‘ A friere siente l’addore. Considerata l’importanza che la “tavola” ha nel sistema sociale, era fatale che il cibo, le sue forme e i gesti di chi sta a tavola promuovessero la creazione, per via di metafora, di proverbi, detti e “sentenze”. In questo capitolo “frittata”, “friggere” e “frittura” occupano un posto importante. Le signore napoletane non usano mai i bucatini, perché con i bucatini la frittata si avvalla, “se ne scenne” e non si servono mai di pasta “ausata”, di pasta “superchiata”.
Ingredienti: 150 gr. di spaghetti; 150 gr. di formaggi misti (scamorza, parmigiano, mozzarella); 2 uova; 1 spicchio d’aglio; 2 cucchiai di olio; erbe aromatiche fresche; sale e pepe nero. Cuocere al dente gli spaghetti, scolarli, raffreddarli sotto l’acqua corrente e condirli con un cucchiaio di olio. Mettere in una ciotola le uova, un pizzico di sale, una copiosa grattata di pepe nero, i pezzetti di formaggio tagliati a dadini, un trito delle erbe aromatiche, unire gli spaghetti e amalgamare il tutto. Versare l’amalgama in una padella antiaderente, livellarlo con un cucchiaio, cuocere per un paio di minuti a fuoco vivo, abbassare poi la fiamma e proseguire la cottura per 10 minuti. Infine rigirare la frittata in un ampio piatto, alzare la fiamma e continuare a cuocere per altri 5 minuti. Servire in tavola, con qualche fogliolina di erbe aromatiche e con un’ultima grattata di pepe (Immagine e testo derivano dal sito “Ennesimo blog di cucina”).
“Rigira la frittata” chi, nel parlare e nel comportarsi, pecca all’improvviso di incoerenza rispetto ai princìpi di cui fino a poco prima si era dichiarato, a voce alta, convinto difensore, e induce gli altri a sospettare che il suo “rigirare” sia dettato dall’interesse personale. “Rigirare” la frittata è anche un gioco in cui sono impegnati da sempre, in politica, la maggioranza e l’opposizione: il loro sogno è quello di cancellare l’esistenza della verità oggettiva e di imporre, su ogni questione, il punto di vista di parte, anche danzando su un palcoscenico, cantando e irridendo gli avversari: è un gioco che diventa offensivo per i cittadini quando i “giocatori” sono mezze figure, oratori inesperti e ignoranti.
Quando il tentativo di manipolare la verità non riesce e il pubblico protesta e schernisce le cavolate di chi si era illuso di poter svolgere il ruolo del maneggione, possiamo sentenziare che “la frittata è fatta”, nel senso che il presuntuoso si è fatto sgamare fin dal primo momento, non appena ha aperto bocca: è come se il cuoco, che si prepara ad impastare la frittata, facesse rompere le uova: la fa la “frittata”, ma non quella con i maccheroni. E il pubblico lo manda a fare in…ecc. ecc., o, se non ama dire parolacce, si limita a mandarlo “a farsi friggere”, a bruciare in quel grasso e in quell’olio che non ha saputo usare per fare la frittata vera, quella con la pasta e con le uova. Il verbo “friggere” per la varietà dei suoi significati può essere usato in giochi metaforici di segno diverso: “friggere di impazienza” può dirsi di chi è veramente nervoso per una lunga attesa, ma anche di chi finge di essere irritato, ma in realtà non lo è nemmeno un poco. “Fritto e rifritto” si può dire di un argomento e di un discorso già noti, banali, ripetuti fino alla noia, ma può anche definire, con una punta di lieve ironia, ragionamenti e riflessioni rivisti e migliorati.
Più complicata è la storia del detto napoletano “’a friere siente l’addore”. Esso può riferirsi al fatto che il vero valore dei nostri pensieri, dei nostri progetti e delle nostre scelte si manifesta quando essi entrano in contatto con la realtà, con quelle situazioni oggettive che ci consentono di stabilire quanto siano fondati i giudizi che formuliamo sugli altri e su noi stessi. Ma c’è una seconda versione del detto: “a friere siente l’addore. A cuntà’ siente ‘o chianto”. “Tenti di ingannare gli altri, e in un primo momento ti illudi di esserci riuscito. Ma alla fine ti accorgi che gli altri hanno ingannato te: all’inizio senti il profumo della tua superiorità, ma alla resa dei conti non ti resta che piangere”. Per sostenere la spiegazione si cita la scena che ha per attori un prete ed un pescivendolo. Il prete si recò al mercato per acquistare del pesce fresco, ma si accorse che il disonesto commerciante gli aveva “appioppato” del pesce quasi marcio: decise allora di trattarlo come meritava, pagandolo con soldi falsi.
Mentre si allontanava, sentì il pescivendolo che riferendosi a lui sentenziava a voce alta “a frijere siente ll’addore” (sentirai l’odore – e quindi capirai la cattiva qualità del pesce – quando friggerai). Il prete, rivolgendo il dito medio verso il pescivendolo, “schiassiò”: “a cuntà’, siente ‘o chianto“, quando userai i soldi che ti ho dato, capirai che ti ho fregato, e piangerai, per la rabbia. Ma il tema non si esaurisce con questo articolo.


