Allo Juventus Stadium drappi di plastica francamente imbarazzanti, ma bravi i bianconeri a crederci fino in fondo
La coreografia vista sabato sera allo Juventus Stadium resta una delle immagini più tristi mai apparse in un campo sportivo di serie A: migliaia di drappi di plastica bianchi e neri che sembravano bustoni della spazzatura. Uno sventolare incerto, farraginoso. Zero fantasia, zero creatività, poca gioia. Le telecamere di Sky hanno indugiato pochi ma significativi secondi su una bionda e anziana dirigente della Juventus che spesso si vede nei salotti sportivi televisivi: manteneva a fatica il simil – sacchetto dell’immondizia, palesava a stento l’imbarazzo. Così come è francamente imbarazzante (per chi tifa Juventus, ovviamente) questo ostinarsi a cantare ‘O surdato ‘nnammurato, quasi a voler sfottere i napoletani senza rendersi conto che è un autogol clamoroso, un modo per alzare bandiera bianca e ammettere che non c’è (e probabilmente non ci sarà mai) una canzone in grado di rappresentare i colori bianconeri: Oje vita, oje vita mia a chi?
oje core di quale core?
Al netto di queste considerazioni, la Juventus ha battuto il Napoli 1 a 0 e il risultato ci sta tutto. Certo, ci stava anche il pareggio e persino la vittoria azzurra se il tiro di Hamsik fosse finito nello specchio della porta, ma i calciatori bianconeri hanno avuto il merito di crederci di più e Allegri è stato bravo a tenere bassi Insigne e Callejon costringendo Higuain a fare la punta isolata, oltre che ad inserire Zaza, autore del gol: lo avrà fatto per caso o per scelta, ma lo ha fatto. E questo conta, oggi. Conta anche non mollare, perché l’unico risultato che avrebbe chiuso il campionato (e manco questo è sicuro, in verità) sarebbe stata la vittoria del Napoli: più 5 a meno 13 giornate dal termine e tanta, tanta convinzione nei propri mezzi. È quella che si deve ritrovare, anzi non smarrire: la convinzione che il Napoli può ancora dire la sua. Anche perché, se dovesse arrivare il quinto scudetto bianconero, davvero non oseremmo immaginare quale altra squallida coreografia potrebbero inventarsi i gobbi.



