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Indennità? “No, grazie: siamo al servizio dei cittadini”. I sindaci e gli assessori del napoletano che rinunciano agli stipendi

 Da “Il Mattino” di martedì 12 dicembre

Ci sono, nella cinta metropolitana di Napoli, un bel po’ di sindaci, assessori e consiglieri comunali che, rinunciando ai loro compensi, vanno a mettere «toppe» a settori – politiche sociali in primis – che da anni non si possono più dire floridi. Amministratori che, rinunciando agli stipendi, riescono a istituire fondi per la lotta alla povertà, a sistemare strutture sportive, a patrocinare eventi, in qualche caso a installare luminarie natalizie o pagare borse di studio per studenti meno abbienti. Parliamo di cifre che, messe tutte insieme, fanno parecchie centinaia di migliaia di euro ogni anno. Medici, avvocati, impiegati, farmacisti, giornalisti, commercialisti, ex parlamentari, di centrosinistra, centrodestra o liste civiche e, per quanto concerne i primi cittadini, in prevalenza del Pd.

Sono tutti amministratori che, eletti sindaci o consiglieri, nominati assessori, preferiscono continuare a vivere con i guadagni delle rispettive professioni o delle relative pensioni, scegliendo di operare per la comunità in maniera gratuita. È una questione che non manca di sollevare polemiche nelle piccole realtà locali dove c’è chi considera «nobile» una simile scelta e chi invece sostiene che, se tutti gli amministratori si comportassero così, la politica finirebbe per essere privilegio da benestanti.

Mimmo Tuccillo, sindaco di Afragola e presidente Anci Campania

A definire «demagogica e poco opportuna» una simile decisione non ci sono soltanto le opposizioni o gli avversari politici di turno, bensì il primo cittadino di Afragola, Domenico Tuccillo, presidente in carica dell’Anci Campania. Ebbene, proprio nel suo ruolo di presidente della sezione regionale per l’associazione dei comuni d’Italia – e per il quale, come tiene a precisare, non percepisce stipendio – Tuccillo ritiene «sbagliata» la rinuncia alle indennità di carica. «Non ho dati precisi, non so quanti amministratori scelgano di non essere compensati per il lavoro che svolgono – spiega – ma so invece che non è opportuno e non ritengo che una opzione simile possa incidere seriamente sui bilanci comunali». Soprattutto, sostiene Tuccillo, il carico di responsabilità sulle spalle dei sindaci è di quelli pesanti, a fronte di indennità di carica non adeguate.  «La questione è stata posta anche in Anci, non è certo la prima volta che ne sento parlare – incalza – ma il lavoro di un sindaco, quando decide di farlo seriamente, prevede già compensi ridicoli rispetto ad altre cariche istituzionali e, spesso, i primi cittadini finiscono per guadagnare meno dei dirigenti nei loro stessi comuni pur lavorando dieci ore al giorno. Chi sceglie di rinunciare, sbaglia. E di grosso». Fatto sta che in una nazione con oltre un milione e trecentomila persone che, direttamente o indirettamente, vivono di politica, un sindaco o un assessore che scelga di non incassare emolumenti – laddove ne abbia possibilità e privilegio e per qualsiasi motivo decida di farlo – resta pur sempre una mosca bianca. E di «mosche bianche» nei comuni dell’hinterland napoletano ce n’è più di una. Lo stipendio di un sindaco varia a seconda del numero di abitanti e altri parametri e lo stesso vale per vicesindaco e assessori. Se il primo cittadino è un lavoratore dipendente o un pensionato, la sua indennità va già dimezzata purché non richieda l’aspettativa dal lavoro per tutto il mandato. Altra storia quella dei liberi professionisti, che percepiscono invece l’indennità piena perché già penalizzati – o comunque ritenuti tali dalle norme vigenti – dall’effetto di oneri fiscali e previdenziali relativi alla loro attività. Nei comuni della provincia, il numero dei residenti per città è alquanto variegato: si va dai 1615 abitanti di Liveri di Nola, alla popolazione di Giugliano che supera i 123mila. Ebbene, i primi cittadini – ma anche, più raramente, gli assessori o i consiglieri-  che hanno deciso di dedicarsi anima, corpo e portafoglio, alla missione di guidare la propria città senza percepire un euro, ci sono. Taluni decidono di lasciare i compensi a disposizione dell’ente, altri li «girano» ad enti benefici. Vediamo, caso per caso, queste “mosche bianche”:

Sindaco Giuseppe Bencivenga (Frattaminore)
M. Antonio Del Prete, sindaco Frattamaggiore

È il caso di Giuseppe Bencinvenga (Pd), di professione farmacista e sindaco di Frattaminore che devolve i suoi emolumenti alla Caritas e altre opere di solidarietà, mentre il suo collega di Frattamaggiore, Marco Antonio Del Prete – anche lui del Pd – lo stipendio se l’è dimezzato per farne confluire una parte in un fondo di contrasto alla povertà.

Il sindaco Lello Russo (Pomigliano d’Arco)

A Pomigliano d’Arco, il sindaco socialista Lello Russo, a capo di una maggioranza di centrodestra, era già stato sindaco negli anni ’80 e senatore. Dal 2010, rieletto primo cittadino, ha rinunciato all’indennità di funzione che va ridistribuita in bilancio a seconda delle necessità. Nella consiliatura precedente anche i suoi assessori e il presidente del consiglio comunale avevano rinunciato, dal 2015  – dopo le nuove elezioni – soltanto lui ha continuato a farlo. «Posso contare sulla mia pensione da medico (ndr, primario oggi in pensione) e sull’indennità da senatore che ammonta a circa duemila euro- dice – ritengo che se un sindaco ha altre entrate, che gli consentono di vivere dignitosamente, può e deve mettersi al servizio della città in maniera gratuita».

 

Massimo Pelliccia, sindaco di Casalnuovo di Napoli

Massimo Pelliccia, eletto sindaco di Casalnuovo di Napoli nel 2015, con una coalizione che volle chiamare (forse non a caso) «Volontari del cambiamento» è un avvocato e continua ad esercitare la professione, scegliendo di fare il sindaco gratis. In un Comune di oltre cinquantamila abitanti che gli garantirebbe emolumenti cospicui (circa quattromila euro mensili). Quei soldi vanno in un fondo sociale per i più deboli, definito «per la lotta alla povertà». Nel solo 2016 sono serviti anche a patrocinare eventi benefici e natalizi, a pagare corsi sartoriali per disoccupati e sistemare il campo sportivo, per un ammontare di 44mila euro mai arrivati nelle sue tasche. Perché lo fa? «Ho scelto di regalare cinque anni della mia vita a Casalnuovo» – dice.

Carmine Sommese, sindaco di Saviano

Il Comune di Saviano ha poco meno di 16mila abitanti e Carmine Sommese, medico chirurgo all’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, ha iniziato a far politica nel 1987, è stato sindaco dal ’93 al 2004, poi rieletto nuovamente nel 2012 e ancora nel 2017 con la civica Insieme per Saviano. È un caso emblematico in fatto di rinuncia alle indennità perché ha chiesto di far lo stesso non solo ai suoi assessori o ai consiglieri di maggioranza, bensì anche ai consiglieri di opposizione i quali, dunque, non percepiscono i gettoni di presenza né per i consigli, né per le commissioni. Se si prova chiedergli come consideri la politica, se per lui sia mero volontariato, la risposta è di quelle illuminanti: «In casi estremi si deve scegliere – dice Sommese – quando ero sindaco negli anni ’90 le indennità le prendevo, ma all’epoca i trasferimenti da Stato e Regione consentivano politiche sociali floride per la comunità, ora è diverso. Certo, può consentirsi di rinunciare soltanto chi ha un lavoro». Oltre a un lavoro, Sommese ha anche un vitalizio da consigliere regionale (subentrò a Roberto Conte dopo la sospensione dovuta ad una condanna in primo grado e vi restò fino al suo ritorno nel parlamentino regionale).

Aurelio Russo, sindaco di Sant’Antimo

A Sant’Antimo, da giugno scorso, alla guida del comune c’è il medico Aurelio Russo (Pd). Aveva preso in campagna elettorale l’impegno di rinunciare allo stipendio da sindaco e l’ha mantenuto. Quelli che dovrebbero essere i suoi emolumenti confluiscono in una posta di bilancio, aperta al contributo di altri amministratori destinata a interventi in favore delle fasce più deboli. «Credo che potendo farlo è un segnale che non guasta: spero di essere contagioso – dice – non ho imposto la mia scelta ad altri perché alla solidarietà non ci si arriva per decreto, ma in questa città c’è bisogno di esempi, di ricostruire la fiducia tra cittadini e amministratori». Ogni anno, ha annunciato, sarà pubblicato il rendiconto delle singole iniziative finanziate con le sue indennità.

Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano

Ciro Buonajuto (Pd), avvocato e sindaco di Ercolano non lascia nel bilancio dell’ente le sue indennità ma le dirotta su borse di studio per giovani studenti che si siano distinti in elaborati sul tema «legalità», consegnate ogni anno dall’associazione «Antonio e Ciro Buonajuto» in memoria dello zio del primo cittadino, a sua volta sindaco di Ercolano, che morì vittima della camorra. Faceva lo stesso, il sindaco di Ercolano, anche con i gettoni di presenza da consigliere comunale, prima di essere eletto alla guida della città. La consegna delle borse di studio, ogni anno, a Villa Favorita, alla presenza di autorità e personaggi simbolo della lotta alla criminalità organizzata.

Franco Cerrotta, sindaco di Anacapri

Un bilancio al limite del dissesto è il motivo per cui, nel piccolo comune di Anacapri, il sindaco Franco Cerrotta, impiegato in pensione, non ha mai percepito un euro di indennità. Va avanti così da oltre vent’anni. Sindaco dal ’95 per due mandati, poi vicesindaco, ancora rieletto primo cittadino sempre sotto l’egida di liste civiche e con percentuali «bulgare» che sfiorano l’80 per cento, lascia tutto a disposizione dell’ente. «Ho la mia pensione da impiegato, ho scelto di servire i cittadini e, con le difficoltà di bilancio che ci ritroviamo, mi sembra giusto lasciare tutto in Comune».

Salvatore Rianna, assessore alle politiche sociali ad Ottaviano e consigliere comunale di opposizione a Somma Vesuviana

Salvatore Rianna è un dottore commercialista, docente di diritto ed economia alle superiori. Assessore alle politiche sociali e patrimonio, di nomina tecnica nella giunta del sindaco Luca Capasso a Ottaviano. Candidato sindaco di due civiche alle scorse amministrative di primavera nella sua città natale, Somma Vesuviana, dove oggi è consigliere comunale di opposizione. Per il suo impegno nella giunta di Ottaviano ha scelto di non percepire indennità: vi ha rinunciato fin da maggio scorso- ancor prima di iniziare la campagna elettorale a Somma Vesuviana –  continuando a lavorare in maniera gratuita e lasciando lo stipendio a disposizione dell’ente che ridistribuisce la somma in bilancio. «Per me va bene così – dice – preferisco sapere che si può fare qualcosa, anche di piccolo, per i cittadini».

Annamaria Chiariello, assessore alla comunicazione per il Comune di Ischia

A Ischia, dove nella giunta del sindaco Enzo Ferrandino, a capo di una coalizione di liste civiche di area centrosinistra, l’assessore «tecnico» alla comunicazione è la giornalista Annamaria Chiariello, si sta cercando una soluzione per indirizzare lo stipendio, al quale il volto del Tg5 ha deciso di rinunciare, proprio ad attività inerenti la mission della sua delega, sostenendo giovani dell’isola verde. «Qui ci sono tanti ragazzi del luogo, bravi e che potrebbero fare molto, ma sono purtroppo senza lavoro». La giunta si è insediata a luglio e per ora la Chiariello ha lasciato in bilancio i suoi emolumenti. «Non ho nemmeno fornito l’iban – spiega la giornalista– vorrei dare una mano a chi ha deciso di dedicarsi a promuovere l’isola, con iniziative nel campo della comunicazione e del marketing».

Aristide Rendina, sindaco di Striano
Lorenzo Balduccelli, sindaco di Massa Lubrense

In altre realtà, pur di dare un segnale positivo alla comunità, gli amministratori si autoriducono gli stipendi: accade a Striano dove il sindaco Aristide Rendina e i suoi assessori ne girano una parte al fondo per le politiche sociali, a Massa Lubrense con il primo cittadino Lorenzo Balduccelli e i suoi assessori che si sono ridotti lo stipendio del 20 per cento.

Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto

Le indennità del sindaco di Quarto, l’ex grillina Rosa Capuozzo, del suo vice Andrea Perotti, della presidente del consiglio comunale che del vicesindaco è sorella, e i gettoni di otto consiglieri comunali di maggioranza sono decurtate, per loro scelta, del dieci per cento. Non incassa emolumenti, per il suo ruolo, come i colleghi Rianna e Chiariello, l’assessore Licia Mocerino (Brusciano), così pure il capogruppo di opposizione in consiglio comunale a Massa di Somma, Salvatore Esposito.

Enzo Cuomo, sindaco di Portici

Caso a parte è quello del sindaco di Portici, Enzo Cuomo (Pd). Lui allo stipendio non rinuncia ma – dopo la querelle che lo ha visto finire al centro delle polemiche non appena eletto (dovette scegliere tra la carica di sindaco e quella di senatore e optò per la prima però, nel frattempo, maturava il vitalizio da parlamentare) – ha donato cinquemila euro agli istituti cittadini, mille per ognuno. Per ora di tasca propria, promettendo che una volta in pensione, le risorse previdenziali del Senato continueranno a sostenere gli studi di giovani concittadini. «Vorrei che prendessero esempio i parlamentari del territorio- dice Cuomo – come il senatore Sergio Puglia e l’onorevole Luisa Bossa».

 

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