I pazienti oncologici, più di altri, vogliono e devono mangiar bene per più ragioni: per non sentirsi diversi, perché se malnutriti vivono male, perché diverse oncoterapie, adesso anche biologiche, possono subire interferenze da parte di alimento.
I dati mostrano che una corretta nutrizione associata alla chemioterapia migliora l’esito clinico del paziente: questo in maniera pressoché indipendente dal tumore in questione, le evidenze scientifiche, seppur ancora in aggiornamento, ci sono. Ma la malnutrizione continua ad essere ancora molto comune tra i pazienti ospedalizzati.
Il dato emergente è che 7 malati su 10 sono malnutriti, come dimostra un’indagine condotta dalla Coalizione Europea dei Pazienti Oncologici (indagine che ha evidenziato che il 72% abbia problemi di alimentazione durante la malattia o nel corso delle terapie, mentre poco più del 37% si ritiene adeguatamente informato relativamente alla dieta da seguire nel corso delle cure). Un dato ancora più preoccupante è emerso da un’indagine condotta nell’anno in corso dalla Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato Oncologico (Favo), secondo cui soltanto un paziente su tre segue una dieta personalizzata definita nel centro che l’ha in cura oppure ha richiesto aiuto a professionisti del settore esternamente. Sono dati che confermano come nella nutrizione clinica in oncologia ci siano ancora troppi equivoci. Ci sono pazienti che credono di poter autogestire l’alimentazione durante la malattia, ma non è così! E oggi, anche chi è più informato, spesso fa ancora fatica ad avere informazioni più circostanziate nelle strutture di cura! Così il fai-da-te, in queste condizioni, diventa spesso la prima scelta: c’è chi riduce drasticamente gli zuccheri, la carne rossa e i formaggi a vantaggio soprattutto di prodotti di origine vegetale. I cereali integrali, i legumi, la curcuma o zenzero e la frutta secca sono invece spesso confusi per la panacea contro i tumori: ma la situazione è evidentemente più complessa!
Purtroppo, spesso l’autoprescrizione di vitamine e antiossidanti, anch’essa compare durante le terapie, sebbene questi micronutrienti possano interferire con le stesse. Gli alimenti da escludere o da promuovere, le quantità o le qualità da adottare, devono essere personalizzate per paziente e tipo di terapia, per effetti collaterali da terapia oncologica e per effetti benefici dello stesso trattamento.
La terapia di supporto nutrizionale va disegnata su misura del singolo paziente, cominciandola fin dall’inizio delle cure e tenendo a mente quello che è l’unico obiettivo: evitare che subentri uno stato di malnutrizione. Oppure, se già presente, cercare di venirne fuori quanto prima.
Da qui l’idea avuta dalla Favo assieme a due società scientifiche – l’Associazione Italiana degli Oncologici Medici (Aiom) e la Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (Sinpe) – di redigere la Carta dei diritti del paziente oncologico. Il decalogo è uno strumento che si prefigge l’obiettivo di rispondere alle richieste dei pazienti e dei loro familiari sull’alimentazione e sul diritto a ricevere corrette prescrizioni nutrizionali indicando, se non presente in struttura, il Medico Specialista in nutrizione che possa accompagnarli nel percorso neoplastico da superare.
E’ tuttavia universalmente riconosciuto che il mantenimento di un adeguato stato nutrizionale migliora la risposta alle terapie anti-tumorali e ne riduce le complicazioni, per cui è importante conoscere e saper gestire le più comuni problematiche nutrizionali che possono manifestarsi a causa della malattia e delle sue cure.
Seguire diete eccessivamente limitanti nella scelta dei cibi, anche se promosse dai mezzi di comunicazione, può aumentare il rischio di carenze nutrizionali.
Il 14 dicembre 2017, tramite un Accordo Stato-Regioni, sono state approvate le Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici, elaborate da un gruppo di lavoro multidisciplinare di cui hanno fatto parte rappresentanti del Ministero della Salute, di aziende sanitarie, di Università ed esponenti di società scientifiche di settore. Queste linee guida si pongono come obiettivo la definizione dello screening nutrizionale e dei bisogni specifici in ambito nutrizionale.
Nel documento inoltre viene presentato un modello organizzativo che, tramite un percorso integrato, può permettere lo svolgimento di un programma nutrizionale personalizzato e associato al trattamento oncologico sin dal primo accesso ai servizi, senza dimenticare una parte dedicata alla formazione degli operatori sanitari.
Il documento definisce anche i compiti delle varie figure coinvolte in modo da garantire una continuità assistenziale ospedale-territorio, e che comprendono il medico di medicina generale, il medico specialista in nutrizione, il dietista, l’infermiere territoriale, il farmacista, ed eventualmente lo psicologo.



