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La vittoria dell’ “impresentabile”. La smemoratezza dei suoi avversari. Le ragioni della vittoria dell’on. Caldoro a Ottaviano: certezze e ipotesi. Che cos’è la “terzietà” di un presidente di consiglio comunale.

Alfred Jarry inventò la patafisica come parodia della metafisica, come scienza delle “soluzioni immaginarie”: un gioco, insomma. Ma la storia del ‘900, il relativismo, lo sgretolarsi delle ideologie e lo scarrupo di ogni certezza hanno fatto sì che la patafisica diventasse una disciplina seria, in nome di due principi: non c’è follia tanto assurda che non possa tingersi di verità e di realtà, e non c’è regola che non preveda un corteo di eccezioni. Il padre di questa stagione “seria” della patafisica fu André Blavier, belga di Verviers. Considerando che Alfred Jarry nacque a Laval, e che a Laval era nato, 29 anni prima, Rousseau detto il Doganiere, il dio dello stile pittorico naif, sono indotto a credere che certi luoghi predispongano gli umori e i cervelli degli abitanti a sentire e a pensare in modo patafisico. Blavier morì nel giugno del 2001 e il 26 luglio Umberto Eco, entusiasta cultore di patafisica, gli dedicò sull’ “Espresso” una “bustina di Minerva”, intitolata “ Lo scopritore dei folli” . “ I folli della letteratura” è il capolavoro del Blavier, un catalogo di “profeti, visionari, quadratori del cerchio”, e di 1500 opere scritte da “pazzi letterari”. Sono elencati in questo mirabile libro i nomi degli inventori di macchine per il moto perpetuo, dell’igienista che descrisse gli effetti salutari della marcia all’indietro, del sociologo che proponeva un metodo per “utilizzare socialmente” gli assassini, di un certo Madron, autore di ponderosi volumi sulla teologia dei treni, e di Fèlix Passon che nel 1829 pubblicò “La dimostrazione dell’immobilità della terra”.
Che Napoli e il Vesuviano siano “luoghi di culto” dell’universo patafisico, è verità che non ha bisogno di dimostrazione. Che le ultime elezioni regionali in Campania siano state un festival della patafisica, credo che non sia solo una polemica opinione. C’è un vincitore classificato come “impresentabile”, due giorni prima del voto, dalla commissione parlamentare antimafia di cui è presidente una collega di partito dell’”impresentabile”. C’è la coalizione del vincitore: per chi è riuscito a metterla insieme la quadratura del cerchio è una bazzecola. Ci sono gli sconfitti – i politici e gli elettori – che per un paio di giorni hanno bersagliato, con scrosci di frecce, l’”impresentabile” vincitore: da certi pulpiti venivano giù prediche incredibili, dei veri e propri capolavori patafisici. Ho sospettato, a un certo punto, che migliaia di persone avessero bevuto decotti di erba della dimenticanza: solo così si può spiegare il fatto che non ricordavano più quanto fossero “presentabili” certi personaggi inseriti nelle liste per cui essi hanno votato in questi anni, fino ad oggi. A proposito di erbe della dimenticanza: ho letto che nel Giuglianese i voti sono stati comprati con stecche di sigarette, sigarette di contrabbando: che trama di complotti e di misteri tirerebbe fuori da questa notizia un cervello patafisico !
Lo sgangherarsi dei partiti e il mischiarsi delle carte non consentono un’analisi seria del voto. A Ottaviano ha vinto l’on. Caldoro, ed è stata confermata la tendenza degli elettori della Campania Felice e del Vesuviano. A Ottaviano è probabile che la netta vittoria dell’on. Caldoro sia stata favorita anche dalla concreta e risolutiva attenzione che – così sento dire in giro – la sua Amministrazione avrebbe dedicato ai problemi della città: via C.O. Augusto, la disoccupazione devastante, l’esodo dei giovani, la viabilità, i progetti culturali, e infine, e soprattutto, il sostegno offerto ai primi incerti passi dell’economia turistica. Ho avuto la fortuna di ascoltare il discorso, in verità assai complesso, che, qualche giorno prima del voto, in un convegno sul turismo, è stato pronunziato dall’assessore regionale al ramo. Il quale, la domenica, ha trovato nelle urne di Ottaviano un centinaio di voti: chi sa se è rimasto soddisfatto . Durante quel convegno il prof. Ugo Leone, che da un decennio presiede l’ Ente Parco Nazionale del Vesuvio, ha proposto, a chi parlava di turismo religioso, di costruire anche sul Vesuvio e nel Vesuviano un modello che si ispirasse al “ Cammino” di Santiago di Compostela. Considerata la statura culturale del presidente, non mi permetto di pensare che celiasse. E dunque quella sua proposta merita una risposta.
Dicevamo dell’on. Caldoro. Il sindaco avv. Capasso l’aveva previsto: “ l’ Amministrazione Caldoro ha ottenuto ottimi risultati e sono certo che sarà premiata dagli elettori”. A Ottaviano è andata proprio così. Ma gli elettori campani sono stati, in maggioranza, degli ingrati. O non hanno ricevuto dall’on. Caldoro la stessa attenzione di cui ha goduto la nostra città. Anche un cospicuo numero di Ottajanesi ha votato per l’on. De Luca: spero che gli storici locali non tirino fuori una vecchia storia, e cioè che da secoli gli Ottajanesi sono fortemente attratti dagli “impresentabili”. Invece di rimestare chiacchiere, gli storici ottajanesi dovrebbero darsi una regolata, dovrebbero incominciare a scrivere in lingua italiana e costruire periodi chiari e lineari. La critica non ne può più, di anomalie e di ipotassi.
Mi dicono alcuni politologi che l’on. Caldoro ha vinto a Ottaviano soprattutto per merito del sindaco avv. Capasso, che è caldoriano e gode del favore popolare per il suo modo di essere sindaco, per i provvedimenti adottati, per alcuni primati. I primati dell’ Amministrazione Capasso tenterò di elencarli anche io, a ottobre, deis iuvantibus: a ottobre sarà possibile registrare i dati dell’estate e quelli, freschi, di settembre.
Qualche giorno fa, mi giunge, per caso, la notizia che il presidente del consiglio comunale di Ottaviano ha presieduto un seggio elettorale. E’ una balla, mi dico. Esprimo questa mia certezza in un commento su fb. Mi rispondono che la notizia è vera: il presidente ha presieduto. Un signore mi spiega educatamente che la legge non lo impedisce – e fin qua ci ero arrivato, a fatica, ma ci ero arrivato – e che quella presidenza di seggio è una prova ulteriore della “terzietà” del presidente del consiglio comunale. Ma questo mi era già noto: lo so dal primo momento che il presidente del consiglio comunale è un garante neutrale e imparziale. Che è “terzo”: ma temo che l’aggettivo non piaccia al prof. Simonetti, perché pochi conoscono l’alto significato giuridico del termine. Uno sente dire “ il prof. Simonetti è terzo”, e interpreta la proposizione nel modo più banale. Dunque, il presidente del consiglio comunale ha presieduto un seggio elettorale. Credo che anche questo sia un primato. E non di poco conto. Credo che sia un significativo conforto per le nostre speranze.

LA CITTA’ INVOLONTARIA