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Omicidio Rega Cerciello, i nuovi atti depositati in Procura: castello accusatorio «granitico» contro gli americani

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La tomba del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello al cimitero di Somma Vesuviana

La versione raccontata dal carabiniere Andrea Varriale dinanzi ai giudici il 9 agosto scorso e resa nota ieri, differisce da quella delle prime ore per un particolare: nemmeno lui, come il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, aveva con sé la pistola. 

«Ma -ha aggiunto Varriale dinanzi al procuratore Michele Prestipino, l’aggiunto Nunzia D’Elia e il pubblico ministero Sabina Calabretta – quella sera ci qualificammo mostrando la placca identificativa ai due americani». Le parole di Varriale sono ritenute credibili dagli inquirenti e il carabiniere ha ricostruito dinanzi a loro la sera dell’omicidio di cui è accusato lo studente americano, Finningan Lee Elder, insieme al connazionale, Christian Gabriel Natale Hjort, sul cui capo pende l’accusa di concorso in omicidio.

Perché i due militari non avevano le armi d’ordinanza? Il motivo, ha spiegato il carabiniere, “è legato al fatto che l’attività di controllo delle piazze di spaccio viene svolta in borghese e con abbigliamento che rende complesso l’occultamento dell’arma”. Il militare ha ammesso anche che, come Cerciello, lui stesso non aveva con sé la pistola.

Nelle ultime ore sono state diffuse anche le registrazioni della telefonata con cui Varriale, mentre tenta di tamponare il sangue di Cerciello, chiede aiuto, oltre che i video di sorveglianza che mostrano Elder e Hjort mentre si recano sul luogo del delitto e perlustrano la zona avvicinandovisi pian piano e nascondendosi dietro auto in sosta, una registrazione video che copre un buco, rimasto tale finora, di 24 minuti, ma comunque non mostra la colluttazione e l’omicidio.

Intanto pare aggravarsi la posizione di Natale Hjorth. Se è vero che l’esecutore materiale del delitto, reo confesso, è Elder, nell’informativa dei carabinieri depositate agli atti si legge  che «tra i due indagati, Natale si è rivelato certamente il più carismatico, assumendo una posizione dominante non solo nel momento in cui ha negoziato la restituzione dello zaino rubato all’intermediario coi pusher, Sergio Brugiatelli, in cambio del narcotico e dei soldi, ma anche quando ha impartito a Elder le disposizioni da adottare in occasione dell’incontro». Secondo gli investigatori si «rafforza ulteriormente il già granitico quadro accusatorio» nei suoi confronti: il suo «contributo causale è parimenti decisivo nella commissione del delitto. Natale ha pianificato nei minimi dettagli tutte le fasi della condotta delittuosa posta in essere unitamente ad Elder nel corso di quella nottata».

La stessa informativa dell’Arma, depositata agli atti in vista dell’udienza davanti al Riesame, contiene un dettaglio che qualifica l’omicidio in senso ancora più efferato. Nel documento si legge che «Finnengan Lee Elder ha ucciso con 11 coltellate, sferrate in 32 secondi» il vicebrigadiere Cerciello Rega. Al tempo dell’aggressione si arriva “interpolando i sistemi di videosorveglianza” della banca Unicredit di via Gioacchino Belli e della gioielleria di via Federico Cesi.