Stamane mini corteo di Fim, Fiom e Uilm da Santa Lucia a piazza dei Martiri.
Stamattina anche in Campania scatta lo sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici per il rinnovo del contratto di lavoro, che Confindustria sostanzialmente non vuole rinnovare perché lo desidera al massimo ribasso e in grado di dare contestualmente il via alla deregulation della contrattazione in stile Marchionne. Ma quest’astensione rischia di lasciare indifferenti un po’ tutti coloro che non siano ascrivibili agli ambienti sindacali. Si avverte infatti sempre di più che qualcosa non va nel rapporto tra il sindacato e i lavoratori, divisi da distanze sempre più incolmabili nonostante il problema dell’abolizione dell’articolo 18, della legge Fornero, del Jobs Act, dei salari inadeguati al costo della vita, dei ritmi produttivi costantemente in aumento e di un rapporto fortemente squilibrato tra i bisogni dei titolari d’impresa e quelli dei dipendenti. E forse non è un caso che l’organizzazione del corteo di stamattina abbia optato per una sorta di mini percorso, dal palazzo della Regione Campania, a Santa Lucia, fino alla sede dell’Unione Industriali di Napoli, a piazza dei Martiri: appena 800 metri di comoda passeggiata. Inoltre, ma è cosa per nulla secondaria, ci sarà un’assenza pesante: lo stabilimento metalmeccanico più simbolico della Campania, la Fiat di Pomigliano, non sciopererà. Tutti i sindacati presenti nell’impianto, compresa l’ostinata avversaria di un tempo, la Fiom, non hanno preparato né, di conseguenza, proclamato alcuna astensione. Qui da sei anni non c’è più il contratto nazionale di lavoro perché l’amministratore delegato Sergio Marchionne, con l’assenso di Fim e Uilm, da questa fabbrica nel giugno del 2010 iniziò la fuoriuscita progressiva del gruppo automobilistico italiano dal contratto nazionale e da Federmeccanica. Risultato: più efficienza, più produttività, ritmi alle stelle, assenteismo e scioperi azzerati, straordinari a go go ma differenza di trattamento salariale tra chi lavora sempre, circa 2400 persone, e chi essendo soggetto alla cassa integrazione lavora meno o molto meno. Un esempio che stanno seguendo a ruota in tutto lo stivale anche aziende di altri settori. E che ora gli industriali di Federmeccanica sembrano propensi ad adottare su vasta scala. Il tutto sullo sfondo di un’apatia operaia, sapientemente orchestrata, che ha dello sconcertante, soprattutto se si considera che le condizioni dei lavoratori dipendenti italiani sono complessivamente peggiorate, su tanti fronti. Basti pensare che l’anno scorso, a febbraio, quando la Fiom proclamò a Pomigliano uno sciopero nella fabbrica della Panda, aderirono all’astensione in cinque, solo i delegati operai del sindacato di Landini. Intanto in quel che resta del polo industriale più importante della regione, quello di Pomigliano appunto, il presidio di lavoratori in sciopero che si presenterà forse un po’, come dire, “vivace”, sarà quello organizzato alle 8 di stamane davanti all’Avio, lo stabilimento aeronautico di proprietà del colosso americano General Electric.








