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L’intera comunità del Parco del Vesuvio dovrebbe essere interessata alla conservazione di questa festa e al recupero delle sue tradizioni e dei suoi significati più veri. La festa delle lucerne potrebbe diventare il fulcro di un progetto strategico di marketing territoriale.

La “festa delle lucerne” è per Somma Vesuviana uno straordinario momento di visibilità mediatica e turistica grazie alle caratteristiche di un evento in cui si intrecciano religiosità popolare, tradizioni folkloriche, usanze e costumi che il tempo non ha ancora consumato, lo scenario particolare di un borgo medioevale, il Casamale, preservato dal tempo da una cinta muraria secentesca che solo l’incuria degli uomini tenta di distruggere e snaturare dalle sue funzioni, di abitazione ma anche di mondo sicuro, protetto, della vita quotidiana di contadini che dalle pendici del vulcano traevano sostentamento per il presente e speranza per il futuro. La protezione, prima che dalle mura, era assicurata da “mamma schiavona”, la Madonna della neve, o meglio del vulcano incombente, terribile e protettivo. Il fascino della “festa delle lucerne”, nonostante tutti i tentativi di trasformarla in una sagra della torta di scarola e della falangina, sta nella molteplicità dei significati e dei rimandi a riti e tradizioni del cui significato si è persa anche memoria, ma che continuano ad agire sull’inconscio collettivo pur nella stanca ed immemore riproposizione. Le lucerne accese sugli impianti geometrici che si inseguono nei vicoli in una sequenza che gli specchi dilatano senza fine danno brividi di mistero anche alle folle distratte che si accalcano senza neppure cercarne il significato recondito che certamente avevano ma che non sono più in grado di comunicare. Ho inutilmente cercato spiegazioni sulle ragioni di questi impianti rigorosamente geometrici che sostengono le lucerne accese, come dei canti delle donne nascoste sui tetti o delle tavole imbandite all’ingresso dei vicoli e delle zucche svuotate e intagliate come maschere greche che illuminano sinistramente anche gli angoli più bui del Casamale. Forse la prima cosa da fare sarebbe promuovere una ricerca sulla festa e sui molteplici rituali messi in gioco che non si limiti alle pur interessanti notazioni del De Simone. Sarebbe importante sapere quando la festa ha assunto le caratteristiche che poi il tempo ha ossificato, scarnito, privato di ogni rapporto con l’immaginario collettivo. Ma anche come si sia evoluta e arricchita di notazioni che oggi non comprendiamo in relazione alle trasformazioni e ai cambiamenti che hanno interessato il territorio. Sarebbe importante perché la “festa delle lucerne” non è solo di Somma Vesuviana ma di tutti i paesi abbarbicati al Vesuvio che vivono quasi in simbiosi con il vulcano fonte di vita ma anche di morte. I sapori particolari dei prodotti della terra del territorio vesuviano vengono tutti dal vulcano che in tal modo distribuisce ricchezza e benessere alle popolazioni. Questo spiega l’attaccamento dei vesuviani ad una terra che può anche tremare in modo distruttivo ma ogni eruzione è come una nuova fecondazione di questa terra aspra e ricca di frutti. L’intera comunità del Parco del Vesuvio dovrebbe essere interessata alla conservazione di questa festa e al recupero delle sue tradizioni e dei suoi significati più veri. Anche il recupero del Casamale dovrebbe interessare tutta la comunità vesuviana, oltre quella sommese. Un gioiello di cui si intuiscono appena le strutture originarie dietro il coacervo delle superfetazioni e degli abusi ma che meriterebbe di essere ripristinato nelle sue caratteristiche originarie perché lì dentro c’è la storia millenaria delle comunità che hanno abitato il Vesuvio. Poi certo la “festa delle lucerne” potrebbe anche diventare il fulcro di un progetto strategico di marketing territoriale dell’intero territorio vesuviano, a partire da quello sommese. Le potenzialità ci sono tutte. Il territorio vesuviano è talmente ricco di storia, di tradizioni, di eccellenze monumentali ed artistiche, oltre che di tradizioni enogastronomiche da poter sostenere anche un grande progetto di sviluppo turistico. Certe cose non si possono però improvvisare. Un progetto strategico di marketing territoriale per raggiungere risultati ha bisogno di studi seri ma soprattutto del coinvolgimento di tutti i saperi presenti ed attivi sul territorio. Deve essere un progetto il più largamente possibile “partecipato” dalla gente che ha “memoria” e “saperi” della festa come delle tradizioni dell’intero territorio vesuviano.