Un vortice senza fine quello della corruzione. Una vera e propria piaga sociale, verso cui Papa Francesco ha sempre espresso il suo dissenso, come lo scorso 13 febbraio a Città del Messico: “L’esperienza ci dimostra che ogni volta che cerchiamo la via del privilegio e dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti, presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per la corruzione”.
La corruzione continua ininterrottamente il suo cammino nei gangli vitali della nostra società e del vivere comune. La malapolitica e lo sfregio del bene comune sono all’ordine del giorno. Qualche giorno fa sui giornali abbiamo letto la durissima accusa della Procura nazionale antimafia, contenuta nella Relazione annuale. “L’illegalità del ciclo dei rifiuti è la regola e il rispetto delle norme una eccezione”. Negli ultimi giorni le “illegalità” di Maddaloni, di Napoli e di Genova hanno spopolato sui mass-media. Solo nell’ultimo mese le inchieste, dal Nord al Sud, sono state una sessantina, e in gran parte sotto accusa finiscono anche amministratori locali e dipendenti pubblici. Giri vorticosi di mazzette ma anche servizi inefficienti e costosi. “La corruzione non è soltanto un reato contro la cosa pubblica – ha affermato alcuni giorni fa dialogando con alcuni studenti il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone –, ma contro la collettività poiché produce effetti concreti negativi nella vita dei singoli cittadini, non aiuta i servizi ad essere migliori, più economici e più accessibili”. Recentemente la Corte dei Conti ha denunciato come proprio nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti le tasse sui rifiuti negli ultimi quattro anni sono quasi raddoppiate. I cittadini pagano sempre di più, mentre gli amministratori locali non riescono a garantire un adeguato servizio, e alcuni di essi intascano ricche mazzette per favorire male-imprese che invece di tenere pulite città e paesi pensano solo ad arricchirsi. Ma , poi , tutto questo andazzo crea altri problemi, ancora più gravi: basti pensare alle centinaia di milioni di euro che l’Italia deve pagare per le interminabili emergenze rifiuti in Campania e per il colpevole e perdurante uso delle discariche in gran parte del Paese, sanzionate dalla Ue. Basti ricordare, ancora, la vergognosa vicenda dei cinque milioni di ecoballe campane, il cui smaltimento, ora, costerà 450 milioni di euro. Non storie vecchie, ma di questi giorni, non retaggi di antiche tangentopoli ma attualissime corruzioni, attualissima infame politica. Come se la storia non ci avesse insegnato proprio niente. Papa Francesco ha tuonato spesso contro la corruzione. A Città del Messico lo scorso 13 febbraio, ancora una volta è stato chiarissimo. “L’esperienza ci dimostra che ogni volta che cerchiamo la via del privilegio e dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti, presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per la corruzione”.
Credo proprio che in questa storia siamo tutti coinvolti, chiaramente a livelli diversi. Anche la Chiesa deve continuare necessariamente il suo cammino di formazione delle coscienze e di testimonianza dei suoi laici nel mondo.



