezzo di abitanti compri tutte queste armi. Non si fanno domande indiscrete a chi paga in contanti e ci fornisce pure il petrolio. Mi permetto di dichiararmi d’accordo con Massimo Cacciari, il quale ha detto che la verità è una sola: l’Europa non manderà un solo soldato di terra, perché l’Europa non sa e non può più combattere battaglie che impongono a tutti i contendenti un alto tributo di sangue.
Grazie all’ Isis, Il signor Renzi ha sfornato il suo capolavoro: “Capisco chi utilizza la parola guerra, ma io non la uso. E’ evidente che l’attacco di Parigi è strutturalmente un attacco militare. E’ una gigantesca aggressione all’idea stessa della nostra identità”. (Repubblica.it, pomeriggio del 17 novembre). No, non l’ha detto Crozza, l’ha detto proprio il signor Renzi. Chi sa se Hollande gli ha chiesto scusa per averla usata, quella parola: in ogni caso ci deve ringraziare, il presidente francese, perché abbiamo inondato “fb” con i tre colori della bandiera di Francia e in massa abbiamo indossato le magliette della solidarietà: gli Italiani quando si schierano, non hanno paura di nessuno.
Ma sarei pronto a dichiararmi d’accordo anche con il signor Renzi, se mi dicesse non cosa non si deve fare, ma cosa bisogna fare contro dei fanatici addestrati militarmente che entrano nei bar, nei ristoranti, nei teatri, negli stadi, negli alberghi e fanno un sadico macello di inermi innocenti. Se fossero solo schiaffi, porgerei l’altra guancia, e la cosa mi tornerebbe utile anche nel giorno del Giudizio. Se fossero solo schiaffi, potrei anche scompisciarmi dalle risate, come si scompisciava Totò nel famoso duetto con Mario Castellani: un tizio che non conosco, racconta Totò, mi ha aggredito, gridando: “Pasquale maledetto, ti ho trovato, ti voglio abboffare di mazzate”, e mi ha abboffato di mazzate, e mentre mi picchiava, continuava a urlare “Pasquale maledetto, maledetto Pasquale” e io mi scompisciavo dal ridere. “Ma come, quel tizio ti abboffava di mazzate, e tu ti scompisciavi dal ridere?“ “E cosa avrei dovuto fare ? Mica sono Pasquale, io”.
Intanto, i Francesi sono andati a bombardare da soli: hanno avuto il sostegno di Putin e, forse, quello degli americani. I capi veri dell’Unione Europea sono tutti impegnati a scongiurare il pericolo che la parola “guerra” faccia venire i palpiti e l’emicrania ai banchieri, soprattutto ai banchieri di quelle banche in cui emiri e re del petrolio custodiscono i loro malloppi. L’Unione Europea: il nome non lo ha inventato Crozza. Si chiama proprio così.
Alle 13.30 di oggi, venerdì, quasi tutti i canali parlano dell’attacco che i terroristi della Jihad hanno portato contro gli ospiti di un hotel di Bamako, la capitale del Mali. Contemporaneamente, su un canale della Rai, una signora elegante e sorridente propone agli spettatori le mete per le prossime vacanze di Natale: credo che a qualcuno sfugga la sostanza di quello che sta accadendo.







