La mamma di Simone in lacrime: “Giustizia negata. Ma non mi fermo”

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La mamma di Simone, Natascia Lipari, con l'altro figlio, il fratello della vittima, Stefano Frascogna, davanti al tribunale di Napoli
La mamma di Simone, Natascia Lipari, con l'altro figlio, il fratello della vittima, Stefano Frascogna, davanti al tribunale di Napoli

Parole  molto dure quelle pronunciate da Natascia Lipari dopo la sentenza di appello. La madre della vittima ha citato l’ergastolo comminato agli assassini di Willy: “Perchè due pesi e due misure ?”        

 

Omicidio di Simone: la sentenza di Appello ha ridotto di tre anni la condanna per l’assassino. Il 12 dicembre 2021 Domenico Iossa, che nel centro di Casalnuovo, la sera del 3 novembre 2020, a soli 18 anni uccise con nove coltellate, per futili motivi, Simone Frascogna, studente diciannovenne, era stato condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. Ieri invece il secondo grado di giudizio della quinta sezione della corte d’Assise d’Appello ha parzialmente riformato la condanna, riducendola a 27 anni. Confermato comunque il riconoscimento del risarcimento del danno ai parenti e agli amici di Simone che si sono costituiti parte civile al processo. Riconosciuto il danno anche al Comune di Casalnuovo. Il riconoscimento da parte della corte d’Assise delle statuizioni civili a una municipalità è un caso raro.

Solitamente questa decisione viene presa in favore dei comuni che si costituiscono in dibattimento contro i clan mafiosi. Ma in questa vicenda è stato riconosciuto un danno morale e d’immagine di cui è responsabile un giovane che ha ucciso per soddisfare la sua sete di violenza fine a se stessa. A ogni modo questa sentenza di appello ha fatto sprofondare nello sconforto la mamma di Simone, Natascia Lipari, protagonista di una lunga campagna di sensibilizzazione portata nelle strade e nelle piazze contro l’assassino di suo figlio e, più in generale, contro la violenza giovanile. Ieri Natascia è scoppiata in lacrime mentre i giudici leggevano la sentenza.

“Sono indignata, offesa. Hanno ridotto la pena per l’assassino di mio figlio – le parole della madre della vittima pronunciate all’esterno del tribunale di Napoli – perché ai fratelli Bianchi è stato inflitto l’ergastolo e invece a Domenico Iossa è stata pure ridotta la pena a soli 27 anni ?. Mio figlio è stato ucciso con una violenza inaudita, con nove coltellate. Se lo scopo delle sentenze è di rieducare perché hanno dato l’ergastolo in un caso e in un altro no ?  Perché hanno fatto due pesi e due misure ? Ma io non mi fermo”. Il riferimento fatto dalla signora Lipari è all’omicidio di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo ucciso a Colleferro nel 2020 a seguito di un terribile pestaggio da parte dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, poi condannati al carcere a vita.

Prosegue intanto il processo per i due complici di Domenico Iossa. L’8 settembre dell’anno scorso erano stati infatti condannati dal tribunale dei minori, con il rito abbreviato, per aver favorito l’omicidio di Simone, altri due ragazzi, entrambi minorenni all’epoca dei fatti, avevano 17 anni, ed entrambi di Casalnuovo. Aiutarono Domenico Iossa a uccidere Simone su un marciapiede del centro di Casalnuovo, dopo aver aggredito a colpi di coltello un amico dello studente, Gino Salamone. Simone Frascogna fu ucciso proprio nel tentativo di difendere l’amico dall’aggressione.

Un’aggressione scaturita dal fatto che poco prima Simone e Gino, che si trovavano insieme in automobile, si erano opposti a un sorpasso azzardato da parte dei tre giovani violenti, a bordo di un’altra vettura. Nel frattempo Fabrizio Tremante, che era stato condannato dal tribunale dei minori a 10 anni di reclusione, e Carmine Barone, che aveva subito una condanna a 7 anni, sono divenuti maggiorenni. Anche loro, come Domenico Iossa, si trovano in carcere. I loro legali hanno presentato appello. Per i due complici il processo di secondo grado è ancora in corso.

“Mi auguro che questa sentenza di appello – commenta l’avvocato Antonio Pelliccia, legale della mamma di Simone e del Comune di Casalnuovo – oltre a restituire giustizia per quello che è accaduto possa fungere da deterrente per tutti quei giovani violenti che si rendono protagonisti di gravi episodi di devianza. Intanto stiamo aspettando le motivazioni di questa sentenza perché abbiamo intenzione di chiedere allo Stato il giusto riconoscimento del gesto eroico compiuto da Simone, il fatto cioè di essere stato ucciso per aver salvato la vita del suo amico Gino”.