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Maschere e burattini: le tragicomiche vicende della politica a Somma Vesuviana

A Carnevale ogni scherzo vale. In questi giorni, in ogni angolo d’Italia, le strade si riempiono di maschere multicolori che sfilano tra carri allegorici, piogge di stelle filanti e coriandoli. È il trionfo dell’effimero, della cartapesta, dell’apparenza che prende il posto della sostanza. Per qualche giorno, tutto è concesso. Tutto è rappresentazione.

 

A Somma Vesuviana, per uno strano scherzo del calendario, la festa più pazza dell’anno coincide con la presentazione di liste e candidati per la prossima tornata elettorale amministrativa. La confusione e la trasposizione dei ruoli diventano inevitabili. Il confine tra finzione e realtà si assottiglia.

Vecchi notabili, travestiti da giovani, tentano di riproporsi per rimettere le mani su una città ormai distrutta. Quasi stremata. Le facce sono le stesse. Cambiano le parole, non i risultati.

Non mancano le scontate cantilene di politici navigati che, ignorando le macerie, recitano a soggetto per conservare le posizioni acquisite. Nessun accenno agli errori commessi, nessuna assunzione di responsabilità per l’insostenibile situazione in cui si trova Somma. Poche idee, pochi progetti, nessun ravvedimento. Solo rumori e sberleffi.

Ascoltando certi improvvisati comizi o leggendo alcune parole d’ordine, sembra quasi uno scherzo. Una boutade in pieno stile carnevalesco. Invece, è tutto tragicamente vero.

Secondo gli antropologi, nel Medioevo il Carnevale era un tempo sospeso. Si credeva che i morti potessero tornare a visitare i vivi e, per qualche giorno, si attenuavano regole e sanzioni. L’anonimato era quasi un obbligo. Uomini travestiti da donne, donne da uomini. Il silenzio proteggeva l’identità.

Arriva poi il Carnevale moderno. La maschera copre solo in parte il volto. A Venezia, a Viareggio e in tanti altri centri, più che nascondersi si vuole mostrare. Raso, broccati, merletti, chiffon: l’abito diventa protagonista. L’apparire conta più dell’essere.

Come fatto positivo della politica locale si segnala, però, la discesa in campo di alcune associazioni, critiche verso le amministrazioni precedenti, che oggi scelgono di misurarsi direttamente con la responsabilità elettorale. Bene, ma non basta!

Servono nuove idee . Servono scelte. Serve responsabilità.

Occorre dire con chiarezza cosa si intende fare per uscire dal dissesto economico. Quale direzione dare alla città. Come abbassare le tasse, combattere l’evasione, rendere più sicure le case e le strade ed altro.

La prima vera scelta, comunque, sarà quella di decidere da dove cominciare.

L’impegno non è di poco conto.

Buona Quaresima a tutti.

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