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Inceneritore, ricorso ambientalista bocciato dal Tar. Il legale: giudici troppo discrezionali

L’avvocato Carmela Auriemma, che ha curato l’impugnativa per conto delle Donne del 29 agosto, spiega nel dettaglio le incongruenze della sentenza della magistratura amministrativa campana       

 L’altro giorno il Tribunale amministrativo regionale ha gelato gli ambientalisti di Acerra, che si attendevano un esito ben diverso dal ricorso presentato alcuni mesi fa contro il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale, autorizzazione rilasciata  dalla Regione e che ha consentito la prosecuzione delle attività dell’impianto brucia rifiuti. Gli ecologisti non credevano che la magistratura amministrativa campana avrebbe chiuso il forno in cui bruciano ogni anno 600mila tonnellate di immondizia ma almeno speravano che il Tar obbligasse l’A2a, la società lombarda che gestisce il termovalorizzatore, ad adottare tutte le misure necessarie a contenere al meglio quella che loro chiamano “la morte invisibile” di un’intera popolazione. E invece i giudici del Tar hanno bocciato il ricorso su tutta la linea. Respinto in toto: nessuna prescrizione, nisba.

Intanto sull’argomento interviene l’avvocato Carmela Auriemma, componente dell’osservatorio comunale ambientale indipendente e legale che ha curato per conto dell’associazione ambientalista Donne 29 Agosto il tentativo di mettere a nudo tutti i difetti dell’autorizzazione rilasciata dalla Regione.  “Le sentenze – spiega  l’avvocato Auriemma – vanno rispettare ma anche approfondite ed eventualmente contestate sotto un profilo strettamente giuridico. Ebbene, riteniamo che questa pronuncia sia lacunosa e non affronti il nucleo centrale delle doglianze e delle illegittimità sollevate in giudizio dai ricorrenti, vale a dire la carenza istruttoria che ha caratterizzato il procedimento amministrativo che si è concluso con il rilascio del provvedimento AIA impugnato”.

Auriemma spiega nel dettaglio le varie incongruenze dell’autorizzazione integrata. “Ci sono  omissioni – specifica il legale –  che hanno riguardato sia gli sforamenti delle centraline poste proprio a presidio dell’inceneritore, le quali hanno registrato superamenti contra legem per tutto l’anno 2014 e che a tutt’oggi continuano a sforare ! Criticità ambientali che sono state il presupposto per la concessione della misura cautelare da parte del TAR!  Preciso che sul punto sono stati depositate quasi 400 pagine di documenti. E poi:  c’è un’altra carenza istruttoria che si registra anche sotto il profilo dell’omessa analisi dello status delle matrici ambientali e delle ricadute, le cosiddette “fall up” degli inquinanti.Censure non analizzate e affrontate dai giudici del TAR”.

Critiche anche sulla questione della procedura legata strettamente alla valutazione d’impatto ambientale.  “Inoltre  spiega ancora Auriemma  – a nostro avviso  la pronuncia in esame non affronta tutta la problematica dell’inesistenza di una reale valutazione d’impatto ambientale a copertura dell’impianto, mentre liquida la problematica relativa alla violazione della prescrizione di bruciare solo ed unicamente CDR con una motivazione che risente di un approccio troppo formalistico”. Secondo la legale degli ambientalisti del territorio i giudici amministrativi avrebbero ecceduto nell’utilizzo del loro potere interpretativo. Insomma, troppa discrezionalità motivata da una sorta di giustificazionismo puramente accademico.   “La stessa discrezionalità amministrativa, più volte richiamata dai giudici a sostegno delle scelte della pubblica amministrazione – conclude l’avvocato – non può diventare uno strumento giuridico per creare una zona grigia dell’agire pubblico avulsa da qualsiasi controllo. Tutto ciò ci spinge, oggi più di ieri, ad andare avanti con fermezza e nuovo vigore, non indietreggiando neanche di un passo ma denunciando in ogni sede, giudiziaria e non, nazionale o sovranazionale, il grande inganno che è, sotto ogni punto di vista, economico, giudico e ambientale, l’inceneritore di Acerra”.

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