Lettera in redazione: “Somma Vesuviana, il declino di una identità collettiva”

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Riceviamo e pubblichiamo una riflessioni di Giovanni Maiello 

 

“Caro Luigi Jovino,

leggo sempre con molto piacere gli scritti puntuali e graffianti che saltuariamente decidi di regalarci. Le tue parole rappresentano un faro, non solo una fiaccola di memoria di una vita passata, ma un’opportunità di riflessione sul presente e di crescita verso il futuro.

Con lo stesso spirito ho letto il tuo ultimo pezzo pubblicato sul Mediano – ringrazio al proposito il Direttore Carmela D’Avino per l’ospitalità – dal titolo «Quando Somma rideva con Sarchiapone».

Il tuo non è soltanto un racconto storico. È uno squarcio, nel buio dei nostri tempi, che illumina su un pezzo di Storia di Somma Vesuviana che andrebbe altrimenti dimenticato con l’inesorabilità del tempo. Lo leggo per questo con una strana forma di nostalgia, per una storia che non ho vissuto, mescolata alla malinconia verso un presente così arido, quasi totalmente svuotato di quei costumi e quelle tradizioni che così tanto caratterizzavano questa Città ed il suo Borgo antico.

Che rabbia, caro Luigi, la pochezza dei giorni nostri. Che rabbia le tue parole amare: «Era un tempo in cui la comunità si muoveva compatta. Oggi, invece, a Somma operano decine di associazioni che spesso non dialogano tra loro. Il legame comunitario si è assottigliato, e non stupisce che l’ultima rappresentazione della Cantata dei pastori risalga ormai a circa vent’anni fa».

Sono cambiati i tempi, è cambiato il mondo ed anche Somma e i sommesi sono inevitabilmente cambiati. Il senso di comunità ha lasciato spazio al protagonismo dei pochi. La partecipazione è stata sostituita dalla diffidenza o, peggio, dall’indifferenza. Lo stare insieme come comunità ha ceduto il passo alla concorrenza cinica che si evolve in delegittimazione del vicino, che a sua volta diventa avversario. L’individuo che si sostituisce alla massa. Il noi che lascia spazio all’io. È cambiato l’uomo, è cambiato il sommese. Ciò che un tempo avrebbe potuto rappresentare il successo di una comunità non viene più percepito come tale, ma come opportunità di autoesaltazione di gruppi ristretti o, peggio ancora, dei singoli individui.

È per questo che la Somma di oggi e il suo Centro Storico sono peggiori della Somma di ieri. Perché quella di oggi è una Somma che contraddice il suo stesso nome. Non più una “somma” di volti, di idee, pensieri, visioni, impegno, speranze di riscatto e di crescita, ma un continuo, sconfortante, frazionamento. E una Somma meno unita vuol dire una Somma più povera, quindi più debole, perché incapace di fornire un’offerta dignitosa.

Come siamo arrivati a tutto questo? Perché non siamo stati in grado di prendere in mano quel testimone proveniente dal passato? Qual è il motivo del cortocircuito inter-generazionale che ha rotto l’unità della nostra comunità? Che prospettive abbiamo di ri-organizzare le nostre comunità in un percorso comune? Quanti anni dovremo ancora aspettare per una nuova Cantata dei pastori?”