Come sempre, i mass-media amplificano e manipolano, a proprio piacimento e profitto giornalistico, le notizie e i temi più scottanti del vivere sociale.
Oggi bisogna stare molto attenti. Cercare di capire chi sta dietro a tutto, a quale lobby appartiene e, soprattutto, a quale fine tende. E questo vale anche per la Chiesa. Devo dire che anche noi uomini di Chiesa dobbiamo fare il “nostra culpa”.
Se parlassimo di meno sui giornali e andassimo di meno in televisione (o sui social network) e “lavorassimo” di più per il Regno nel silenzio e nel nascondimento, forse sarebbe meglio per tutti. E faremmo certamente un buon servizio al buon Dio.
Domenica scorsa sono ripresi i lavori del Sinodo per la famiglia. Quante polemiche, quanti articoli, quante contrapposizioni, vere, false o, inventate. E, finalmente, anche il Papa ha fatto chiarezza con la catechesi di mercoledì scorso. Nel suo intervento Francesco ha detto che “il Sinodo è chiamato ad interpretare, per l’oggi, questa sollecitudine e questa cura della Chiesa. Accompagniamo tutto il percorso sinodale anzitutto con la nostra preghiera e la nostra attenzione. E in questo periodo le catechesi saranno riflessioni ispirate da alcuni aspetti del rapporto – che possiamo ben dire indissolubile! – tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità cristiana”. E, ancora, ha detto: “Oggi c’è bisogno ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare. La famiglia apre per l’intera società una prospettiva umana”.
Ecco perché la famiglia apre per l’intera società una prospettiva ben più umana: apre gli occhi dei figli sulla vita – e non solo lo sguardo, ma anche tutti gli altri sensi – rappresentando una visione del rapporto umano edificato sulla libera alleanza d’amore. La famiglia introduce al bisogno dei legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto; incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili; insegna ad onorare la parola data, il rispetto delle singole persone, la condivisione dei limiti personali e altrui. E tutti siamo consapevoli della insostituibilità dell’attenzione famigliare per i membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati nelle condotte della loro vita. Nella società, chi pratica questi atteggiamenti, li ha assimilati dallo spirito famigliare, non certo dalla competizione e dal desiderio di autorealizzazione. Politica non dà alla famiglia adeguato riconoscimento.
Ebbene, pur sapendo tutto questo, non si dà alla famiglia il dovuto peso – e riconoscimento, e sostegno – nell’organizzazione politica ed economica della società contemporanea. Vorrei dire di più: la famiglia non solo non ha riconoscimento adeguato, ma non genera più apprendimento! A volte verrebbe da dire che, con tutta la sua scienza, e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile. Non solo l’organizzazione della vita comune si incaglia sempre più in una burocrazia del tutto estranea ai legami umani fondamentali, ma, addirittura, il costume sociale e politico mostra spesso segni di degrado – aggressività, volgarità, disprezzo… –, che stanno ben al di sotto della soglia di un’educazione famigliare anche minima. In tale congiuntura, gli estremi opposti di questo abbrutimento dei rapporti – cioè l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale – si congiungono e si alimentano a vicenda. Questo, vero, è un paradosso.
Lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa”.
A me pare che i Padri sinodali soprattutto su questo debbano riflettere e farci riflettere.
(Fonte foto: rete internet)
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