ACERRA – «Non è stato un tentativo di rapina, ma un’esecuzione». È questa l’unica certezza nelle mani degli investigatori colombiani dopo l’omicidio di Clemente Marzullo, 47 anni, imprenditore originario di Acerra, freddato martedì sera a Cali, dove viveva da oltre un decennio.
Marzullo stava rientrando nella sua abitazione quando due uomini, arrivati a bordo di una moto, sono scesi rapidamente e lo hanno raggiunto a piedi esplodendo diversi colpi di pistola. L’imprenditore è morto all’istante. La dinamica, precisa e fulminea, non lascia dubbi: chi ha premuto il grilletto sapeva esattamente chi colpire e come farlo.
Il consolato italiano ha immediatamente informato la Farnesina, che a sua volta ha contattato i familiari tra Acerra e Napoli. La sorella della vittima, sconvolta, si è poi recata dai carabinieri per formalizzare una denuncia.
Marzullo non aveva precedenti penali e da anni gestiva un’attività di compravendita nell’ambito immobiliare. Viveva con una compagna colombiana e si era perfettamente integrato nel tessuto sociale di Cali. Ma la città, oggi, è tutt’altro che sicura: quasi sei omicidi al giorno nel 2024, un trend in crescita che ha spinto perfino l’arcivescovo locale a lanciare un appello pubblico: «Stiamo tornando indietro di decenni».
Cali, simbolo del narcotraffico negli anni ’80 e ’90 insieme a Medellín, è di nuovo al centro di una violenza crescente: autobombe, attacchi armati, scontri tra gruppi criminali.
E gli stranieri sono sempre più esposti. Con la morte di Marzullo, salgono a tre gli italiani uccisi nel Paese dall’inizio dell’anno. Un bilancio inquietante che riaccende i riflettori sul rischio altissimo per chi vive o viaggia in alcune zone della Colombia.
Le indagini, ora passate anche alla procura di Roma, dovranno chiarire chi ha ordinato l’agguato e quale sia il movente dietro un’esecuzione tanto precisa quanto brutale.


