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Aspetti commerciali della Festa delle lucerne. Sulla sua origine spunta una nuova pista ebraica.

Abbiamo visto tutti. Insieme ci siamo indignati, ma è finito il momento di perdersi in critiche sterili. Servono idee per rilanciare la cultura e la tradizione di Somma Vesuviana. Il dibattito sulla Festa delle lucerne, manifestazione cult della programmazione vesuviana si trascina stancamente. Tutti, ma proprio tutti hanno criticato l’aspetto consumistico della manifestazione, dove si è venduto troppo e si è venduto male. La malattia degli affari facili ha contagiato un po’ tutti. Un signore, arrivato da poco al Casamale ha iniziato la prima sera della Festa a vendere bibite in una bacinella di plastica. La seconda sera si è allargato con i panini. La terza ha aperto un ristorante abusivo. Da quando abbiamo ripreso la Festa delle lucerne è stato sempre così. Venditori abusivi, abitanti stessi del Casamale hanno improvvisato commerci ambulanti e stanziali, ricavandoci sempre un bel guadagno. Alla fine di ogni edizione ci sono state critiche feroci. A dispetto dei tanti furbi, decine e decine di ragazzi hanno lavorato gratis per realizzare la Festa. Hanno utilizzato le ferie, sono stati impegnati decine di giorni e ci hanno rimesso di tasca loro. Ogni volta che si tirava un consuntivo della Festa abbiamo sempre avuto a che fare con questo problema. Per cercare di mettere ordine si era pensato prima ad una Fondazione, poi si è passati all’associazione, ma come i fatti dimostrano non è cambiato nulla. Eppure quest’anno c’era il divieto di vendita diretta. Credo che mai una prescrizione comunale sia stata così disattesa. E’ stato il trionfo della disobbedienza di massa. Gli amici dell’Arci che hanno girato per la questua erano stati avvertiti. Un ragazzo disoccupato ha avuto il modo di avvisare: <Fate quello che volete, ma io durante la Festa apro una bancarella abusiva. Con i soldi ricavati posso campare tre mesi>. Come dargli torto? E’ profondamente ingiusto, ma quello che è successo era perfettamente prevedibile e non ci sarà mai ordine se non si creano le premesse per educare i visitatori, indirizzandoli verso un consumo di qualità, responsabile e consapevole. Solo così si potranno rendere improduttive le bancarelle del vino annacquato o le taverne improvvisate di pizza con la scarola e “freselle ammollate”. C’è anche da considerare che in qualche modo i venditori abusivi hanno reso un servizio. Ai ristoranti, ai negozi e alle bancarelle autorizzate nella scuola del Casamale hanno tolto poco. Tutti i ristoranti e gli esercizi commerciali del circondario hanno lavorato al massimo delle proprie potenzialità. Se non ci fossero stati i venditori abusivi sicuramente sarebbero sorti altri problemi e molti visitatori avrebbero preso la strada dei paesi vicini, neanche si sa quanto preparati a sfamare una massa così consistente di persone. Non bisogna minimamente giustificare chi si mette contro legge, improvvisandosi produttore e manipolatore di sostanze alimentari senza offrire nessuna garanzia di igiene, qualità e servizio. Ma sul grande commercio che si è fatto durante la Festa delle lucerne occorre  fare qualche riflessione che vada al di là della indignazione. Innanzitutto si dovrebbe analizzare proprio l’aspetto consumistico. Mi hanno colpito ad esempio delle riflessioni fatte da Rocco Marra, fotografo di scena di film importanti come “Romanzo criminale” che sta realizzando un documentario sulla Festa delle lucerne, comparandola con altre manifestazioni simili ebraiche ed indiane. Rocco ha ipotizzato che la Festa possa essere stata addirittura inventata dagli ebrei che a Somma hanno avuto un ruolo importante, tanto da avere ancora una strada ad essi dedicata. Franco Mosca, esperto di storia locale ha confermato che gli ebrei compaiono al Casamale all’epoca di Alfonso il Magnanimo, re Di Napoli nella prima metà del 1400. Come è successo in altre fortezze meridionali la colonia di ebrei si è insediata all’esterno delle mura della cittadella fortificata. Gli ebrei, poi, sono improvvisamente scomparsi, probabilmente a seguito dell’ editto di espulsione dal Regno di Napoli, datato 1510. A sostegno dell’ipotesi di Marra ci sono diversi elementi. La Festa delle lucerne e quella della Luce ebraica hanno in comune diversi simboli: le luci, le forme triangolari e le prospettive. La Festa della luce, una delle manifestazioni più importante della religione ebraica, cade nel periodo di massimo freddo, proprio quando c’è la neve. In alcuni comuni italiani il 5 agosto, giorno dedicato al culto della Madonna della neve, ci sono manifestazioni di chiara origine ebraica. A Barano, un paesino in provincia dell’Aquila il 5 agosto, la gente regala delle monetine a tutti i visitatori proprio in ricordo della presenza degli ebrei. Inoltre sempre secondo Marra <potrebbe essere stato il pragmatismo ebraico ad impedire alla religione cattolica di fagocitare completamente i contenuti arcaici della Festa>. Non sono uno storico e sicuramente l’ipotesi delle origini ebraiche della Festa presenterà numerose falle. Spetta agli storici dimostrare le illazioni. In mancanza di riferimenti storici anche questa opportunità, però, va presa in considerazione, non fosse altro per le numerose prove che sembrano essere a sostegno. Se, poi, “malauguratamente” per tutti gli antropologi e gli etnologi che l’hanno studiato e decantata, dovesse essere confermata l’ipotesi che la Festa delle lucerne è stata iniziata dagli ebrei, allora non si potrebbe sottacere l’aspetto commerciale. E’ risaputo  che gli antichi ebrei favorivano le iniziative del mondo contadino in cui c’era circolazione di denaro. A parte i connotati che sembrano essere costitutivi della manifestazione, credo che non vada sprecata la grande opportunità che essa offre. Nei dibattiti tenuti durante la Festa molti operatori si sono chiesti che senso possa avere costruire un altarino ad una manifestazione del mondo contadino, quando il lavoro dei campi, specialmente in questo periodo a Somma, è così in ribasso e vilipeso. Migliaia di persone sono venute ad ammirare il miracolo delle prospettive di luci, ma pochi si sono accorti che quest’anno le albicocche sono rimaste sugli alberi a marcire per mancanza di mercato. Eppure nell’ Annuario dei prodotti di eccellenza, le albicocche di Somma Vesuviana occupano un posto di tutto rispetto. La qualità dei nostri prodotti è risaputa e la domanda cresce. A causa di meccanismi perversi di mercato, però, i nostri agricoltori sono una specie in via di estinzione e con essi sta scomparendo una cultura, l’ambiente ed il paesaggio. Ecco che bisogna lavorare per trasformare la Festa delle lucerne in un’opportunità. Credo che alcune cose possano essere fatte subito. Intanto l’Arci deve riassumere la centralità nella promozione delle manifestazione perché appartiene ad un circuito nazionale sperimentato e collaudato che vive in simbiosi con il mondo cooperativo, con lo Slow food e con gli istituti di vigilanza etica. Poi la Festa delle lucerne dovrebbe essere biennale, o addirittura annuale, e dovrebbe essere legata ad una Fiera dei prodotti di eccellenza in via di estinzione. Allora avrebbero senso le bancarelle, tutte identificate da un marchio di qualità. Per dare spazio a questa Festa credo bisogna trovare soluzioni di maggiore respiro. Basta con le quattro porte! Basta con le soluzioni stucchevoli che non portano da nessuna parte! Si potrebbe ad esempio allestire un nuovo vicolo illuminato in quel vicoletto che da piazza Trivio conduce direttamente a ridosso delle Mura aragonesi per evitare congestionamenti e blocco totale del traffico a piedi. Gli organizzatori potrebbero inventarsi altre soluzioni per dare sempre all’antico borgo la centralità dell’evento, non disdegnando nel contempo di valorizzare tutta la città che vive e palpita durante la manifestazione. Ricordo che un’operazione del genere, con lo spostamento dell’asse di una manifestazione tradizionale, la facemmo negli anni Settanta. Riuscimmo a convincere i capi-paranza di spostare il concertino del “Tre della croce” dal Casamale in piazza Trivio e a chiamare la Nuova Compagnia di Canto popolare, invece che i soliti Pino Mauro e Mario Merola. Grazie a quella scelta è nato il fenomeno del folclore a Somma Vesuviana. Grazie a quella scelta sono nati successivamente “Il Villaggio vesuvio” e poi “E Zezi”, “Le nacchere rosse”, “Il gruppo della Zabatta” e le centinaia di paranze vesuviane che hanno calcato i migliori teatri del mondo. Grazie a quella intuizione personaggi importantissimi del nostro mondo contadino come “Zi Gennaro o Gnundo”, o “Giovanni Coffarelli”, hanno portato la voce dei nostri antichi avi negli Usa, in Europa e in tutte le nazioni del mondo. Se non dimostriamo coraggio e intelligenza della nostra cultura rimarrà solo qualche carta bruciata e la Festa delle lucerne si ripeterà stancamente ogni quattro anni con un carico di contraddizioni ancora più evidente.