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Lazio-Napoli, “Buuh” a chi ?

Due turni di chiusura per la Curva Nord all’Olimpico e 50.000 euro di ammenda alla Lazio per i cori razzisti e discriminatori nei confronti di Kalidou Koulibaly e dei tifosi del Napoli. Questa la decisione del giudice sportivo a margine di quanto accaduto nella gara tra Lazio e Napoli, che ha visto la vittoria della squadra azzurra col risultato di 0-2. 

Ci abbiamo provato ad essere soddisfatti della vittoria del Napoli, la settima consecutiva che non arrivava da 28 anni. Un record che andava festeggiato e onorato, ma che per molti è passato in secondo piano. È come se il tempo si fosse fermato a quei circa cinque minuti in cui un uomo ha applicato gli ideali del calcio e dei valori umani. L’arbitro Massimiliano Irrati, ha detto basta. Basta a quello che persone incivili ci hanno abituati a vedere negli stadi. Basta all’ignoranza e alla presunzione! Basta all’offesa, perché sappiatelo è un’offesa! Non perché siamo napoletani ed amiamo lamentarci, ma perché lo è, punto! Perché non si può sentire nel 2016 un insulto ad una persona di colore e restare in silenzio.
Una vittoria che ha raccolto tutto, gioia di restare primi in classifica, il piacere di vedere campioni di altre nazionalità indossare la maglia azzurra con la stessa passione di un napoletano di nascita, la voglia di fare sempre meglio e poi quella sensazione che resta in gola… la delusione di veder infangato ancora una volta il calcio. Quei cori, che come ha detto il tecnico Maurizio Sarri “sembra brutto da dire, ma siamo abituati a sentire ad ogni partita”, quelli che recitano “Vesuvio lavali col fuoco”, quelli che d’amore per lo sport ed il calcio in particolare, non hanno nulla. Perché quei “tifosi” non sanno neanche il significato della parola squadra, non sanno che lo sport è fratellanza ed è fatto per stare insieme. Sfogano la rabbia di una società viziata e difettata in uno stadio, come se ne avessero diritto. È questo quello che insegnate ai vostri figli? Vorremmo chiedere a questi individui. Lo sport non è odio, non è rabbia e non è offesa. È stare insieme, senza distinzioni di razza. Ma questi “tifosi” non lo sanno. Loro credono che denigrare un ragazzo di 24 anni per il colore della pelle sia da veri sostenitori. Non sanno che, questo giovane campione senegalese di nome Kalidou Koulibaly, è uno dei più forti al mondo, che con la maglia del Napoli ha segnato anche un gol nonostante sia un difensore, non sanno quanta passione e quanto amore mette nel gioco. A loro non importa quanto sia sudata la sua maglia a fine gara. Non gli importa di offendere gratuitamente Kalidou e i propri giocatori di colore – che nella Lazio ci sono e come – perché “fa parte del gioco”… del vostro gioco forse, non del calcio.
Da Olimpia fino alle paralimpiadi per disabili, lo sport è sempre servito a diffondere principi di tolleranza ed integrazione.
Con all’avvento dell’imperialismo britannico nel XIX secolo, il legame tra sport-fratellanza è stato sostituito da sport-razzismo. L’uomo bianco, aveva il diritto-dovere di colonizzare e civilizzare i popoli “pimitivi”.
Non voglio fare lezioni di storia, ma questa ve la voglio raccontare. Nel 1936, Hitler decise di ospitare i Giochi Olimpici, solo per il piacere di “celebrare la razza ariana”, impedendo la partecipazione degli atleti tedeschi di origine ebrea, anche se top athletes. Allora, quest’ideologia razzista fu ridicolizzata dalla vittoria di 4 medaglie d’oro da parte di Jesse Owens. Non sapete chi è? Ve lo dico subito. É stato un alteta afro-americano, dunque di colore, che non solo fu la stella dei Giochi nel 1936, ma nel 1955 fu nominato dal Presidente Dwight D. Eisenhower, “Ambasciatore dello Sport”.
L’oro di Owens è rimasto nella storia: “Vero, Hitler non mi ha stretto la mano ma fino a qui non lo ha fatto neanche il presidente degli Stati Uniti” disse umilmente l’atleta alla stampa.
Ma parliamo di calcio. Alla fine di tanti congressi e riunioni, i vertici sono giunti ad una conclusione: per eliminare il razzismo, bisogna prevenirlo. La Commissione Europea insieme alle federazioni sportive hanno a cuore di applicare dure norme e sanzioni contro la discriminazione. Così è stato anche per il match Lazio-Napoli. Irrati non solo ha fermato il gioco, ma ha redatto un referto arbitrale preciso, che ha permesso al giudice di applicare l’ammenda. La speranza di chi ama il calcio, è che questo possa essere un inizio di un percorso sano. Per la prima volta ci troviamo a parlare del miglior arbitraggio italiano, quello giusto che solo i grandi uomini che hanno rispetto e amore per il proprio lavoro sanno fare bene. Per quanto possa sembrare un comportamento normale, in una civiltà come la nostra, una cosa del genere è segno di coraggio. Non ci resta che dire grazie a Massimiliano Irrati, che il suo lavoro sia di esempio anche per i colleghi.
A dire grazie è stato anche Kalidou Koulibaly, che tramite instagram ha dichiarato: “voglio ringraziare tutti per i messaggi di solidarietà che mi sono arrivati. Voglio ringraziare anche i giocatori della Lazio, ma soprattutto l’arbitro Irrati per il suo coraggio. Ringrazio i miei compagni di squadra, la società e i nostri tifosi che sono stati di un grande sostegno contro questi brutti cori! Andiamo avanti e forza Napoli sempre!”

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