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In Regione la moratoria per le pale eoliche.

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Per le imprese del settore , un attacco  che mette a rischio 10 mila posti di lavoro.  Lo stop alle nuove installazioni  avviato dal M5S. Ritarda il novo piano energetico. 

Detto e fatto. Il Consiglio Regionale della Campania, impegnato nei provvedimenti collegati alla legge finanziaria, ha approvato ieri una moratoria di 180 giorni al rilascio di nuove autorizzazioni per impianti eolici sull’intero territorio campano. Tutto  scaturisce  da una iniziativa del M5S, che ha avuto l’adesione anche della GiuntaDopo le proteste delle Associazioni delle aziende delle  rinnovabili, è arrivata netta anche la censura dell’ Anev, l’organizzazione che riunisce le imprese dell’eolico. E’ in assoluto la più colpita. Il mediano.it nelle settimane scorse ha documentato come lo stop all’eolico stia provocando resistenze e discussioni che imbarazzano anche la Giunta De Luca. L’iniziativa dei cinquestelle coincide , infatti, con l’avvio dell’elaborazione del nuovo Piano energetico regionale e l’inserimento della Campania in un programma di investimenti per nuove strutture alimentate da fonti non inquinanti.Il Presidente della Regione Vincenzo De Luca ha apprezzato l’iniziativa grillina votando i provvedimenti in Consiglio. Si dice che sottovoce abbia chiesto ai grillini di non calcare troppo la mano. Ora, il piano di investimenti per la Campania è pluriennale e vede impegnati i colossi della produzione energetica. Che ne sarà alla fine dell’iniziativa dell’On. Viglione (proponente M5S ) ? Si deve dubitare che la moratoria  non sarà compatibile con una strategia che dovrà  integrare energie fossili e rinnovabili a salvaguardia dell’ambiente e dei consumi di cittadini ed imprese . Nei 180 giorni che si fa? Si  bruciano  i progetti e le richieste di autorizzazioni, salvo poi scommettere sull’eolico per i  futuri fabbisogni ? E le indicazioni nazionali per maggiore spazio alle rinnovabili ? In altre Regioni il problema ha trovato soluzioni condivise, oltre che ben ponderate. Per non dire di altri Paesi, dove tutela del paesaggio, infrastrutture di energie e fabbisogni sono stati condensati in protocolli che tutti rispettano.Gli esponenti cinquestelle si dichiarano disposti a dialogare con le aziende, preoccupati della tutela del territorio e delle tradizioni locali. Ma così non appare.Il dialogo è respinto e  l’Anev senza giri di parole, dice che la moratoria  campana  mette a rischio 10 mila posti di lavoro. Tanto saranno gli occupati nel settore entro il 2020, con le nuove autorizzazioni. La politica è accusata di demagogia e di vecchi pregiudizi. Le aziende vedono un ulteriore attacco da parte nei confronti del loro settore , soprattutto ” a fronte delle numerose segnalazioni sull’illegittimità di simili provvedimenti già sancita per analoghe sciagurate iniziative in altre Regioni “. L’eolico, spiegano, soffre già di altri ostacoli e ritardi normativi, per cui non rimane che la strada dei ricorsi. Qui – per ora-  non si intravedono fenomeni speculativi o di truffe comunitarie, come purtroppo avvenuto in Sicilia. La politica sbanda , anche se è alla sua capacità negoziale che occorre  guardare . Il generale impegno per rimettere a posto un ambiente devastato da mille mani e decenni di incuria dovrebbe chiudere in fretta queste discussioni. Concepire un nuovo Piano energetico-ambientale che integri tutte le fonti  di produzione  con norme e regole rispettose dei territori. A maggior ragione – come abbiamo scritto ieri – che l’Europa  su questi temi, ormai delude ***

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