Splendida serata al Palazzo Medici, organizzata dal Comitato Civico, presieduto dall’avv. M. Fabbrocini, con la collaborazione dell’Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema, diretta da Gianni Sallustro: è stato premiato il poeta Enrico Ugliano. La giovane soprano Elisabetta Vilni incanta il pubblico. E’ indispensabile che le Scuole della città consentano ai ragazzi di conoscere organicamente, il patrimonio ottavianese del “bello”.
Domenica16 aprile il Comitato Civico” A.Cifariello”, presieduto dall’avv.MarcelloFabbrocini, ha premiato Enrico Ugliano per l’impegno che da anni egli mette nell’esercizio del nobile “mestiere” di poeta e nella ricerca delle parole e delle immagini che possano “squadrare da ogni lato” le forme del nostro sentire e del nostro vivere quotidiano. La manifestazione, patrocinata dal Comune diOttaviano, si è svolta nella corte interna e nel salone d’ingresso di Palazzo Medici, e così gli ospiti, numerosi e interessati, hanno potuto contemplare i delicati affreschi del Mozzillo. I colori e le suggestioni della storia erano rappresentati, nel segno del gusto e della grazia, anche dagli abiti d’epoca indossati dai ragazzi dell’Accademia Vesuviana del Teatro e del Cinema. La manifestazione, il luogo e le “scene” spiegavano concretamente il programma del Comitato Civico “A.Cifariello”, che si propone, come ha confermato il presidente, di attirare l’attenzione, prima di tutto degli Ottavianesi stessi, sui tesori d’arte, sulle bellezze ambientali e sulle personalità d’eccellenza che costituiscono il patrimonio prezioso della città.
E la serata, condotta con elegante sobrietà da Marianna Pisacane, ha dimostrato magnificamente quali risultati si possano ottenere quando la bellezza dei luoghi, lo splendore delle arti e le “virtù” degli artisti vengono coordinati con una regia sapiente. Gianni Sallustro, direttore dell’Accademia Vesuviana, ha recitato, con i suoi allievi, alcune poesie di Enrico Ugliano: e l’ha fatto con una straordinaria sensibilità, dimostrando ancora una volta che le poesie in lingua napoletana “pretendono”, come mi sono permesso di sottolineare ricordando una battuta di Di Giacomo, di essere lette a voce alta, di essere interpretate e, come dire, “cantate”, per poter svelare pienamente la musicalità che ne costituisce l’intima sostanza e il corredo di gesti, di toni, di passioni che ogni parola nasconde. Gemma Tisci ha illustrato con giudizi penetranti i motivi-guida della poesia di Ugliano e ha parlato della “voluttà” inesausta che egli prova nel registrare e nel rendere motivo di poesia le esperienze e le scene del quotidiano, alla luce di una verità che il poeta ha scelto come idea centrale del suo vivere e del suo essere poeta, e cioè che solo parlando con gli altri è possibile parlare con sé stessi. Le parole di Gemma mi hanno spinto a dire che Enrico Ugliano è un poeta flàneur, e a descriverlo mentre percorre a piedi, ogni giorno, le strade di Ottaviano, stringendo l’inseparabile borsa di pelle, e osserva, nota, prende appunti: è, insomma, un poeta- detective, come lo è Gabriel Gale, lo straordinario personaggio creato da Chesterton.
Lo ammetto: quando la voce meravigliosa della giovane soprano Elisabetta Vilni ha cesellato “I’ te vurria vasà”, la mia immaginazione, incantata dalla prodigiosa interpretazione, ha “visto” apparire nella sala i fantasmi di Bellini, di Donizetti, dei cantanti e degli attori del “Regio” di Torino, del “San Carlo” e degli altri teatri napoletani che i Medici ospitarono nel Palazzo e che resero sontuose, con la loro arte, le feste organizzate dalla famiglia. Pierpaolo Russo alla chitarra e Giulio Pipelmino al violino “accompagnavano” magistralmente la soprano. Alla fine, la dott.ssa Virginia Nappo, vicesindaco di Ottaviano, ha premiato Enrico Ugliano e Gianni Sallustro.
Ho espresso pubblicamente l’augurio che gli alunni degli Istituti scolastici ottavianesi abbiano l’opportunità di conoscere il patrimonio del “bello” della nostra città: e mi riferisco non solo ai quadri e alle statue conservate nelle chiese, non solo alla perfetta bellezza della Natura, ma anche ai palazzi, alle case, ai cortili, ai luoghi dove si svolse la storia vera degli Ottajanesi, dei potenti e degli umili. Per comprendere il fascino di questa storia è necessario che gli studenti diventino dei “flàneurs”, come il poeta Enrico Ugliano.




