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Madonna dell’Arco, un fiume in piena di fujenti: cinquecentomila presenze e streaming dal Santuario

Un fiume in piena di devoti e pellegrini per il grande pellegrinaggio del Lunedì in Albis a Madonna dell’Arco. Alla fine della lunga giornata, iniziata con l’apertura delle porte del tempio alle 3 del mattino e terminata con la chiusura poche ore fa (alle 4, 42 del mattino), i dati restituiscono un numero impressionante e oltre le attese: quasi cinquecentomila presenze. Centinaia gli interventi in soccorso dei «battenti» in preda a malori, svenimenti, convulsioni, una missione estenuante e senza sosta per i volontari di croce rossa e protezione civile, per i medici in servizio nella tenda da campo montata a lato del Santuario.

A coordinare le operazioni, un team di soccorso guidato da Ciro Gifuni e il responsabile del centro operativo comunale, Gino Coppola, fianco a fianco con i padri domenicani, i volontari della comunità parrocchiale e i delegati dei battenti. Nella prima serata di ieri, gli interventi sfioravano già i duecento, in Santuario e tra la folla in attesa. Ad accogliere le squadre di fujenti vestiti di bianco e dei colori della Vergine – rosso e blu – padre Alessio Romano, rettore salentino dei padri Domenicani. «Non c’è nel mondo un pellegrinaggio simile a questo – dice il sacerdote – e tolte le manifestazioni di folklore, la maggior parte dei battenti ci crede davvero: le lacrime, gli svenimenti, sono frutto di una fortissima emozione». Una giornata in cui la cittadella mariana di Madonna dell’Arco, popolosa frazione di Sant’Anastasia, è blindata al traffico. Dallo scorso anno sono imponenti anche le misure antiterrorismo per cui già da qualche giorno prima dell’evento carabinieri e militari, poliziotti e vigili del fuoco, agenti di polizia locale e volontari, presidiano le strade limitrofe al Santuario dove poi ieri sono state disposte barriere anti tir e dispiegate unità cinofile prima dell’arrivo delle squadre. I portoni della chiesa si sono spalancati per accogliere i primi fujenti alle tre del mattino, ma prima gli uomini dell’antiterrorismo hanno effettuato una accurata bonifica ambientale in Santuario. Con cinquecentomila presenze in una città che di abitanti ne conta appena trentamila, il rischio di disordini e incidenti è altissimo. E ieri, a parte qualche momento di tensione tra la folla, prontamente sedato dalle forze dell’ordine sia pure in numero non sufficiente – appena un centinaio in tutto, trenta per ciascun turno di servizio – la giornata è filata via liscia. «Ma non può continuare così» – dice il rettore dei domenicani del Santuario, padre Alessio, riaprendo una questione annosa. «Già dalla domenica di Pasqua era chiaro che l’afflusso sarebbe stato imponente – spiega il sacerdote – e sarebbe stato opportuno che l’amministrazione comunale provvedesse a chiudere al traffico il tratto di strada dinanzi al Santuario, provvedimento adottato invece solo dalla notte di lunedì – questo vuol dire che devoti e pellegrini sono stati costretti ad affollarsi in massa, uno a ridosso dell’altro, sui marciapiedi, per evitare di essere investiti dalle auto che continuavano a transitare. Credo sia una assurdità per l’unico evento davvero importante che richiama centinaia di migliaia di persone in città». Comunque sia, anche stavolta il pellegrinaggio si è svolto immutato come accade da mezzo millennio, da quando nel 1450 l’immagine votiva della Madonna dell’Arco cominciò a sanguinare, colpita dal maglio di un giocatore che imprecava contro la cattiva sorte. Fuori dal tempio dove i battenti innalzano i loro canti, le loro preghiere, le loro invocazioni – spesso anche le loro imprecazioni – alla Mamma dell’Arco, impazza il caos della fiera. Bancarelle e venditori ambulanti – molti abusivi –  trasformano le strade e la piazza principale di Madonna dell’Arco in una sorta di suk. Il sentore dell’olio bruciato in cui affondano fritture poi smerciate tra la folla si mescola nell’aria invasa dalla musica dei neomelodici suonata da venditori di cd, rigorosamente contraffatti. Imbonitori da fiera e rivenditori di borse e scarpe – con griffe evidentemente false – accanto a gabbie in cui si accalcano tristemente coniglietti, pulcini, quaglie e paperotti, bocce di pesci rossi e criceti. Nessuna amministrazione comunale è mai riuscita nel corso dei decenni a «dominare» la festa, ad evitare il proliferare di abusivi, tant’è che ormai da qualche anno i commercianti locali preferiscono abbassare, per tutto il giorno, le serrande. Novità di quest’anno, il profilo «social» dei padri domenicani. Padre Alessio ha voluto che sulla pagina facebook del Santuario di Madonna dell’Arco andasse in onda il pellegrinaggio live, in diretta. «Forse è una maniera perché tanti possano comprendere cosa accade davvero, riconoscere la portate reale di questo evento che richiederebbe ben altre misure di sicurezza» – spiega il sacerdote. Centomila e più visualizzazioni in poche ore per streaming realizzati in Santuario dove, normalmente, non c’è campo per i cellulari. «Basta avvicinarsi all’immagine della Vergine – ribatte padre Alessio – lì la linea arriva». E sorride.

 

 

 

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