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Ipercoop consegna ai sindacati la procedura di licenziamento: 293 esuberi ad Afragola e Avellino

Oggi presidi e scioperi davanti ai centri commerciali coop.  

 

In Campania la scure produttiva e occupazionale si abbatte ancora una volta sul settore della grande distribuzione commerciale. Ed è un colpo micidiale inferto a Natale, cioè nel periodo sicuramente meno appropriato per decisioni del genere: 293 licenziamenti avviati da Ipercoop per gli organici dei due ipermercati di Afragola e di Avellino. La procedura di mobilità forzata è stata consegnata ai sindacati di categoria. Per Afragola ( 202 dipendenti ) le coop emiliane Estense e Adriatica, che controllano il settore campano, prevedono l’estromissione di 176 addetti. Per l’impianto di Avellino ( 147 dipendenti ) l’esubero dichiarato è invece di 117 addetti. Tutti licenziamenti che se attuati porterebbero alla chiusura automatica degli impianti finiti nel mirino dei tagli, strutture enormi che infatti a quel punto resterebbero con pochissimi lavoratori a disposizione. La notizia ha fatto mettere in allarme rosso Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil. Oggi i lavoratori di Afragola e di Avellino manifesteranno davanti ai due ipermercati profittando della giornata di sciopero nazionale indetta dai sindacati contro “l’attacco al contratto nazionale di lavoro da parte delle aziende della grande distribuzione “. Sciopero nazionale che culminerà con un corteo a Milano. C’è intanto chi è pronto a scommettere che questa sarà una giornata piuttosto complicata sul fronte della regolarità delle attività di Ipercoop Campania. ” La misura è colma: non possiamo più concedere nulla a queste cooperative – la posizione, molto dura, di Mario Dello Russo, della segreteria regionale Uiltucs – oggi ci sarà solo la prima di una serie di iniziative. Non faremo sconti “. La sensazione diffusa è che coop Estense e coop Adriatica stiano forzando la mano per ottenere, in cambio della revoca dei licenziamenti, condizioni salariali e contrattuali  più favorevoli di quelle in vigore. Tra i lavoratori si parla di tagli allo stipendio molto sostanziosi e in deroga alla contrattazione nazionale. ” Non possiamo assolutamente firmare accordi in deroga alla contrattazione nazionale e al monte ore finora pattuito – ha però anticipato Dello Russo – non per niente oggi a Milano i sindacati e i lavoratori sono in corteo proprio contro questa che ormai è diventata la pessima abitudine delle aziende della grande distribuzione: tagliare indiscriminatamente i salari e i diritti proprio dove il tessuto sociale ed economico è più debole “. La dichiarazione dei 290 licenziamenti segue di circa due anni e mezzo una prima procedura di licenziamento, quella avviata nell’aprile del 2013 per 250 dei 660 addetti della catena campana di Ipercoop, che comprende tre ipermercati ( Afragola, Quarto e Avellino ) e due store ( Napoli-Arenaccia  e Santa Maria Capua Vetere ). In quell’occasione la coop che controllava il comparto regionale, la Unicoop di Livorno, voleva chiudere l’ipermercato di Afragola. Ma nel gennaio 2014 si arrivò all’accordo che prevedeva una medicina amara: il salvataggio di Afragola attraverso l’arrivo di una nuova coop “emiliana”, la Campania Distribuzione Moderna, con la drastica riduzione dell’orario e la cassa integrazione ( in parte a rotazione ) per 120 degli oltre 200 addetti dell’impianto ubicato in località Marchesa, nel centro commerciale le Porte di Napoli. Per Avellino invece gli esuberi sono stati in gran parte scongiurati grazie all’applicazione dei contratti di solidarietà. Ora però i nodi sembrano venuti al pettine. La situazione sembra più complicata di prima. La cassa integrazione scadrà a gennaio. ” Ma non possiamo assecondare                                                                                                                                  richieste puntate a un ulteriore riduzione degli stipendi – conferma Luana Di Tuoro, della segreteria territoriale Filcams Cgil – anche perchè i lavoratori hanno già fatto grandi sacrifici di recente per cui oltre questi limiti non potremo andare “.

 

 

 

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