Domenica prossima celebreremo la Giornata del migrante e del rifugiato. E’, questo, uno dei problemi più seri del nostro tempo. Un fenomeno irreversibile. Con il quale tutti, non solo l’Italia, dobbiamo fare i conti.
Vogliamo o non vogliamo. Tutti ne parlano. Tutti litigano su tutto negli inutili e costosi salotti televisivi. I pareri sono tanti e discordi. Il problema implica diversi fattori: personali, familiari, sociali, politici, religiosi, etnici. Ma noi, come cristiani, abbiamo il dovere dell’accoglienza. E, a questo proposito, la Fondazione Migrantes ha ideato dieci proposte che possono aiutare a migliorare l’accoglienza dei migranti in Europa e in Italia. 1) Rimane necessario aprire canali di ingresso regolari sia per ricerca occupazione per i migranti che di ingresso umanitario per i rifugiati che già si trovano nei grandi campi profughi vicino alle zone di conflitto: cosa che scoraggerebbe il traffico delle persone e che eviterebbe l’inutile e insostenibile morte di persone in mare (uomini, donne e bambini), che continua e cresce da troppo tempo. 2) Occorre trovare modalità nuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa. 3) Trovare procedure di identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana e dei diritti umani delle persone. 4) Riuscire a dare una risposta più competente e più celere alle persone che fanno domanda d’asilo, per arrivare a dare a tutti una risposta entro i sei mesi che le normative europee già prevedono e nello stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei diniegati, che al momento aspettano anche più di un anno per riuscire ad avere una risposta. I tempi lunghi di attesa, infatti, portano le persone a rimanere in accoglienza senza una risposta anche per un anno e mezzo – due anni, con la dimissione o l’allontanamento dal centro di accoglienza , e i conseguenti rischi della irreperibilità, di insicurezza e di sfruttamento delle persone. 5) Arrivare ad avere un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia, che risponda a medesimi standard, procedure e sia sottoposto a puntuali controlli e verifiche nella gestione dei fondi. Accogliere con trasparenza ed apertura è un reciproco vantaggio sia per chi viene accolto che per chi fa accoglienza. Il rapporto sull’accoglienza di migranti e rifugiati in Italia del Ministero dell’Interno dell’ottobre 2015 ha evidenziato come i soldi spesi per l’accoglienza delle persone hanno una ricaduta positiva anche sui comuni e le comunità accoglienti, evidenziando che dei 30-35 euro giornalieri per l’accoglienza circa il 37% serve per la retribuzione di operatori e professionisti e circa il 23% vada in spese relative ad affitto di locali, acquisti di beni alimentari e abbigliamento: tutte cose che sono una ricaduta positiva sull’economia locale della comunità che fa accoglienza. 6) Per arrivare ad avere un sistema unico l’accoglienza dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale deve diventare un servizio sociale specifico per ogni Comune o unione di piccoli Comuni, forte della collaborazione della rete di enti e associazioni di volontariato sul territorio, in relazione con la scuola e il mondo delle imprese: uno dei servizi alla persona garantiti su tutto il territorio nazionale (in proporzione alla popolazione, al Pil, ai fondi sociali ricevuti e alla quota di persone straniere già presenti). 7) L’accoglienza dei migranti e dei rifugiati se non è seguita da un serio programma di inserimento abitativo e lavorativo crea solo marginalizzazione, rischio di sfruttamento e frustrazione. A tal riguardo, può essere preziosa sinergia stato-Terzo Settore e Chiesa (come alcune esperienze dimostrano in diverse realtà). 8) Rispetto ai minori stranieri non accompagnati bisogna arrivare a forme di accoglienza familiare. 9) Una proposta importante: riguarda la proposta di legge per il voto amministrativo ai migranti regolarmente presenti nel nostro Paese. 10) Parlare delle migrazioni e dello spostamento delle persone con competenza e serietà per superare finalmente un’informazione allarmistica e ideologica del fenomeno, che troppo spesso dimentica il popolo dei migranti, 5 milioni, per fermarsi ad esasperare alcuni casi. Nello specifico, poi, dei richiedenti asilo, non siamo di fronte a un’invasione del nostro Paese, ma siamo di fronte a un momento di grande sofferenza del mondo in cui il numero dei conflitti (di cui la nostra parte di mondo ha la sua responsabilità sia nella creazione che nella mancata gestione) e il numero di spostamento forzato di persone per cambiamenti climatici è davvero molto elevato.
(Fonte foto: rete internet)
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