In libreria l’ultimo lavoro del musicista ed agitatore culturale che vive a Sant’Anastasia, considerato uno degli esponenti delle avanguardie italiane legate alla musica di frontiera.
«Musica sottile» (Guida Editori), il nuovo lavoro di Girolamo De Simone, è un libro sulla musica ma anche sulla filosofia della musica. Per il compositore ed agitatore culturale che vive a Sant’Anastasia, la musica è un’esperienza della soglia che dà la possibilità di guardare oltre: è un intreccio di culture siriane, armene, persiane, beneventane e vesuviane da recuperare e rivisitare, mescolare ed ibridare, senza tralasciare il contemporaneo.
La sua è anche una musica del silenzio: «Essa ci racconta della sofferenza con voce malinconica. Ci guarda con tenerezza e sembra dirci: io ci sono. Condivido la tua storia». De Simone, considerato uno degli esponenti delle avanguardie italiane legate alla musica di frontiera, spiega, facendo ricorso al linguaggio settoriale, la musica come onda, quale insieme di suoni. Si rappresentano le armonie della musica, gli intervalli, e poi la testata, il timbro, il ritmo, la densità, gli accordi, la tonalità e così via. Il racconto si chiude con «Politiche e Fabbriche», una riflessione grazie alla quale il compositore e musicista sostiene che bisogna trasformare le città in fabbriche di senso, perseguire culture autenticamente popolari.
«Come? Concedendo più tempo, scelta tra opzioni di fruizione (senza dare per scontato che soltanto le cose «basse possono arrivare al popolo»); offrendo una chance ‘popolare’ di immaginazione e creatività (dunque potere); restituendoci il senso di una ‘progressione’ possibile, sintropica, exoterica – si legge nel libro-zibaldone – Poter allargare i confini è già non aver più limite di sguardo. Unico motivo di ottimismo nella condizione devastata in cui versano le politiche culturali territoriali è che questo allargamento non ha fortunatamente bisogno di essere ‘maggioritario’. Il senso si propaga come il suono e come l’acqua: una sola goccia è già l’Oceano; un solo suono è già un risveglio».
Elemento interessante emerso dalla lettura di questo libro, è che il maestro pianista ed elettroperformer, dice di essere alla perenne ricerca del sottile e nelle sue composizioni cerca di far svanire la dimensione percussiva del pianoforte. «Spesso ciò si traduce nella ricerca di una levità di tocco… E talvolta, come in alcuni brani di Shama, sono arrivato ad eliminarli del tutto, grazie all’elettronica». Attraverso il tocco dei tasti del piano si comprende il carattere del musicista ed il tipo di composizione che egli esegue. Caratteristiche del tocco sono l’attacco (propriamente tocco, ovvero la corsa del martello verso la corda) ed il rilascio, (il levare, ovvero il ritorno del martello dalla cordiera alla base).
E De Simone elimina quel “rumore” con l’elettronica. Gusto del tutto personale questo, dal momento che esiste sì l’arte del tocco ma non è standardizzata, definita: piccolo esempio che ci fa capire che la musica è la forma più pura della libertà.







