CONDIVIDI

Ieri i sindacati si sono rifiutati di firmare l’accordo quadro proposto da Conad e dalla bad company appena creata dalla cooperativa finanziaria bolognese per gli impianti ex Auchan e Simply Sma, impianti acquisiti quest’anno con la cessione dalla multinazionale francese Auchan del comparto italiano. Il mancato accordo, consumatosi ieri pomeriggio durante un incontro, costringerà le parti a rivolgersi al ministero dello Sviluppo Economico. Sarà il governo, dunque, ad arbitrare questa seconda parte del confronto tra azienda e sindacati, confronto che si preannuncia molto difficile. C’è rabbia tra i lavoratori, mentre si fa avanti la prospettiva concreta di uno sciopero in vista dell’incontro al Mise. “Prima di tutto – si legge nei commenti social delle maestranze – siamo incazzati perché Conad ci ha messo gli uni contro gli altri, quando cioè ha annunciato la decisione di prendere da subito alle sue dirette dipendenze solo una parte degli ipermercati e dei supermercati italiani, quelli da essa giudicati più efficienti, competitivi e finanziariamente “sani”. Mentre tutti gli altri, i “cattivi”, dovranno andare nella bad company con i rischi occupazionali, salariali e contrattuali che si possono facilmente intuire dato il comportamento, del tutto sbagliato, assunto finora dalla coop bolognese”. Perplessi i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.”Non ci hanno risposto su nulla – i vari commenti dei responsabili di Filcams, Fisascat e Uiltucs – né sul mantenimento dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che tutela le maestranze dal licenziamento senza giusta causa, né sulle reali intenzioni occupazionali su ogni singolo ipermercato e supermercato, né sul rispetto della contrattazione nazionale e degli istituti del contratto, né sulle prospettive industriali e i concreti piani di sviluppo. Ci hanno invece chiesto la firma di un accordo quadro che va esclusivamente nella direzione della deroga al contratto nazionale e alla contrattazione collettiva, della mano libera per il “padrone”. E questo non potevamo assolutamente consentirlo. Dobbiamo a questo punto pensare che Conad voglia frantumare il comparto acquisito da Auchan per frantumarne anche i diritti e ridimensionarne drasticamente l’occupazione ? Allora troveranno pane per i loro denti”. E’ mobilitazione sindacale. A partire da oggi le organizzazioni di categoria terranno assemblee in tutti i punti vendita. I timori più grandi si stanno impadronendo delle maestranze che lavorano nei complessi della grande distribuzione dislocati soprattutto nelle regioni e nella aree del Paese più povere o comunque il cui giro d’affari legato alla capacità d’acquisto dei prodotti si è drasticamente ridotto negli ultimi anni. “Per tutta risposta – concludono i lavoratori più critici – Conad ha ingaggiato una società britannica di consulenza finanziaria i cui avvocati e commercialisti hanno mostrato ai tavoli di confronto dati, numeri e grafici completamente incomprensibili. Il sospetto è quindi naturale: vogliono imbrogliare le carte per poi metterci con le spalle al muro quando metteranno in cassa integrazione, licenzieranno e chiuderanno i negozi ? E quando magari lo faranno dopo che avranno pure “girato” o rivenduto i vari negozi più deboli, rispetto a quelli selezionati per il salvataggio, a qualche imprenditore-prenditore locale maestro dello sfruttamento ?”.