E’ l’associazione di volontariato del territorio delle grandi fabbriche che sta facendo qualcosa di concreto contro la povertà dilagante. Basti pensare che soltanto negli ultimi due anni sono state 101 le richieste di aiuto alle quali è stato possibile dare almeno una minima risposta. Intanto l’altro giorno ha “celebrato” le sue azioni per combattere la crisi “Legami di Solidarietà”, l’associazione voluta da don Peppino Gambardella, il “prete operaio” della chiesa madre di San Felice, a Pomigliano, dalla Fiom di Maurizio Landini e da Libera di don Luigi Ciotti. L’evento, tenuto a Pomigliano nella rettoria della chiesa del Carmine, in piazza municipio, in occasione della giornata nazionale indetta dalla Rete dei Numeri Pari, ha fatto emergere storie e situazioni davvero da pelle d’oca. Con i suoi modesti fondi Legami di Solidarietà sta pagando le bollette e le medicine a tanti disperati della zona che nessuno riesce o vuole aiutare. « Legami è praticamente un piccolo presidio di Emergency sul territorio », dice, orgoglioso, Francesco Viscione, impiegato della fabbrica Avio di Pomigliano e volontario in questa difficile iniziativa sociale. Alla manifestazione di Legami hanno partecipato, tra gli altri, don Peppino Gambardella, Michele De Palma, della segreteria nazionale Fiom, e Francesco Percuoco, della segretaria provinciale dei metalmeccanici della Cgil. Ma i protagonisti dell’evento sono stati loro, gli utenti del fondo istituito nell’ottobre del 2105 per fronteggiare la crisi delle grandi fabbriche napoletane e porre un argine alla conseguente catena di suicidi. Cittadini ormai giunti allo stremo. Amanda, 59 anni, architetto, non sa più cosa fare. « Prima – spiega la professionista – facevo qualche ripetizione ma con la crisi è finito anche questo lavoro. E il mio compagno, maestro di chitarra, non trova più allievi ai quali insegnare musica: non abbiamo un soldo ». Mario, 45 anni, di Pomigliano, 4 figli piccoli: « Ho lavorato da manovale solo a luglio, ad agosto e a settembre. Ma quando mi sono permesso di chiedere il pagamento dell’ultimo stipendio il padrone mi ha cacciato. Ora sto in mezzo alla strada ». Federico, di Acerra, e Michele, di Marigliano, entrambi alle soglie dei sessant’anni, subito dopo un accordo sindacale sono stati licenziati dall’Adler, azienda di componenti automobilistici e aeronautici, prima ubicata ad Acerra e ora ad Airola, in provincia di Benevento. « Mi sto trovando di fronte a un bivio terribile – racconta Federico – o pago i medicinali per mia moglie ammalata oppure pago la tassa universitaria per mia figlia ». Disperata è anche la situazione di Nicola, 45 anni, di Casalnuovo. Lavora alla BiTicino di Torre Annunziata ma con i suoi 1300 euro al mese lo stesso non ce la fa a curare la moglie ammalata di cancro e la figlia, minorenne, afflitta da una patologia irreversibile. Altrettanto drammatica è la vicenda di Angelo, 57 anni, operaio licenziato dalla Fiat di Pomigliano. « Mia moglie ha avuto un intervento al cervello – racconta – anche nel mio caso la sanità ormai è diventata un lusso ». « Oggi – commenta don Peppino Gambardella – abbiamo visto scorrere davanti ai nostri occhi i diversi volti della precarietà e del disagio. Abbiamo capito che è arrivato il momento della denuncia della latitanza delle istituzioni e degli organismi politici e sindacali di fronte al fenomeno della diffusa e crescente povertà ». « Seguirò personalmente questa iniziativa – promette nel frattempo Michele De Palma – Legami di Solidarietà ci ha restituito la visione dal basso delle cose ».








