Ci sono scelte che nascono dal disagio e poi diventano entusiasmo. Vincenzo Vernucci lo dice senza giri di parole: la pandemia l’ha messo davanti a un bivio. Poteva aspettare che le cose tornassero come prima, oppure decidere che “come prima” non bastava più. Ha scelto la seconda.
“Ho sentito il bisogno di affrontare un cambiamento lavorativo”, racconta. Niente di romantico, niente di calcolato. Una spinta, e la necessità di darle una direzione. È in quel momento che è entrato in contatto con il mondo degli ITS. “A dirla tutta, non sapevo neanche della loro esistenza”.
È un dettaglio che torna spesso nelle storie di chi ha attraversato ITS ACADEMY TEC MOS: l’accademia di Maddaloni, specializzata nella mobilità ferroviaria e sostenibile, viene scoperta per caso, o quasi. Un passaparola, un post sui social, una ricerca estemporanea. Poi, però, rimane.
Per Vernucci l’aggancio decisivo è stato la possibilità di coniugare passione e lavoro: due cose che nel mondo della mobilità su ferro, fatto di tecnologie in continua evoluzione, non sempre camminano insieme per chi arriva dall’esterno del settore. Il percorso ITS gli ha offerto quella combinazione: teoria ancorata alla pratica, quasi duemila ore di formazione concreta.
La parte che ricorda con più nitidezza è lo stage. “È la parte più bella e più divertente”, dice, e si sente che non è una risposta di circostanza. È durante lo stage che le aziende smettono di essere nomi su un documento e diventano ambienti reali, con colleghi veri e tecnologie che, per chi viene da fuori, sembrano quasi fantascienza. “Ho scoperto tecnologie che per chi non lavora nel settore sono quasi inimmaginabili”.
Oggi Vincenzo Vernucci lavora in EAV come Operatore Qualificato per la manutenzione delle infrastrutture ferroviarie. Il posto non è arrivato per caso: l’ITS lo ha indirizzato, dopo lo stage, a partecipare a un concorso per personale specializzato. Ha partecipato, ha passato, ha firmato.
La domanda su cosa gli abbia dato TEC MOS rispetto a un percorso universitario la risponde in modo preciso: “Mi ha permesso di fare circa 2000 ore di pratica, rafforzando la teoria”. Non è un giudizio contro l’università, è una descrizione di un metodo diverso, in cui il fare precede e consolida il sapere.
A un ragazzo che stesse ancora valutando, Vernucci dice di valutare seriamente il percorso ITS. “È una valida alternativa. Permette di mettersi in stretto rapporto con aziende leader dei vari settori. A me e a tanti altri ha cambiato vita”.
Cambiato vita. Due parole che, in questa rubrica, tornano con una frequenza che non può essere casuale.
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