Il 1974 è stato l’anno della svolta per le tradizioni ed il folk a Somma Vesuviana. L’Arci, aperta da poco, funzionava a pieno regime. Tra le varie attività c’era l’impegno a difesa delle tradizioni popolari.
Fu Luciano Esposito a farci notare che, a Spoleto, la Nuova compagnia di canto popolare, creata da Roberto De Simone, aveva tenuto un concerto con musiche della tradizione arcaica napoletana, riscuotendo un incredibile successo di pubblico e di critica. Con spirito innovativo Nicola Polise, Vincenzo Maiello ed io riuscimmo a convincere i componenti della Paranza del Ciglio a spostare il concerto che si teneva alla fine delle celebrazioni della Festa della montagna, da largo del Ponte sotto le mura aragonesi a piazza Ravaschieri. Al posto dei cantanti di ‘giacca’ e degli interpreti dei classici melodici ingaggiammo la Nuova compagnia di Canto popolare, il cui manager all’epoca era Angelo De Falco. Nella scelta fu determinante la posizione assunta da Felice D’Avino, uomo di ampie vedute, che riuscì a vincere le resistenze di alcuni soci, non disponibili ad allargare le loro iniziative fuori dalle mura del Casamale. Il concerto fu bellissimo. La gente si riconosceva nei ritmi travolgenti e si identificava con quel tipo di musica e con i canti tradizionali. Alla fine del concerto è stato Roberto De Simone ad avvicinarsi e a chiedermi se fosse possibile: “Riprendere, in qualche cantina o capannone di Somma, con telecamere e microfoni, i canti improvvisati dai suonatori che scendevano dal Ciglio e portavano il singolare riconoscimento a Mamma Schiavona”. In un primo momento, risposi che era difficile. Gli adepti delle Paranze si esibiscono solo per devozione e non per dare spettacolo. Alla fine, però, pensai che non ci fosse niente di male se lo scopo era quello di conservare e promuovere un certo tipo di cultura popolare. Anche stavolta fu Felice D’Avino a decidere e a essere determinante. Nei locali del primo capannone del ristorante ‘Rose Rosse’ a Castello, ancora in costruzione, i rappresentanti delle Paranze ed alcuni cantori popolari si esibirono ripresi ed intervistati da personaggi del calibro di Diego Carpitella, Annabella Rossi, Virgilio Villani ed altri, il meglio della cultura etnica italiana. Da allora non si è capito più niente. A Somma Vesuviana Roberto De Simone e tanti altri personaggi, della musica, del teatro e di arti varie, hanno avuto una frequentazione quasi quotidiana. Giovanni Coffarelli ed altri amici sommesi si sono particolarmente contraddistinti in questa opera di accoglienza e di promozione del territorio, che ha trovato grande giovamento. Della serata del concerto a piazza Trivio ricordo un particolare. Un ragazzo raccoglieva le ginestre che erano servite per abbellire il palco e che purtroppo erano bagnate e sporche di fango. Gli feci notare che c’erano anche dei fiori più freschi e puliti, sistemati sui carri. Mi ringraziò con un sorriso appena abbozzato e mi disse: “Di questi fiori mi piace il colore e l’odore. Sono un cantante. Mi chiamo Eduardo Bennato”. A Roberto De Simone va il doveroso ringraziamento di tutti i sommesi.



