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Marigliano, revocata la determina che annullava il permesso a costruire un sito di trattamento rifiuti alla ditta RI.GENERA

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È arrivata ieri, con una determinazione del Settore IV, la doccia fredda per la comunità mariglianese: il Comune ha revocato la determina dello scorso 8 agosto che avviava il procedimento atto ad annullare il permesso a costruire rilasciato alla ditta RI.GENERA s.r.l., nella persona del titolare Luigi Molinari, in qualità di Amministratore Unico e Legale Rappresentante.

La ditta in questione si occupa di smaltimento rifiuti ed è una delle società controllate dal tanto discusso Gruppo Bruscino (lo stesso dell’incendio del primo luglio presso il sito di Ambiente S.p.A. e del recente conferimento dell’onorificenza di Cavaliere al giovane rampollo Angelo), proprietario di GreenEnergy Holding Spa che vanta un giro d’affari superiore ai 50 milioni di euro e che lo scorso settembre è entrata nella lounge Deloitte di Elite, il programma di Borsa Italiana e Confindustria per le imprese ad alto potenziale.

Nel corso dell’ultimo anno è balzato alla cronaca il progetto per la realizzazione di uno stabilimento che dovrebbe trattare ben duecentomila tonnellate di rifiuti, di cui circa settantamila pericolosi: la notizia, una volta trapelata, ha immediatamente messo in ambasce la cittadinanza mariglianese, già preoccupata e vessata da un’alta incidenza tumorale e dal fatto di vivere in una città riconosciuta come uno dei vertici del cosiddetto “Triangolo della Morte”. Per questo motivo lo scorso inverno è partita una mobilitazione in città, guidata dal consigliere di maggioranza Saverio Lo Sapio ma condivisa in maniera trasversale anche dalle opposizioni e soprattutto voluta dai cittadini, la cui massiccia partecipazione ha permesso di raccogliere oltre tremilacinquecento firme contro la realizzazione del sito di trattamento rifiuti targato RI.GENERA. Dato anche il parere contrario offerto dall’ente comunale mariglianese, le cose sembravano aver preso una certa piega, ma le note difensive avverse, fatte pervenire dalla società ad agosto, hanno rimesso in discussione tutta la vicenda che in queste ore è sfociata in una nuova determina che revoca quella precedente, gettando nello sconforto la cittadinanza attiva.

La richiesta ufficiale della società, come da determina comunale, consiste nella realizzazione di un opificio industriale a servizio dell’attività di gestione di rifiuti in regime semplificato: le procedure semplificate rappresentano una deroga di legge all’autorizzazione all’esercizio di una attività di recupero di rifiuti. Esse sostituiscono esclusivamente l’autorizzazione all’esercizio di una attività, prevista in via ordinaria dagli artt. 208-209-210-211 del decreto legislativo 152/2006. Le prescrizioni, le modalità operative ed i requisiti necessari per operare sono fissati da standard ministeriali nella forma del DM 05.02.1998, per i rifiuti non pericolosi, e del DM 161 del 12.06.2002, per i rifiuti pericolosi. Chiunque presenta la richiesta di inizio attività, deve sapere in anticipo che può operare soltanto nel rispetto integrale dei due decreti ministeriali citati.

Il problema, come illustrato dall’assessore Pino Napolitano nel corso di un recente, infuocato consiglio comunale, sembra essere di ordine urbanistico e dunque non immediatamente risolvibile se non con la stesura di un nuovo PUC (Piano Urbanistico Comunale) che a Marigliano manca dal lontano 1990 e che nemmeno questa Amministrazione è riuscita a elaborare: quello del 2016 è stato infatti rigettato, in perfetta sintonia, sia dai cittadini che dalla Città Metropolitana di Napoli.

Ciononostante, tutti i soggetti, portatori di interessi pubblici o privati, nonché i portatori di interessi diffusi
costituiti in associazioni o comitati, cui possa derivare un pregiudizio dall’attuazione del provvedimento, possono intervenire nel procedimento, presentare memorie scritte, documenti e osservazioni o chiedere di essere uditi in contraddittorio. Inoltre, contro il provvedimento finale può essere proposto ricorso presso il competente Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R) entro il termine di 60 giorni dalla data di notificazione dell’atto pubblicato in Albo Pretorio. Eppure la città pensava di essersi già espressa chiaramente in occasione della petizione.

In attesa di ulteriori dichiarazioni da parte dell’Amministrazione, rimane il dato di fatto: il capannone per il sito di trattamento rifiuti pericolosi e non targato RI.GENERA s’ha da fare.