La pianta – la “pistacia vera” – misteriosa e complicata nacque in Oriente, tra la Siria e il Turkmenistan. Era già nota alla Regina di Saba e agli Ebrei: ci dicono i libri sacri che Giacobbe ne fece dono al Faraone. La pianta arrivò in Grecia grazie ad Alessandro, e, nel 30 d.C., Lucio Vitellio, governatore generale della Siria, la portò in Italia. Sulle virtù medicamentose dei pistacchi si intrecciarono favola e verità. Il pistacchio di Celestini, di Camilleri e di Terence Hill.
Ingredienti: gr. 320 di casarecce; gr.150 di pistacchi non salati e già sgusciati; gr.50 di pinoli; 4 foglie di basilico; ½ spicchio d’aglio; gr.40 di parmigiano reggiano; 1 scorza di limone; acqua; sale fino; pepe nero; olio extravergine d’oliva. Reidratate per 2 ore in acqua i pistacchi, poi scolateli e sistemateli su un panno asciutto, strofinateli per eliminare la pellicina, riponeteli in un boccale, aggiungete i pinoli, insaporite con qualche foglia di basilico, con mezzo spicchio d’aglio “privato dell’anima” e con il parmigiano grattugiato. Grattugiate la scorza di mezzo limone, salate e pepate. A questo punto incominciate a frullare con il mixer a immersione versando l’olio a filo, aggiungete acqua calda, fino ad ottenere una consistenza cremosa: il pesto è pronto. Cuocete la pasta, scolatela in una ciotola, aggiungete il pesto, versate un mestolo d’acqua di cottura, mescolate amalgamando il tutto. E’ possibile aggiungere anche pomodori sott’olio tagliati “a striscioline”. (Immagine e testo. sono tratti dal sito “GialloZafferano”.).
I “fisici” illuministi sentenziarono che i pistacchi donano energia a chi ne fa consumo, rimettono in sesto i corpi fiacchi e debilitati, sono afrodisiaci. Ma già qualche “fisico” del tardo ‘700 metteva in dubbio la capacità del “seme” di accendere il fuoco dell’eros e di tenerlo a lungo in vita e, ragionando da “bastian contrario”, avvertiva che talvolta il mangiar troppi pistacchi produce calore sì, ma in misura eccessiva: e tutto ciò che è eccessivo nuoce. Il pesto di pistacchi non dovrebbe creare problemi, anche se c’è il pepe nero: il limone, l’acqua e il potere miracoloso della pasta – di ogni tipo di pasta – consentono anche di fare il bis, in tutta tranquillità. Ma i Greci non avevano dubbio alcuno sui poteri curativi dei pistacchi. Nel libro di Ateneo “I Deipnosofisti” Ulpiano spiega ai convitati che Posidonio, filosofo stoico, scrive che “L’Arabia e la Siria producono il frutto della persea e il cosiddetto pistacchio” e che Nicandro di Colofone nomina i pistacchi nel suo libro intitolato “Triaca”. Questo termine deriva da “theriaka” e designava un preparato terapeutico, costituito da un gran numero di ingredienti, tra i quali il pistacchio, utilizzato non solo contro il morso dei serpenti velenosi, ma come primo rimedio contro ogni forma di male fisico. Nel 2006 Ascanio Celestini pubblica su “La Repubblica” un articolo intitolato “Il pistacchio intellettuale”: vi racconta che, passeggiando per piazza delle Erbe a Verona con l’amico Franco, acquista un gelato al pistacchio e, mentre lo gusta, parlano di intellettuali e di rivoluzione. “Gli intellettuali devono ricominciare a fare!” dico a Franco mentre il pistacchio è già finito e il cono si sta ammosciando. “Non lo mangio mai il gelato –dico- ma quando prendo un cono mi viene voglia di mangiarmene dieci di seguito”. È questa la trappola dell’intellettuale. Mangia il gelato, ci prende gusto e incomincia a ingozzarsi di pistacchio. Se qualcuno lo rimprovera di essersi distratto dalla realtà, lui si trova una giustificazione letteraria. Continua a leccare trasformando anche il pistacchio in letteratura. L’ozio letterario diventa obesità. In un suo libro Camilleri racconta di una sua zia proprietaria di un enorme campo coltivato a pistacchi che, allo sbarco degli alleati in Sicilia, fece serrare i cancelli, mise di guardia un campiere armato e ordinò: “Che la guerra non entri nella pistacchiera!”. Ovviamente la guerra non solo vi entrò di prepotenza, ma la spazzò via per tre quarti. “Ecco” chiosa Camilleri “quando sento qualche uomo politico sbraitare che è necessario erigere barriere per contrastare il flusso degli immigrati o che bisogna respingerli in mare, mi torna alla memoria la stupida, non miopia, ma assoluta cecità di mia zia”. Nel film “Pari e dispari” Terence Hill chiede quattro volte a Bud Spencer, gelataio improvvisato, un gelato a pistacchio, e per quattro volte, perdendo progressivamente la pazienza, Bud risponde all’amico: “Non ho pistacchio”. E’ probabile che il pistacchio produca effetti non ancora scoperti dagli studiosi.







